Bloccato l’ingresso di carburante e gas a Gaza.

Dopo aver bloccato, il 9 luglio, il valico di Kerem Shalom, che rappresenta l’unico punto di accesso per l’ingresso di cibo e medicine a Gaza, Israele ha vietato anche l’ingresso di carburante e gas nella Striscia assediata.
Per i media locali il blocco è una rappresaglia contro il lancio degli aquiloni incendiari, usati per appiccare il fuoco ai terreni agricoli israeliani appena oltre il recinto, cominciati dopo il 30 marzo, data di inizio della protesta popolare che chiedeva il diritto al ritorno nelle case da cui i palestinesi sono stati espulsi nel 1948. Una protesta durante la quale almeno 153 manifestanti sono stati uccisi.
Secondo quanto affermato dal ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman, obiettivo del nuovo blocco, entrato il 26 luglio scorso e che continuerà fino a nuovo avviso, è costringere Hamas, che governa la Striscia, a fermare i lanciatori.
La decisione israeliana che, nei fatti, nega l’accesso a beni essenziali a quasi due milioni di residenti rinchiusi in una prigione a cielo aperto, incide pesantemente su un sistema produttivo già piegato da un blocco economico che dura da 12 anni.
A Gaza la disoccupazione giovanile supera il 60%. Nella Striscia l’energia elettrica è disponibile per non più di sei ore al giorno. La mancanza di elettricità costringe gli ospedali a cancellare gli interventi chirurgici e blocca gli impianti di desalinizzazione, provocando mancanza di acqua. Solo il 10% delle famiglie della Striscia di Gaza ha un accesso regolare e diretto all’acqua potabile. Un bambino su quattro ha bisogno di sostegno psicosociale a causa di traumi subiti e più della metà di loro dipende da una qualche forma di assistenza per la propria sopravvivenza quotidiana.
Durante le interruzioni dell’erogazione di energia elettrica la popolazione di Gaza ricorreva ai generatori alimentati con carburante ma, con il blocco, anche questa possibilità è svanita.
Oltre ai beni fondamentali come acqua, cibo, elettricità, medicine a Gaza non è possibile acquistare neppure beni come gli abiti da sposa e il sapone, il materiale scolastico e le attrezzature mediche, i generatori di energia e le biciclette per bambini, le spugne per la pulizia e i biberon, i pannolini e i prodotti di bellezza, lo smalto per unghie e i tamponi di cotone.
Quel “superfluo”, cioè, che consente di vivere una vita normale e che fa tanto bene al cuore.

di Enrico Ceci

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