La povertà a Natale, esperimenti e suggerimenti

La fine dell’anno è quasi sempre e quasi ovunque tempo di bilanci, di grafici, di statistiche. Numeri a volte muti, che nascondono il valore reale di quello che c’è dietro, numeri che a volte possono anche essere difficili da interpretare.

Per i dati relativi alla povertà in crescita invece è fin troppo facile vederne dietro le persone e le vite. La classifica dell’Eurostat, resa nota ai primi di dicembre, dice che l’Italia è il Paese europeo con più poveri. Precisamente il 14% della popolazione povera europea è residente nella nostra penisola. Ma quali sono i criteri di valutazione? L’indagine andava a contare tutti coloro che non riescono a fare un pasto proteico regolare, ad avere una dimora adeguatamente riscaldata ma anche a pagare l’affitto, spendere in cure mediche, comprare vestiti. Numeri che fanno da eco a quelli dell’Istat, che afferma che il 20,6% degli italiani, vale a dire uno su cinque, è a rischio povertà, ovvero è al di sotto della soglia di 9782 euro annui.

Sono numeri che non restano fermi, privi di vita. Si può trovare un loro riscontro nella vita di tutti i giorni. Non vi fidate delle statistiche? Provate a guardare vicino a voi. L’esperimento è semplice e lo possono fare tutti. Fate un calcolo di quanti senza tetto o mendicanti trovate nel vostro tragitto casa lavoro. Dall’università alla metro, stamattina, ne ho contati otto. Davanti all’ospedale c’è l’uomo tunisino di sessantanni che rivende Leggo e Metro, più avanti il ragazzo senegalese che pulisce la strada in cambio di due spicci. Al semaforo invece c’è il signore italiano, rimasto senza lavoro e senza pensione, che dice di saper far tutto e si offre per lavori di giardinaggio, di trasloco, di imbianchino. Sotto le scale della metro una signora mostra il cartello “Per i miei nipoti”, mentre augura buona giornata a chi gli sfreccia accanto. Gente di tutto il mondo, di tutte le età, uomini e donne.

E la fine dell’anno non solo è tempo di bilanci e di numeri, ma anche di feste, di regali e di famiglia. La Comunità di Sant’Egidio da anni organizza il pranzo di Natale per i senza tetto e per i più poveri, centinaia i volontari come centinaia le persone che partecipano. Si possono donare soldi online oppure portare dolci e generi alimentari nei centri di raccolta sparsi un po’ ovunque in Italia, 40 solo a Roma. Ma è possibile fare qualcosa anche in gesti piccolissimi. Come scegliere, al supermercato, per dolce, il pandoro Melegatti e aiutare così i lavoratori dell’azienda finiti in cassa integrazione e senza stipendio da agosto. Oppure regalare un libro, acquistato in una delle piccole e medie librerie che resistono, eroicamente, ad Amazon e internet. L’indagine import export dei diritti 2017, realizzata dall’Associazione Italiana Editori, ha dichiarato che a Roma sono state registrate 233 chiusure in 10 anni, dai 414 negozi del 2007 si è scesi ai 191 di quest’anno. Regali così, di norma, valgono almeno il doppio.

di Lamberto Rinaldi

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