Coco Chanel profuma di Nazismo: era una spia tedesca

Ebbene si, l’icona dell’eleganza, la maestra di moda indiscussa, la donna che ha dato il nome al profumo per eccellenza, ha teso stretti rapporti con i più alti ranghi nazisti. O almeno così sembrerebbe.

In “Sleeping with the enemy, Coco Chanel’s secret war” (2011) lo scrittore americano Hal Vaughan sostiene che la stilista francese sia stata una spia al servizio dei nazisti. Analizzando archivi francesi, tedeschi, inglesi e americani si presume che il rapporto con le forze del Reich sia iniziato nel 1940: all’età di 57 anni, Coco entrò a far parte dell’Abwehr, i servizi segreti nazisti. Rispondeva alla matricola F-7124 e al nome in codice “Westminster”, nato dalla relazione che la donna ha avuto con l’omonimo Duca. La Chanel avrebbe condotto missioni in Marocco e in Spagna: nel 1943 fu spedita a Madrid, in virtù della sua amicizia con Winston Churchill, per stabilire una pace con gli ufficiali britannici. Viaggio quest’ultimo che si rivelò inutile.

Dalla ricostruzione di Vaughan emerge anche che Coco è sempre stata “fieramente antisemita”, ben prima dell’ascesa di Adolf Hitler. La stilista era anche contraria all’attività dei sindacati, alle idee del Socialismo, del Comunismo e della Massoneria. Dietro alla crescita delle sue idee filo naziste, si presume ci fosse il tentativo di estromettere la quota maggioritaria della maison francese “Parfum Chanel” ai fratelli Wertheimer: il nonno dei due giovani, cresciuti in una famiglia ebrea, nel 1924 acquisì il 70% dell’azienda, mentre Coco deteneva appena il 10% delle azioni. La Chanel fece leva sulle leggi razziali, che impedivano agli ebrei di possedere imprese, senza alcun risultato.

Questa attività avvicinò la donna ai più importanti ufficiali nazisti: ebbe una lunga relazione con Hans Gunther von Dincklage, l’uomo che durante l’occupazione nazista in Francia le permise di alloggiare al settimo piano dell’hotel Ritz, insieme a Goring, a capo della Luftwaffe (aviazione militare nazista) e Goebbels, il Ministro della propaganda nazista.

E’ bene precisare che Coco Chanel ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento, sebbene sul finire della guerra sia stata arrestata e rilasciata solo grazie all’intervento del primo ministro Churchill.

Peccato, perché proprio lo scorso 25 aprile, nel corteo di Milano, il Pd l’aveva assoldata come “patriota europea”, nonostante queste ombre naziste nella biografia della stilista: il partito ha riconosciuto l’errore ma ha anche invitato a non sminuire così la manifestazione (europea) del 25 aprile. In fondo era ispirata agli “ideali della Resistenza”. Touchè.

di Irene Tinero

Print Friendly, PDF & Email