La morte non deve diventare propaganda politica

Desireè aveva 16 anni la notte in cui è stata uccisa in uno stabile abbandonato.

Perché a quell’età facesse uso di droghe pesanti, e si prostituisse per averle, è parte di un dramma familiare. L’assenza di un sostegno sociale, invece, interroga tutti noi.

Desireè, però, non è morta perché era una tossicodipendente. È stata uccisa perché era una donna e il branco voleva abusare di lei.

A San Lorenzo è stato commesso un femminicidio, uno dei troppi che insanguinano l’Italia.

Nel nostro paese, nei primi sei mesi del 2018, sono state uccise 44 donne. Il 30% in più di quelle ammazzate nello stesso periodo nel 2017.

Ad uccidere, nella quasi totalità dei casi, sono stati mariti, compagni o ex.

Desireè invece è morta perché degli spacciatori, immigrati irregolari, volevano violentarla.

È bastato lo status giuridico, la provenienza degli assassini, per cancellare la natura odiosa di una violenza portata contro una donna.

Sotto la spinta del maschio Alfa della politica italiana, il corpo di Desireè è diventato lo strumento di una speculazione politica, ha cessato di essere una persona violata per diventare l’oggetto di un insano orgoglio maschilista. Desireè, la vittima di un crimine odioso, è passata in secondo piano mentre saliva alla ribalta un pensiero patriarcale, e fascista, che individua nelle donne la nazione e nell’aggressione sessuale un’arma di dominio.

La morte di Desireè è così diventata lotta politica, questione immigrazione, ordine pubblico.

E questo non è degno di un paese democratico.

È inaccettabile che la morte violenta di una ragazzina venga usata come strumento di propaganda. Ogni giorno migliaia di donne subiscono violenza nelle loro case e la risposta a questi crimini non può essere cercata nella chiusura delle frontiere. Il problema della violenza di genere non è uno scontro tra “noi” e “loro”, gli stranieri che osano toccare “le nostre donne”.

Non sarà certo il circo mediatico e propagandistico, messo in piedi da chi vuole sfruttare il corpo di una ragazzina uccisa da quattro immigrati, a tutelare le donne che subiscono violenze e che temono per la loro vita.

Perché quel circo si alimenta dalla stessa fonte avvelenata. Quella che considera le donne non come persone portatrici di diritti ma come proprietà da abusare o, se è il caso, da difendere.

di Enrico Ceci

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