Strage di Orlando, sms alla madre: sto per morire, ti voglio bene

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Eddie Justice era nel club quando Mateen ha iniziato a sparare. Angoscianti gli sms che il figlio invia alla madre prima che il killer lo trovi e lo uccida. Lunedi 12 giugno 2016, la strage di Orlando minuto per minuto nei tragici sms tra una madre e il figlio nell’inferno del club Pulse, dove Omar Mateen stava ammazzando 50 ragazzi per la sua follia omofoba. Il Pulse è il locale gay più frequentato dello stato e lì che Omar ha scatenato il suo odio, dopo aver detto di essere dell’Isis.

Ore di ansia per tutti i genitori, ma per la mamma di Eddie Justice è stata una tortura: l’uccisione del figlio in diretta telefonica. Momenti drammatici e terribili che nessuna mamma al mondo vorrebbe mai vivere. Alle 2.06 Eddie invia il primo sms:” Mamma ti voglio bene” un messaggio come tanti altri che un ragazzo scrive alla madre. Ma la mattanza è già iniziata dentro il locale e Eddie prosegue “ Nel club stanno sparando.”

Un minuto lunghissimo poi di nuovo alle 2.07, un altro sms agghiacciante “nascosto nel bagno” mamma mina gli chiede in quale club si trovi, “Pulse” digita Eddie. Ma i passi pesanti di Omar si avvicinano al bagno e si sentono i colpi del fucile mitragliatore. Gli sms tra Eddie e sua madre diventano convulsi, il dramma sta per compiersi, il pavimento è rosso di sangue, nessuno può fuggire e la mattanza non ha fine.

“Mamma chiama la polizia” implora Eddie alle 2.08 e gela la madre “sto per morire” lei lo rassicura, cerca di fargli coraggio, sente suo figlio tremare e non può abbracciarlo. Percepisce il dramma di suo figlio e vorrebbe stringerlo forte a se come ha sempre fatto quando tornava a casa piangendo. Un ragazzo dolce, Eddie, diverso nella sua meravigliosa normalità. Suo figlio, il suo ragazzo adorato già da quando era nel ventre e già da allora lo sentiva respirare in armonia con le foglie e con il vento. Eddie che quando è nato le stelle erano più luminose e la luna aveva i colori del tramonto.

“Chiamali mamma” sono le 2.39. “Lui sta arrivando, sto per morire.” La polizia è stata avvisata, è già sul luogo, Eddie alle 2.46 è ancora vivo perché nascosto nel bagno delle donne, nella speranza che la polizia entri prima che lo trovi il killer Omar Mateen, il boia che odia i gay e uccide per omofobia e non per questioni religiose come rivendica prima del folle gesto.

Eddie sente che non c’è più tempo e scrive ancora alla madre “ci ha preso” sono le 2.46 “la polizia deve venirci a salvare” la mamma intanto era giunta davanti al Pulse, il locale dove qualcuno era riuscito ad uscire benchè ferito, alla fine della tragedia si conteranno 50 morti e 53 feriti. Cerca di rassicurare il suo Eddie, si sforza di non piangere, vuole che suo figlio si calmi, ma sente tutta la sua angoscia e percepisce quanto si sente solo, chiuso dentro un bagno da quasi una lunga e interminabile ora.

Un tempo infinito, il tempo che lo separa dalla morte. Il tempo della non vita, in cui si è già morti anche se il cuore batte ancora con un ritmo forsennato. Il ritmo dell’angoscia condiviso con sua madre, l’unica che lo sempre protetto e rassicurato. L’unica che lo ha sempre accolto a braccia aperte e ora è lì, a pochi metri da lui ma non può correre ad abbracciarlo. Sente che sta per morire, sua madre sente che sta per morire.

Il battito del cuore si sincronizza con il battito di sua madre, in una disperata sincronia che gli da forza avvicinandolo alla morte. Una morte assurda, violenta, ingiusta, che nasce dall’odio di un uomo verso l’umanità. L’odio di Omar, il killer omofobo che  odia principalmente se stesso.

La mamma con un altro sms “ok stanno arrivando, la polizia è dentro, fammi sapere quando vedi la polizia” sono le 2.49 Eddie risponde alla madre “ sbrigatevi, lui è nel bagno con noi. Nel bagno delle donne” precisa disperato. Poi il silenzio. Eddie non scrive più.

di Claudio Caldarelli

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