La relazione di Rosy Bindi e gli intrecci tra mafia e voto. Un valido motivo per andare tutti alle urne.

La relazione di Rosy Bindi in commissione antimafia racconta di un Nord in cui sono presenti infiltrazioni mafiose, di una nazione in cui è possibile, se non sicuro, che vi siano tra mafia e politica intrecci tali da rendere plausibile la preoccupazione di un inquinamento alle prossime elezioni.
Qualcosa di nuovo? Probabilmente non molto, se consideriamo che il cambiamento delle mafie, il loro mimetizzarsi in impresa, è un fenomeno in atto da tempo. Alle mafie non occorre più sparare e uccidere. E’ molto più semplice utilizzare il potere del denaro o semplicemente il POTERE per acquistare consensi e, laddove non vi si riesce, l’intimidazione resta un buon sistema. Semplice ed efficace.

L’intreccio tra la mafia e la politica che, da un punto di vista della collettività, è ritenuto criticabile sembra quasi aver ottenuto una forma di consenso sociale. Lo sanno tutti, pochi ne parlano, in campagna elettorale nessuno sembra manifestare ad alta voce contro l’esistenza del fenomeno. Eppure esso è presente. I voti possono essere acquistati, condizionati, spostati.
In Senato durante la relazione di Rosy Bindi non erano, però, presenti i segretari dei partiti, in giro per l’Italia a raccogliere consensi o interessati dagli ultimi pestaggi, per i quali sembra di essere tornati al periodo precedente gli anni di piombo.

E’ un’Italia che regredisce, che non sa combattere il male che in essa è cresciuto. La mafia ha da tempo scoperto che, per i suoi affari, per meglio proteggersi e pascere, piuttosto che costruire muri invalicabili, le conviene essere parte dei giochi. E quale gioco può essere migliore, per influenzarne il potere e le azioni, di quello politico? Essere parte nelle decisioni di chi governa, può portare alla scelta di modificare leggi, di crearne di nuove, all’abolizione del 41 bis, utile in Italia per contrastare il fenomeno mafioso.
Per Rosy Bindi il primo regalo fatto alle mafie è quindi quello dell’astensionismo.

Non votare significa conferire una forza particolare ai voti ottenuti con giochi, accordi, denaro o promesse. Se tutti si recassero alle urne diventerebbe più difficile lo spostamento di voti in relazione alla convenienza del luogo o del momento. La scelta di ognuno acquisterebbe un peso di grande rilievo. L’esercizio del diritto – dovere di voto ha, forse, oggi una valenza di particolare rilievo, più che in passato.

Le motivazioni che sono alla base dell’importanza dell’esercizio di voto sono praticamente le stesse che spingono la gente a non recarsi alle urne. La sensazione che i giochi siano già fatti fanno percepire il voto come inutile, come non necessario.
Un voto in più. Eppure quel voto in più, se libero da inquinamenti, è un voto importante. La mafia va combattuta anche non arrendendosi alla sua presenza, pensando che possa essere sconfitta. Ricordando, come diceva Falcone, che essa è “un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”
Buon voto a tutti!

di Patrizia Vindigni

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