Gerusalemme. La città dei Credo, resa meno tollerante dagli uomini.

Una città che non può essere come qualsiasi altra, non per le sue caratteristiche di posizione o bellezza, pur se presenti, ma perché tre differenti religioni hanno in essa un punto di riferimento fondamentale. Nel suo perimetro ebrei, cristiani e musulmani, hanno luoghi e templi importanti di preghiera: il Monte del Tempio, il Muro del pianto, la Basilica del Santo Sepolcro, la Cupola della Roccia e la Moschea al-Aqsa. Gerusalemme dovrebbe essere la rappresentazione dell’unione, della pacifica convivenza, dovrebbe trasmettere un messaggio di profondo amore tra gli uomini e di tolleranza religiosa, ma si trasforma in terra di scontro, di morte, di odio e incomprensibile insofferenza.
E’ il gioco del contro tutti, perché tutti si ritengono migliori, e ognuno ritiene di dover prevaricare sugli altri. In nome delle solite ragioni di predominio e potere, da tutti riconosciute.
Israele vuole da tempo che sia riconosciuta Gerusalemme come capitale del suo stato. Il mondo arabo si ribella con forza a questa possibilità.

Sono bastate le parole di Trump, intransigenti, volte a tale riconoscimento, per fare immediatamente scoppiare una nuova intifada, con scontri e sangue per le strade. Ed ecco che la gente si schiera, dall’una o dall’altra parte, per chi appare più debole, per il forte che riconosce in quella capitale la stessa del decimo secolo avanti cristo, per chi ne fa una ragione di fede o di opportunità politica, per mille ragioni, tutte contro la pacificazione dei luoghi.
Nessuno ma proprio nessuno sembra disposto ad un accordo nuovo, in cui si ufficializzi il rilievo di Gerusalemme per i tre universi religiosi, in pacifica condivisione.

Negli ultimi anni si è preferito vivere in una sorta di attesa, fingendo che tutto andasse bene … per poi lasciare la possibilità al presidente Usa, Trump, di sconvolgere con poche battute l’apparente serenità.

Da dove nasce l’improvvisa esigenza, con atteggiamento unilaterale, di decidere di spostare l’ambasciata USA in Gerusalemme? Quali sono le valutazioni che hanno portato il presidente Trump a scegliere quel territorio piuttosto che quello di Tel Aviv, dove attualmente risiede l’ambasciatore americano?
Qual è il giovamento di un’azione improvvisa, dove porta una scelta del genere?

Secondo quanto affermato dallo stesso Donald Trump l’intento è quello di dare attuazione, come da promesse elettorali, ad una legge statunitense del 1995, nell’ottica di un nuovo percorso verso la pace e la realizzazione e coesistenza di due stati, ebreo e palestinese.
Il presidente Trump nel suo discorso ha infatti esplicitamente parlato del proseguimento della sua amministrazione verso un percorso di pace, affinché chi è figlio oggi possa ereditare un mondo di amore e non di conflitti.
Belle le intenzioni, belle le parole. Se non fosse che l’esito ultimo di questa scelta è il risorgere dell’intifada, il dubbio posto da alcuni sul ruolo che gli USA possono svolgere come pacificatori nella questione mediorientale, la rabbia esplosa per le strada.
Il timore di queste reazioni aveva portato i suoi predecessori a evitare, con proroghe semestrali, l’attuazione delle legge del 95 che vuole lo spostamento dell’ambasciata americana in Gerusalemme con il conseguente riconoscimento della città come capitale di Israele.

La scelta di un percorso diverso, volto ad accontentare il suo elettorato più estremista, è fatta. Tocca adesso agli uomini di buona volontà rimboccarsi le maniche per trovare nuovi punti d’incontro (dopo gli scontri?)

di Patrizia Vindigni

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