Doping a Rio2016: l’Olimpiade dell’onestà

Giusy

Al quarto giorno di Olimpiade, come un fulmine a ciel sereno arriva la sentenza del Tas sul caso di doping probabilmente tra i più eclatanti della storia dello sport: Alex Schwazer non marcerà ai Giochi di Rio del 2016 e può praticamente considerare la sua carriera conclusa, a causa della squalifica per la positività al testosterone prolungata per altri otto anni. L’atleta, che aveva raggiunto il Brasile con la delegazione italiana, sperava in un verdetto positivo. La squalifica arriva invece proprio qualche giorno prima della gara dei 20 km di marcia in cui Schwazer avrebbe “rischiato” di raggiungere il podio: prima di un’imbarazzante squalifica a ridosso di una medaglia poco pulita, la sentenza pone di fatto fine ad una carriera già compromessa ai tempi dei Giochi di Londra del 2012.

La delusione dell’atleta italiano è però parallela a quella di tanti atleti, anche fra i nostri, delusi e arrabbiati proprio perché costretti a gareggiare con colleghi “non puliti”: è così che scoppiano le polemiche soprattutto tra gli atleti che gareggiano in vasca. Le Olimpiadi di Rio hanno visto la recente riabilitazione alle gare per la squadra dei nuotatori russi per la 4×100 e la nuotatrice Yulia Efimova, che ha conquistato la semifinale. Un impietoso pubblico ha accompagnato i risultati degli atleti, accolti con pochi applausi e molti fischi, ma sono stavolta i nuotatori delle altre nazioni ad esprimersi senza mezzi termini. Da Micheal Phelps, convinto di non aver mai gareggiato contro atleti del tutto puliti, a Lilly King che si è mostrata esplicitamente contraria alla riammissione della Efimova, fino ai nostri atleti, convinti che avrebbero raggiunto risultati migliori nelle batterie senza i russi in gara. A chi chiede fair play e rispetto tra gli atleti, i campioni onesti ribattono che è invece giusto mostrare il proprio dissenso. Gareggiare contro atleti che giocano sporco è la vera mancanza di rispetto: e Rio 2016 sta diventando sempre più l’Olimpiade in cui la prima gara da vincere è quella dell’onestà.

di Giusy Patera

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