Occorre essere individui, e non massa indistinta, per riconoscere altri individui

Jennifer, Gideon, Mahamadou, Wilson, Festus, Omar. Vi dicono qualcosa questi nomi? Probabilmente no. Eppure sono i nomi delle vittime dell’attentato terroristico di Macerata. Provate ora ad immaginare se, a sparare, fosse stato un immigrato e le sue vittime sei giovani italiani. Pensate a come i loro volti e le loro storie ci sarebbero divenuti familiari. Saremmo stati inondati dai servizi giornalistici,avremmo assistito ad una ininterrotta processione dei politici ai loro letti d’ospedale, molti sarebbero scesi in piazza, probabilmente non sarebbe mancata un fiocco colorato e, naturalmente, saremmo stati tutti Jennifer, Gideon, Mahamadou, Wilson, Festus e Omar.

Non è strano che in noi, italiani brava gente, non sia scattato quel sentimento di empatia che suscitano le vittime innocenti di un atto di violenza?

E’ forse perché Jennifer, Gideon, Mahamadou, Wilson, Festus e Omar non sono italiani e, soprattutto, non sono bianchi? Se è così, e temo lo sia, significa che il colore della pelle non interessa solo Luca Traini, l’attentatore fascista di Macerata, ma tutti noi.

Se non conosciamo Jennifer, Gideon, Mahamadou, Wilson, Festus, Omar è perché non gli riconosciamo un’identità. Solo non considerandole persone con i loro pregi e difetti, con i loro desideri e paure, ma parte dell’indistinta massa di migranti è possibile ignorarne le sofferenze.

Come per l’attentatore, che dichiara di agire per vendicare la povera Pamela, la rappresaglia non si esercita sul presunto colpevole (già in carcere) ma sull’indistinta massa dei “loro”, così per noi sembra esserci una chiamata in correo per tutti gli uomini e donne di colore.

E’ disgustoso il clima che aleggia sulla campagna elettorale per il prossimo Parlamento. Gli apprendisti stregoni della paura hanno risvegliato il mostro e ora tentano di cavalcarlo, nel silenzio di chi quel mostro teme.

Sembra cedere la diga dell’antifascismo che negli ultimi settanta anni ci ha protetto dal rigurgito razzista.

Quello che sta montando fa paura e, all’orizzonte, non si intravedono rinforzi. Il silenzio degli intellettuali, la pavidità di quella parte politica che dovrebbe contrastare questa deriva ma tace per il timore di perdere voti, l’incapacità anche solo di comprendere quanto accade da parte del nuovo che avanza, i vecchi vizi dei nipotini del fascismo, l’assenza del sindacato, il silenzio degli studenti, la connivenza dei media impone a chi, come noi, confida nella Costituzione antifascista di prendere la parola.

Occorre essere individui, e non massa indistinta, per riconoscere altri individui.

di Enrico Ceci

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