Rovistaggio per mangiare e spreco alimentare. Quale lotta contro entrambi?

Secondo il rapporto Eurispes 2017 sull’Italia, il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese. Un’immagine sempre più comune rivela il dramma di chi, tra quel 48,3%, proprio non ce la fa e, per mangiare, rinuncia alla dignità. Nelle grandi città e nei piccoli centri, donne e uomini, soprattutto anziani la cui pensione non basta, rovistano tra l’invenduto di mercati e supermercati e nei cassonetti dell’indifferenziata alla ricerca di frutta, verdura e altri alimenti ancora consumabili.

Ma quanto cibo viene buttato?
Secondo la Commissione UE per l’Ambiente i Paesi europei sprecano collettivamente il 20% della produzione alimentare annuale, equivalente a circa 88 tonnellate. Lo spreco alimentare riguarda, in percentuali diverse, la trasformazione industriale, la distribuzione, la ristorazione e l’uso domestico.
E’ qui che entrano in gioco le diverse politiche che affrontano il problema. In Francia da febbraio 2016 è illegale gettare l’invenduto alimentare. Bisogna donarlo perché venga consumato da chi ne ha bisogno, utilizzarlo come mangime per gli animali o come compost per l’agricoltura o valorizzazione energetica. In Italia invece, se fino ad agosto 2016 donare l’invenduto era un incubo burocratico, da quella data è diventato più semplice, ma ancora non obbligatorio. Donare l’invenduto non è una pratica largamente diffusa e amata dalla distribuzione, né in Francia né in Italia. In entrambi i Paesi infatti si sono registrati casi di personale che ha cosparso l’invenduto alimentare di candeggina per renderlo irrecuperabile. E’ stato proprio sull’onda dell’indignazione per la crescente frequenza di questi accadimenti che la Francia ha approvato all’unanimità la legge sull’invenduto del 2016.

E per quanto riguarda chi rovista tra ciò che non viene distribuito nei circuiti della solidarietà?
L’accattonaggio per necessità non è un problema esclusivamente italiano ed è anzi oggetto di discussione politica anche in altri Paesi europei. Nel momento in cui vengono gettati tra i rifiuti, gli alimenti infatti diventano spazzatura. In Francia gli oggetti nella poubelle (spazzatura) sono considerati a pieno diritto res derelictae, ovvero oggetti abbandonati, di cui chiunque può entrare in possesso. Di conseguenza, rovistare nella spazzatura ed appropriarsi di ciò che è utilizzabile non è vietato.
Invece a Roma da marzo 2017 una modifica del regolamento comunale stabilisce sanzioni per chi sia trovato a rovistare tra i rifiuti. Un simile provvedimento era già stato proposto, e bocciato, a Roma nel 2008 da Alemanno ed era entrato in vigore a Napoli nel 2014, con scarso successo. E con quali soldi pagherà l’ammenda il multato che rovista, verrebbe poi da chiedere? Indipendentemente da ciò, chi rovista a Roma adesso viene multato. Perché la spazzatura è proprietà del Comune. Un paradosso, che ciò che la società considera un rifiuto, tanto da dover essere smaltito o riciclato per limitare il danno inflitto all’ambiente, non possa essere acquisito da un individuo che lo consideri un bene da cui trarre valore. Il provvedimento romano si configura quindi come una lotta al decoro, più che alla povertà, e che punisce i più poveri e basta, invece di sanzionare coloro che abbandonano i propri rifiuti in strada e chi, rovistando per necessità, getta però i rifiuti sul suolo pubblico.

di Giulia Montefiore

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