Izo – Takashi Miike

Marco Camillieri

Pellicola difficilissima da giudicare, non solo per i critici professionisti. Izo, più che un film, è una performance artistica proiettata su schermo, qualcosa di elaborato e contorto che necessita di interpretazione ed attenzione. Izo è parole in libertà, filosofia, poesia tanatologica e didascalica con un sottofondo di violenza primitiva ed incontaminata; non occorre giustificarla, non occorre capirne il senso perché si manifesta subito come furia devastante e puro male. Se vogliamo giudicare il “film” dobbiamo necessariamente scegliere un’interpretazione ma in tal modo privarci delle altre e questo non ha senso perché implicherebbe una valutazione di merito, qualunque essa sia. Izo non va giudicato, va visto e basta, senza poi cercare di capire il perché ed il percome. Personalmente ho completato la visione senza avere la più pallida idea dello spettacolo a cui avevo assistito. Sicuramente un’opera grandiosa, definitiva ed incompleta allo stesso tempo; impossibile da etichettare e descrivere.
Per contestualizzarlo meglio, è utile cercare di vedere, prima, il film Hitochiri del 1969 che racconta la leggenda di Izo, ronin assassino e sanguinario, la cui storia continua proprio nella pellicola di Takeshi Miike ma questo servirà a capire la trama, non il significato.
Con Izo farete un tuffo nella tradizione nipponica, nel loro modo di concepire il cinema e la vita, affrontando un viaggio che, in qualche modo, sarà senza ritorno. Una parte di voi stessi resterà dentro questa pellicola, irrisolta.

di Marco Camillieri

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