Uccidete Paolo Borrometi. Un ordine della mafia.

Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta da più di quattro anni, direttore de “La Spia” giornale on line che racconta storie di mafie e denuncia dettagliatamente i loschi affari di Cosa Nostra nel ragusano e in Sicilia. Paolo è un amico, lo abbiamo incontrato più volte, sempre disponibile, con i limiti imposti dalla scorta per la sua sicurezza. Collabora con l’agenzia giornalistica Agi a Roma. “Fallo ammazzare…dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra” così da una intercettazione ambientale il boss siracusano Salvatore Giuliano riferendosi a Paolo Borrometi. L’inquietante dialogo emerge dalla intercettazione che ha portato all’arresto di 4 persone, in cui Salvatore Giuliano ordina a un suo affiliato, Giuseppe Vizzini, “fallo ammazzare” e pianifica l’attentato con l’arrivo di un gruppo di fuoco del clan Capello direttamente da Catania. In questa conversazione si dice anche che “ogni tanto un murticeddu vedi che serve, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli”. Quesri dialoghi sono del gennaio scorso, ma è da 5 anni che Paolo, originario di Modica, subisce intimidazioni, missioni punitive e attentati. Paolo è sotto scorta perché scrive la verità. Una verità scomoda e conosciuta ma da sempre taciuta e omessa. Era il 16 aprile del 2014 quando girando per le campagne del ragusano, due sicari dal volto coperto lo hanno aggredito, picchiato fracassandogli una spalla. Nella notte tra il 22 e 23 agosto 2014 nuova intimidazione, viene dato fuoco alla porta della casa di famiglia nel centro di Modica. Qualche giorno prima davanti alla casa era apparsala scritta “Borrometi sei morto”. A febbraio del 2016 viene arrestato GiambattistaVentura che lo aveva minacciato di morte su facebook “ti scipperò la testa”. Lo scorso anno viene rinviato a giudizio un altro autore di intimidazioni, il catanese Venerando Lauretta che diceva a Paolo: il tuo cuore verrà messo nella padella. Mentre Francesco De Carolis gli fa sapere che “ti vengo a cercare fino a casa e ti massacro” dopo che Paolo aveva scritto l’elenco dei boss in libertà a Siracusa. Il piano per uccidere Paolo Borrometi era stato pianificato dalla cosca siracusana dei Capello, un piano che le forze di polizia sono riuscite a sventare e proteggere il cronista scomodo. Ma la battaglia contro le mafie non è finita, sarà lunga e Paolo non può essere lasciato solo, noi di Stampa Critica siamo al suo fianco e scriveremo ciò che lui scrive e indagheremo per denunciare la mafia in ogni sua espressione.

di Claudio Caldarelli

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