Il difficile cammino di papa Francesco

Un passo per volta, ma senza esitazione. “Dio lo vuole, è la sua spinta.

E’ terminata il 14 giugno la 20° riunione del C9, il consiglio dei Cardinali cui è affidato il duro lavoro della riforma della Curia e dell’organizzazione vaticana. In essa le ore di lavoro, ha dichiarato il portavoce mons. Burke, “sono state dedicate ad approfondire i modi nei quali la Curia Romana può servire meglio le Chiese locali”.
Come ormai già da un paio di riunioni, non sono state date notizie di documenti “finali” sulle tematiche affrontate, segnale evidente delle resistenze in atto. Su di esse papa Francesco si è rivolto ai cardinali in modo esplicito: “il superfluo proviene dal maligno”.

Intanto il C9 è tornato ad essere C8, per il congedo disposto dal papa per il card. Pell, l’uomo chiave della finanza vaticana, tornato in Australia per difendersi da accuse di reati (protezione di preti pedofili ed altro) violentemente respinte dal porporato.
E’ veramente un percorso difficile, rivoluzionario, quello di papa Francesco. All’interno della sua Chiesa ha il consenso dell’assoluta maggioranza dei fedeli, dei preti, dei vescovi, ma deve affrontare il potere costituito delle strutture curiali che non si arrendono.
Il futuro è tracciato, in larga misura i cardinali votanti nel conclave sono per la chiesa pastorale, misericordiosa e non per quella dei privilegi, del potere giudicante.
Ma le resistenze nelle posizioni di potere della Curia sono pesanti, anche se ormai si è lontani dalle malversazioni dello Ior. Solo quest’anno si avranno, il bilancio preventivo 2017 e, con ritardo, il consuntivo 2016.
E all’esterno, nel mondo relativista e spietato del terzo millennio, è la sola voce che non cede alla convenienze, che tiene alti i diritti di ogni donna ed ogni uomo della terra, che ne difende l’ambiente in cui viviamo.
E’ la sola voce che ha il coraggio di denunciare senza esitazioni il profitto come motore ingiusto della società di oggi. Che, nel giudicare le furberie, le meschinità elettorali, le false attenzioni sulle migrazioni, non teme di far titolare: “L’inconsistenza dell’Europa.”
Con coraggio procede al rinnovamento, al ritorno alle origini. I nuovi vescovi come pastori con l’odore delle pecore, non funzionari di un’istituzione bimillenaria. Ne sono testimonianza le presenze del card. Bassetti alla presidenza della Cei, dei mons. Mario Delpini ad arcivescovo di Milano e Angelo De Donatis a vicario di Roma.
Ma, lo dico da osservatore laico, molto, molto resta da fare. Cose in cui le resistenze sono forse ancora maggiori, anche se superate in molte chiese cristiane, per le quali c’è stato un titolo di speranza su L’Osservatore Romano: “ Insieme al servizio dell’uomo”.
Come sul celibato dei preti, con le due negatività della penuria di aspiranti e delle sacche di pedofilia, oltretutto non scoraggiata da un sistema educativo tutto al maschile nella formazione, nei collegi e nei seminari. Proprio nel mondo di oggi, dove fortunatamente è predominante nel sistema formativo la presenza femminile, dalla scuola materna alle università.
Come sul sacerdozio femminile, “definitivamente escluso” da papa Wojtyla, ma dottrinalmente possibile, come del resto ampiamente affermato da una molteplicità di teologi.
Anche sul piano storico, vale la pena di ricordare le parole del card. Gracias, indiano, uno scelto dal papa per il gruppo dei C9: “Agli inizi della storia della Chiesa, ai tempi di Gesù, non c’era alcuna discriminazione”..
Ma le resistenze sono veramente incredibili. C’è la paura del confronto.
Basta pensare alla costituzione della Commissione per il diaconato permanente delle donne, una funzione svolta ormai abitualmente, da decenni, in tutte le aree del mondo. Sembrava ovvia una conclusione sollecita, ma anche qui si sono registrate e si registrano lentezze immotivate.
Chissà, forse qualcuno ha pensato ai tre ordini cardinalizi (uno di essi è il diaconato), e a un semplice diacono che fu eletto papa (l’ultimo, nel 1513, fu Leone X, della casa Medici). E forse ha temuto e teme che un diaconato femminile permanente delle donne possa essere l’anticamera di una presenza femminile nel Conclave.

Del resto, nella “Evangelii Gaudium” da parte del papa c’è un sollecito per i teologi ad esaminare il possibile ruolo della donna negli ambiti in cui si prendono decisioni importanti per la Chiesa.
E da laico senza pretese, non mi meraviglierei se Francesco lo facesse, con o senza riconoscimento del diaconato femminile permanente.

di Carlo Faloci

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