Coronavirus: “nel frattempo la luna piena si staglia…e un bimbo nasce…”

Corrono tempi strani in questo XXI Secolo, assolutamente singolari. Mai questa generazione aveva sperimentato una sospensione così vistosa e prolungata di ogni fare.

E’ paralisi dell’intero Stivale! Emergenza.

La triste conta dei nuovi contagiati, deceduti, guariti, sembra portare alla memoria l’esperienza di chi ha sperimentato climi di guerra. In guerra si partiva e non si tornava. Qui si resta fermi, derubati di una normalità che ha tutto il sapore di una bugia colossale.

Isolamento e quarantena, le risposte più efficaci all’epidemia, recano in sé echi arcaici risalenti ai tempi delle storiche pestilenze.

I bollettini registrano picchi drammatici. La curva dell’incertezza legata al futuro impera.

L’allarme si impadronisce del tempo e di ogni scansione.

Coronavirus : è l’invasore molesto. Monarca assoluto di questi terribili giorni resta Lui, il virus dalla regale corona, sovrana di ogni alba!

“Prevenzione” è la parola d’ordine per arginare l’epidemia. Disposizioni in sequenza prescrivono l’indispensabile arresto della corsa quotidiana verso studio, lavoro e relazioni dirette. Quelle stesse relazioni che hanno generato un tempo che è possibilità ed opportunità. Evaporano le occasioni di dare significato alla vita attraverso l’attività di ogni giorno, le interazioni e gli spazi esterni sono impedite. E tutto ciò reca in sé l’angosciante condizione di un vuoto di senso.

Vie morte, saracinesche chiuse, attività all’aperto ridotte al minimo. Silenzi inquietanti s’impossessano delle nostre città, umanità che procede alla velocità del “più lento”, desolazioni più perniciose del caos…

Utili, abili ed arruolati alla guerra contro il nemico invisibile non si sottraggono, restando in trincea senza risparmio. Medici, infermieri, forze dell’ordine, preziosi, insostituibili operatori, impegnati in prima linea in un quotidiano che non è più tale, di cui giammai si era apprezzato il ruolo e che mai ringrazieremo abbastanza, che mai scorderanno, che mai scorderemo. Autisti di linea, senza presidi, impegnati a garantire i servizi di trasporto essenziali,  resteranno eroi anonimi in questo pezzo di storia raccontato domani in un libro elettronico. Soldati valorosi, combattenti oscuri, meritevoli di medaglie invisibili, quelle che davvero contano, portandosi addosso il peso delle proprie paure, superate o schivate.

Da tutt’altro osservatorio l’Umano resta a guardare. Il punto di vista attraverso cui orientare efficacemente lo sguardo non è mai stato così insolito. Nulla è più solito. Le cose assumono una proporzione diversa, alcune si esaltano, altre ineluttabilmente finiscono per rimpicciolirsi e per gravitare nell’ ”insignificante”.

Dettagli di un panorama.

Amputazioni, isolamento, incertezza…i dittatori del momento.

Trasgressione : nonostante i tentativi del governo di “educare” i cittadini, un numero ancora non banale sembra affatto preoccupato o intenzionato a rinunciare alle proprie abitudini in nome della sanità, in nome di quell’anelato bene comune. Altri affacciati alle finestre cantano un inno di un qualcosa che non sanno di essere…Popolo e Nazione, rompendo il silenzio di questi giorni ed esponendo quel Tricolore orgoglioso di “ridestarsi”!.  Mameli e il canto della Resistenza.“Stringiamoci a Coorte”.

Mentre nella Capitale irrompe il sonoro di  “Roma Capoccia” … spopolando: “Quanto sei bella Roma quanno è sera” con le sue note liberatorie e a Napoli riecheggiano virali “O surdato ‘nnammurato”  e “O sole mio”.

Il progresso e la catastrofe sono il dritto e il rovescio della stessa medaglia. Quel rovescio che oggi più di ogni altra cosa si teme.

