Il grido dei poveri non lo sente nessuno.

Stanno arrivando il freddo e la pioggia nelle nostre città nelle quali ci si appresta agli addobbi, ai regali, agli alberi adornati di un Natale sempre più lontano dalle sue origini religiose (dal suo significato religioso).
È un Natale del mondo dei consumi, di un’epoca in cui, ha detto Francesco, «il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte», ma al contempo «ogni giorno è meno ascoltato», in quanto «sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi».

A Milano si è avuto il primo morto. Di freddo, di stenti, ignorato da tutti. Era un apolide, una persona invisibile, che è tra noi, ma non ha la possibilità di studiare, di sposarsi, di lavorare, di avere dei documenti, dei diritti.
Era un apolide. In Europa ci sono 600.000 ombre che vivono in questo limbo. Sono persone che hanno perso – o non hanno mai avuto – la cittadinanza del loro Paese di origine.
Sono persone in una condizione che diventa una condanna in un paese come l’Italia, dove il riconoscimento del loro status è praticamente impossibile, a causa di procedure inaccessibili.
In Italia si stima siano 15mila persone.. Ma solo 606 persone hanno uno status di apolide riconosciuto nel nostro paese.
Gli altri sono totalmente invisibili, non potranno neppure essere considerati per il reddito di cittadinanza. Perché da noi esistono solo quando muoiono.

Ma in Italia ci sono anche i migranti, cioè quella sottospecie di persone che per Salvini sono i migranti Ad essi, nel “decreto sicurezza”, quello studiato per la difesa del popolo italiano contro l’invasione dei neri africani, sono dedicate norme che prevedono l’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, sostituiti solo con permessi per meriti civili o per cure mediche o se il Paese di origine vive una calamità naturale (tra le quali però non fanno parte la fame o la miseria assoluta).

Già, i migranti. Che non hanno ascolto, come dice ancora Francesco. Perché non si vuole ascoltare il grido dei poveri», che è quello strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi.
È il grido di anziani scartati e lasciati soli, è il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amca e lascia la casa e la terra senza la certezza di un approdo per la famiglia e per sé stesso.
È il grido di intere popolazioni, private delle ingenti risorse naturali di cui disporrebbero, se non fossero totalmente depredate dai paesi cosiddetti civili.

Sono voci che non si ascoltano, anche quando ci sono gli strumenti, come l’impegno sottoscritto tra governo e comuni di ospitare il 2,5 per mille dei propri cittadini. Eppure, sono dati del 2017, su 8mila comuni solo 2.600 ospitano i richiedenti asilo, e solo poco più di mille hanno aperto volontariamente le porte tramite il progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Con alcune regioni che sono in prima linea nell’accoglienza, e altre che invece restano nelle retrovie.
Ovviamente, ai più di 5mila comuni inadempienti nessuno ha detto niente. Mentre invece si sono disposti gli arresti per il sindaco di Riace per avere attuato un modello di accoglienza eccezionale, imputato di affidamenti di servizi senza concorso. E viene da pensare ai prolungamenti di servizio alla società Ama per lo smaltimento rifiuti di Roma.

Spesso poi le disposizioni si applicano a senso unico, come per il sequestro della nave Aquarius di Medici senza frontiere. Le imputazioni sono relative ad essere produttivi di uno smaltimento complessivo di 24 tonnellate di rifiuti derivanti da migranti salvati nel complesso di 44 missioni in più anni. Cioè l’equivalente degli scarichi a mare prodotti da una nave-crociera in meno di un mese di navigazione, scarichi che nessuno ha mai indagato imputabili.
Ma è chiaro il concetto: i crocieristi sono un segno di partecipazione al mondo dei consumi, di crescita del Pil, sono un fiore all’occhiello. Mentre i migranti salvati dalle acque si presume che siano brutti, sporchi e cattivi.

Conseguentemente, anche con il Natale del consumo, delle strade illuminati, dei regali inutili da riciclare, anche con il freddo che arriva, si può attuare, anzi, vantandosene come la sindaco di Roma e il ministro dell’Interno, l’abbattimento con ruspe dei miseri alloggi di migranti, anche se erano a cura dell’associazione Baobab (c’erano anche italiani, poveri tra poveri). E si stanno attuando altri interventi su immobili abbandonati, magari per motivi sanitari, senza curarsi di dove possano trovare un tetto metà degli sfrattati, e talvolta separando membri di una stessa famiglia.
Tutto questo si ha in un paese tra i primi dieci nel mondo della finanza, dell’economia.
Davvero c’è molto da fare, per un mondo di pari dignità, di solidarietà e di amore per tutte le donne e gli uomini della terra!

di Carlo Faloci

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