Pippa Bacca: Tu non mi farai del male

Il suo vero nome era Giuseppina Pasqualino di Marineo, l’artista italiana che fu uccisa in Turchia durante la sua performance itinerante. L’idea, insieme ad un’altra artista Silvia Moro, era quella di partire da Milano l’8 marzo 2008, in abito nuziale simbolo di incontro e unione con l’altro e toccare in autostop undici paesi coinvolti dalle guerre fino ad approdare a Gerusalemme. Undici paesi in autostop, contro ogni pregiudizio e barriera, per trasmettere un messaggio di pace e di fiducia nell’altro. Non a caso i loro abiti da sposa avevano 11 veli, uno per ogni Paese che le avrebbe accolte.

Il progetto era quello di documentare l’arte dell’incontro, dell’ascolto, della pace, della fiducia nel prossimo, della gentilezza.

Un lavoro ricco di simbologie e di amore per la vita in cui gli stessi abiti delle due artiste diventano le tele sulle quali le esperienze del viaggio si imprimono giorno dopo giorno. La sera del 31 marzo 2008 diventa invece il peggiore ribaltamento delle aspettative iniziali: Pippa viene violentata e uccisa a Gebze in Turchia.
Lo spettacolo teatrale è stato in scena a Roma, al Teatro Marconi dal 9 al 12 maggio 2019 con il titolo “Tu non mi farai del male – Spose in viaggio – Brides on tour”. Scritto da Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi ed abilmente diretto da Tiziana Sensi, ha l’immenso pregio di essere intenso e profondo, coinvolgente e al tempo stesso avvolto, a tratti, da una leggerezza che stupisce e colpisce gli spettatori.
Un plauso va alla bravissima attrice Caterina Gramaglia che supera se stessa dando al personaggio sfumature che vanno dalla risolutezza all’ironia, dalla forte determinazione alla fragilità. Il tutto e il contrario di tutto reso con magistrale bravura.
Il testo vuole raccontare tra immaginazione e realtà una donna di grandi ideali che intende la vita come primo terreno di espressione della propria arte e la cui tragica fine, piuttosto che smentirla, la fa restare per sempre sublimata in una figura che reca le stimmate e la perfezione del mito.
I vari personaggi scorrono sul palcoscenico come in un sogno, come nuvole in viaggio sospinte dal vento, come uno specchio in cui l’unica immagine riflessa è quella della stessa Pippa con i suoi sogni ed il suo candore.
Una jeep si è fermata, è ora di andare, l’immagine è la stessa con cui si apre lo spettacolo, quella della donna in cammino verso i fari dell’auto del suo carnefice, con fiducia. “Mai avere paura. Mai abbandonare il progetto”. Il suo viaggio terminò per sempre in quel fatidico giorno del 31 marzo 2008.
Forse non tutti sanno che la poetessa Alda Merini scrisse una poesia per Pippa Bacca, versi che possono essere il finale di questo racconto, come a testimoniare che le sue idee e la sua fiducia nel mondo rimangono vivi, tanto da fare di lei una donna da non dimenticare.

Pippa Bacca ci fa riflettere sulla violenza assurda della guerra che poi diventa la violenza maschile contro ogni forma d’amore. Una barbarie quotidiana come negazione di fratellanza, una violenza consumata su un abito da sposa, un ritorno al medioevo della caccia alle streghe. Annullare la donna per alimentare la società maschilista che uccide e stupra. La donna non è niente, deve essere umiliata sempre, in ogni contesto, anche nel giorno più bello. La forza bruta del “machismo” che sfregia, uccide, violenta, lasciando ferite incurabili. Un’associazione mentale che rimanda alla donna sposa, segno di una nuova vita, di un nuovo inizio dove l’amore sostituisce l’odio, mentre la guerra e la violenza, costituiscono la negazione dell’esistenza della donna. Le donne mostrano sulla loro pelle i segni di un dolore e di umiliazioni indicibili, costrette al silenzio, per paura o per vergogna. Pippa Bacca ribalta, con una scelta forte, questa concezione assurda della vita, indossando l’abito da sposa, per celebrare l’incontro e l’accoglienza anche dei sui stupratori che la uccidono macchiando di sangue l’abito della purezza.
“Ho sentito il bisogno di questa donna di sposare il mondo intero, di sposare la cattiveria e la violenza, che è stato un atto di suprema follia, che è quella dei santi, credo…” così scrive Alda Merini che le dedica ben due poesie:
Vorremmo dunque ricordarla con i versi della grande poetessa.

Alda Merini
A Pippa
Abito bianco
per andare a nozze con la tua morte
e con quella di noi tutti
Ti sei vestita di bianco
ma siccome la tua anima mi sente
ti vorrei dire che la morte
non ha la faccia della violenza
ma che è come un sospiro di madre
che viene a prenderti dalla culla
con mano leggera
Non so cosa dirti
io non credo nella
bontà della gente
ho già sperimentato tanto dolore
ma è come se vedessi la mia anima
vestita a nozze
che scappa dal mondo
per non gridare.

di Claudio Caldarelli e Stefania Lastoria

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