Helena Maleno Gazon: la scomoda attivista che difendeva i diritti umani

Helena Maleno Gazon è un’attivista e giornalista spagnola, esperta di immigrazione a capo della Ong “Caminando Fronteras”. Da 15 anni denuncia le violazioni dei diritti umani che gli “immigrati subsahariani” sono costretti a subire nel tentativo di viaggiare da Ceuta, la città spagnola indipendente in Marocco, fino in Spagna. Da 15 anni rappresenta una figura quanto mai scomoda.

Bersagli principali delle accuse della Maleno sono i gruppi xenofobi marocchini e la polizia di frontiera spagnola troppo spesso connivente, per non dire collusa secondo l’attivista, con azioni “anti-immigrati”. Sulla Maleno, che denuncia l’esistenza di una “immigrazione illegale subsahariana”, oggi grava l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, che nel suo caso assume i caratteri di un reato internazionale. Le autorità la ritengono una trafficante di vite umane, nell’ambito di un’inchiesta iniziata in Spagna nel lontano 2012. Helena rischia di essere condannata all’ergastolo a Tangeri, in Marocco, dove si sta svolgendo il processo.

“La sola prova che hanno a mio carico – dichiara l’attivista – sono gli allarmi che lanciavo dal Marocco a Salvamento Marittimo”. Queste stesse richieste di aiuto sono ritenute dalla polizia spagnola il modo in cui Helena si assicurava l’ingresso dei migranti senza problemi, il che la renderebbe ai loro occhi “collusa con attività di immigrazione clandestina”. La giornalista spagnola dal canto suo si dice “stupefatta” davanti questo genere di accuse, ma al contempo confida nella giustizia marocchina.

Non è la prima inchiesta che viene aperta a carico dell’attivista: “Non è facile difendere i diritti umani in Spagna e Marocco”, dichiara la Maleno. Soprattutto perché quanti la insultano o peggio la minacciano di morte da anni non sembrano aver subito alcun processo in cui fosse prevista una condanna all’ergastolo. L’ultima campagna denigratoria si è scatenata a seguito delle denunce della giornalista contro la polizia di frontiera che aveva rifiutato arrivi dal Nord-Africa: a rendere la vita impossibile alla donna, in questo caso, sembra sia stato anche il sindacato della polizia spagnola (Sup). Si potrebbe però parlare anche del lontano 2014, quando a Tangeri una retata “anti-immigrati” si trasformò in una terribile ondata di violenza in cui si sono consumati anche una serie di stupri. Anche in quel caso la Maleno non manco di denunciare, guadagnandosi l’appellativo di “puta spagnola”, letteralmente “puttana”, insieme alla solita serie di accuse e minacce. O più recentemente, prima della fine del 2017, le è stata recapitata la foto di una pistola carica con l’esplicita accusa di morte che essa comporta.

In Italia nessuno parla di questa storia, così come non conoscevamo il coraggio di Dafne Caruana Galizia, giornalista maltese, finché non è stata fatta saltare in aria. Ci sono persone scomode anche dove non esercitano e la deliberata volontà di non parlare delle loro storie è l’ennesima riprova di una democrazia vacillante.

di Irene Tinero

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