Il caso Vanessa Russo: l’omicida al mare e i genitori nella disperazione

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Sono passati nove anni da quando, sulla banchina della metro di Roma, Vanessa Russo veniva uccisa a soli 22 anni. A colpirla, con la punta di un ombrello che le trapassò l’occhio ed arrivò al cranio, fu Doina Matei, allora ventenne. Una stupida lite si era trasformata in tragedia. Alla giovane rumena furono dati 16 anni di carcere, provocando lo sconforto dei genitori di Vanessa, che speravano nell’ergastolo.
Oggi, si è tornato a parlare dell’omicidio perché un nuovo grido di dolore e rabbia è stato lanciato dai coniugi Russo. Pensavano di aver già sofferto a sufficienza, ma la ferita – mai chiusa – è tornata a bruciare, quando casualmente su Facebook sono incappati nel profilo di Doina. Una foto la ritraeva sorridente, al mare in costume. Ma come? Non era in carcere?
In stato di semilibertà dopo soli 9 anni, la Matei è tornata alla sua vecchia vita, apparentemente con la coscienza pulita, tanto da non farsi problemi a mostrare la propria gioia ritrovata agli utenti del social network.
Come altro avrebbero potuto reagire i genitori di Vanessa, se non urlando al mondo che quanto stavano vedendo non era giusto? Un dolore mai sopito, una vita spezzata per un niente, a confronto con una ragazza che oggi, a 29 anni, ancora tutto può fare ed avere. Si è anche saputo che ha trovato un lavoro: quindi, la ricostruzione della propria dimensione è già a buon punto.
“Mia figlia è nella tomba, chi l’ha uccisa se ne sta al mare”: come biasimare la rabbia? Nessuno riporterà indietro Vanessa, almeno sarebbe giusto farla riposare in pace.

di Angelica Basile

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