L’Europa scelga o sarà caos globale

LucaCosa sta succedendo? Mentre scriviamo, si moltiplicano le notizie a formare un quadro di insieme difficile interpretare e comporre.

Non è ancora stato rimosso il camion bianco lanciato dal franco-tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel  sulla Promenade des Anglais; non è ancora finita la drammatica conta dell’attentato di Nizza con un bilancio, provvisorio, di 84 morti – 10 dei quali bambini – ed oltre 200 feriti; non sappiamo ancora esattamente quanti italiani figurano tra le vittime di questo terzo attentato terroristico in Francia nel corso di un anno. E, intanto, i media ci informano di un ‘colpo di Stato’ in atto in Turchia.

I militari hanno preso il controllo del paese, con tank e carrarmati nelle strade di Istanbul ed Ankara. Caccia militari sorvolano la capitale e la TV di Stato è stata occupata. In fuga, forse, verso la Germania , il presidente turco Erdogan con un video dal cellulare ha invitato la cittadinanza a ‘resistere’ e a ribellarsi al golpe dei militari.

Nel corso della sua storia la Turchia ha già conosciuto il potere dei militari, a cominciare dall’ascesa al potere nel 1922 del ‘padre della patria Kemal Ataturk, nel tentativo di arginare l’ascesa di governi islamisti,.

Quali legami possiamo individuare tra le due vicende? Intanto, Francia e Turchia – confini orientali e occidentali di un’Europa ormai entrata in uno dei periodi più difficili della sua storia – sono legati dal patto Atlantico della Nato che li vede combattere contro il terrorismo islamico. Ma sono anche i due paesi europei che hanno pagato il prezzo più alto in termini di attentati.

Un terzo legame passa proprio dalle politiche del Governo turco di Erdogan, di sfruttare la permeabilità dei suoi confini: la Turchia ha la responsabilità storica e politica di aver concesso – senza esercitare un serio contrasto – il passaggio e il rientro dei foreing fighters, responsabili adesso degli attentati al cuore dell’Europa.

L’attacco terroristico di Nizza – solo l’ultimo di decine di attacchi che hanno colpito in questi mesi le principali capitali del mondo, dal Belgio al Bangladesh – e il golpe in Turchia, devono essere messi in rapporto proprio con la lotta internazionale al terrore.

Sono i giorni dell’assedio a due capisaldi dello Stato Islamico: Aleppo e Musul prossime ad essere prese dai militari curdi e dall’esercito iracheno.

E, allora, lo scenario che possiamo ipotizzare è una accelerazione – dagli esiti davvero imprevedibili – di tutte le forze in campo. Da un lato il Califfato, sconfitto sul campo militare, ha lanciato l’invito al jihad internazionale per colpire con ogni mezzo i ‘crociati’ e fiaccare lo spirito dell’Occidente; dall’altro le forze antislamiste turche che, preoccupate dalla prossima vittoria delle forze curde e filo siriane, hanno deciso di prendere in mano le redini della partita.

L’Europa – o il mondo – rischia di precipitare nel caos di scelte dettate dal più bieco opportunismo che tenta gli attori di questa partita internazionale di garantirsi le ‘posizioni’ e le rendite migliori.

Un’Europa che, del resto, ha stabilito accordi proprio con la Turchia filoislamista di Erdogan pagando miliardi di euro per bloccare i flussi di migranti mentre si schiera con la coalizione anti ISIS nella guerra in Siria, non può più permettersi tanto opportunismo.

La sensazione è che ormai un parte delle Forze delle coalizioni internazionali – pensiamo alla Russia e all’Iran – ma da oggi anche i militari Turchi considerino che il Califfato di Abu Bakr al-Bagdhadi, il governo turco islamista di Erdogan e il regime siriano sciita di Assad, debbano essere ‘spazzati via’ contemporaneamente, senza più alcun distinguo di posizioni.

Lo scenario coinvolge ormai un nuovo assetto e nuovi equilibri tra Asia e Europa. Non è un caso se persino gli Usa – un anno fa – abbiano sottoscritto accordi con i vertici politici iraniani. Non c’è più tempo i Governi e le Cancellerie europee dovranno decidere da che parte stare.

Per gli Stati del vecchio continente è giunta l’ora di fare una scelta chiara e netta: una scelta che spazzi via ogni ambiguità ed ogni rapporto non solo con il nemico numero uno – il Califfato dell’Isis – ma anche con i suoi ‘amici’ e ambigui governi simpatizzanti.

di Luca De Risi

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