La disillusione e la paura creano un terreno fertile all’ideologia fascista

Più volte, su stampacritica, ci siamo occupati del prepotente riflusso del fascismo in Italia. La nostra preoccupazione, con tutta evidenza, non era fuori luogo. Ormai non passa giorno senza che, in giro per l’Italia, squadracce violente mostrino la loro natura. Certo potremmo sperare che, come ogni volta che la storia si ripete, torni a farlo in forma di farsa. La situazione del Paese, e dell’intero occidente, però suggerisce un’attenzione vigile.
Quando un Paese è, come certifica il rapporto Censis 2017, disilluso e spaventato, il terreno è favorevole al risorgere delle ideologie fasciste.
I dati economici descrivono un’Italia dove l’economia ha ripreso a crescere ma dove il dividendo sociale non si è distribuito. Da troppi anni è in atto un blocco della mobilità sociale verso l’alto. Un contesto, questo, che impedisce a quei miti positivi, che per il Censis, “fungevano da motore alla crescita economica e identitaria della nazione», di sopravvivere. E un paese senza speranza è un paese imprevedibile.
Oggi è lo spettro del declassamento sociale ad agitare gli Italiani. Pochi credono che i loro figli staranno meglio di loro.
Tutto ciò genera un rancore, come scrive ancora il Censis, che si indirizza “verso l’alto, attraverso i veementi toni dell’antipolitica, o verso il basso, a caccia di indifesi e marginali capri espiatori, dagli homeless ai rifugiati”. Un sentimento che coinvolge non solo i gruppi più bassi della piramide sociale ma anche il ceto medio.
Si respira un clima di assoluta sfiducia verso le classi dirigenti. Per il rapporto l’84% degli italiani non si fida dei partiti politici, il 78% del Governo, il 76% del Parlamento, il 70% delle Regioni e dei Comuni.
Il 60% degli Italiani è scontento del funzionamento della nostra democrazia e il 75% dei cittadini lamenta la qualità insufficiente dei servizi pubblici.
E’ la destrutturazione sociale provocata dalla crisi, dalla rivoluzione tecnologica, dai processi della globalizzazione a favorire la diffusione, e l’attenzione, verso il populismo, il sovranismo e, in ultima istanza, il fascismo.
Siamo consapevoli che, nel fondo degli umori, quell’ideologia è sempre stata viva. Oggi è la percezione, tra i nuovi camerati, di un vasto clima di consenso verso chi “non ha paura di dire le cose come stanno” a spingerli a farsi avanti, a passare all’azione.
La via d’uscita, per l’Italia democratica, è prosciugare il mare in cui questi soggetti nuotano. Solo una nuova distribuzione sociale e una spinta alla mobilità verso l’alto potrebbe allentare la tensione.
Ci avviciniamo alle elezioni, chissà se sentiremo qualcosa di sensato a tal proposito.

di Enrico Ceci

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