Lucus Feroniae: il bosco sacro di Feronia, Dea della fertilità e degli schiavi liberati

Il Lucus Feroniae si trova al diciottesimo chilometro della via Tiberina nel comune di Capena in provincia di Roma. La zona prende il nome dalla consacrazione e dal culto della Dea Feronia che era la protettrice degli schiavi liberati e di ciò che spunta sottoterra.

Con il termine lucus simile al latino lux (luce) si indicava il punto in cui la luce del sole permeava i fitti boschi che ricoprivano il territorio. La radura sacra alla Dea. La sua protezione si estendeva alle sorgenti, alle acque e a ogni tipo di fertilità anche umana.

La Dea Feronia era anche guaritrice. Di origine locali, assume però sembianze greche e romane come Giunone, Vergine e Persefone. Il santuario fu saccheggiato da Annibale nel 2l1 a.C. ma il culto continuò fino alla costruzione della colonia. In questo periodo il luogo si espanse e divenne mercato, centro di commercio, crocevia di traffici verso la sabina, l’alto Lazio e l’Umbria.

Ad un centinaio di metri il Tevere ed il porto romano ne facevano un centro facilmente raggiungibile per i commerci di ogni genere. Il sale che dal mare qui veniva stoccato. Il grano dell’agro tiberino ed il vino capenate. L’olio prodotto in grande quantità e di ottima qualità, veniva custodito in anfore e orci in attesa di essere venduto nell’ entroterra.

Il massimo splendore lo ebbe quando Cesare nel 59 a.C. fece votare una legge per distribuire le terre confiscate e appartenenti al demanio, assegnandole ai veterani delle proprie legioni. Nel 46 a.C. Cicerone ci informa che l’agro capenate è in corso di distribuzione. Cesare morì prima che tale assegnazione fosse terminata. Ma i triunviri Antonio e Ottaviano la ultimarono per rispetto alle sue volontà testamentarie.

La colonia Julia Felix Lucus Feroniae nasce in questo periodo con la costruzione degli edifici del foro e del progetto urbanistico.

Dopo la vittoria su Antonio nel 31 a.C. Ottaviano terminò la costruzione della colonia e i coloni furono chiamati augustini.

Tutto ruotava intorno al foro. Venne costruito l’acquedotto l’anfiteatro e le botteghe del quartiere. Si innalzano le statue equestri di Volusio Saturnino, amico dell’imperatore e patrono della città. Inizia la pavimentazione della via tiberina.

Anche Tiberio compie lavori di abbellimento. Viene costruito l’Augusteo dove trovano posto le statue di Augusto e Livia altri membri della famiglia, tra questi Menenio Agrippa, Druso Minore, Druso Maggiore, Antonio e Agrippina. Statue marmoree esposte nel museo interno all’area archeologica.

Anche Traiano interviene nell’ampliamento della colonia e i con una nuova assegnazione di terre e l’espansione del centro urbano e nuove aree fabbricabili. Il quartiere del foro viene trasformato con la costruzione delle terme. Vengono costruite anche terme minori sulla via capenate e altri due tempietti nel recinto di Feroniae.

All’incrocio tra l’antica Tiberina e il foro le iscrizioni dei due militari rispettivamente, Costanzo Cloro e Galerio attestano il periodo finale di questa colonia intorno al 305-360 d.C.. Alla fine del V sec. si seppellisce intorno al foro, alle terme e all’anfiteatro dove era stata costruita anche una chiesa.

Nell’alto medio evo la nuova cittadina sorgerà a Scorano, due chilometri a sud verso Roma.

di Fabio Scatolini

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