Il coronavirus ha sparigliato le carte. E l’incertezza uccide il business, rischia di affossare piccole e grandi attività di imprenditori e di professionisti che, in ogni settore, non sanno come programmare il futuro. Stringere i denti, ma fino a quando? Eppure non si può mollare. Figli da crescere…sogni ancora da realizzare…domani in cui credere…

La condizione attuale costituisce però anche una nuova possibilità, perché vivere nei nostri rifugi casalinghi, con servizi comunque funzionanti e viveri che non scarseggiano, consente di ripensare al valore delle cose che fondano il nostro stare al mondo. Elementi essenziali che, a seconda degli individui, possono riguardare le relazioni dirette con le persone, la cura dei pensieri o dell’interiorità, il confronto con le nostre ombre.

Nell’età del benessere le nostre certezze vengono a mancare e ci si ritrova improvvisamente isolati e avvolti in una zona misteriosa senza tempo che ci costringe ad ascoltarci in profondità, a guardarci allo specchio interiore e a pensare.

E’ il tempo di ripensare le categorie del “necessario” e del “superfluo”.

Non può essere sempre il profitto, il calcolo, la bussola che orienta le scelte.

E’ il tempo di ripensare alla valenza di un abbraccio, di una passeggiata al mare, di un raggio di sole che accarezza il viso.

E’ tempo di fare nuove scelte, creare nuovi modi di vivere, sognare nuove visioni. Imparare nuovi modi di essere.

E nel fluttuare di parole convenzionali si realizza che e’ la vita più che la morte a non avere limiti. La vita quale luogo di tutte le ipotesi!

Adulti liberi scelgono il rischio degli amori proibiti, altri si interrogano su ideali improbabili, su questo frenetico andare e sulla portata del suo inganno, su questa esistenza che resta una trappola.  Si arrestano le convinzioni di infermità pretestuose, così innocue eppure così offensive. A molti sembra di aver incubato per chissà quanto tempo e con tanta sevizia chimere nel cuore…

E i tramonti….? Ritorneremo a guardarli….e a contemplare la bellezza della nostra città nei suoi odori, nelle sue sfumature, nelle sue atmosfere?

Intanto….il tempo scorre…quel tempo che sembra essersi arrestato…

Per viverlo, nel recinto domestico in cui si è confinati, si attinge alla tradizione o all’innovazione : in cucina, nei lavoretti, nelle sperimentazioni, antico o nuovo non importa…importante investirlo quel tempo. E in questa pausa forzata c’è chi sfrutta la realtà virtuale per sopportare il reale.  Ci si concede così corsi di cucina, intrattenimenti musicali, aperitivi on line, pause caffè social. E quel canale etichettato frivolo assume i connotati dell’ ”utile”.

Videoconferenze e processi telematici appaiono strumento indispensabile atto a garantire lavoro da remoto e studio in un segmento di coercizione ed impossibilità. Mentre parte dei detenuti fruiscono dei provvedimenti svuota carceri e gli avvocati si ingegnano stremati per garantire quella difesa che resta un diritto irrinunciabile, i bambini vivono la nuova situazione come una vacanza insperata.

Librerie digitali e visite guidate nei musei e gallerie d’arte internazionali, attrazioni turistiche restando comodi a casa davanti ad un pc, offrono dilettevoli spazi di evasione all’interno di giornate eterne. Si condivide sulla piattaforma digitale più che si può. L’etere resta un canale che lascia veicolare ciò che mai potrà subire battute d’arresto : il pensiero e le idee. Quelle idee che continuano a camminare per guidarci in questo passaggio epocale in cui molti, economisti compresi, prevedono che la nostra società non sarà più come prima. Noi non saremo quelli di prima.

Socialità ed economia cambiano faccia. Idee e scenari esclusivi a cui abituarsi.

Muta persino l’organizzazione di un funerale.

Tutto ha preso decisamente una piega diversa sotto l’emergenza coronavirus. Tutti in casa, si esce solo per necessità come i bisogni primari, salute, lavoro. Essendo una situazione insolita, e anche totalmente nuova, l’Italia e i cittadini stanno rispolverando le semplici abitudini lasciate nell’angolo, ma stanno anche scoprendo la potenza del mezzo tecnologico. Le restrizioni a causa del coronavirus, volte alla salute collettiva, stanno infatti digitalizzando l’Italia da nord a sud. Molti settori, dal lavoro, alla giustizia, alla didattica, hanno provveduto in tempi lampo a modernizzarsi attraverso la tecnologia per andare avanti.

Con le scuole e le università chiuse e i divieti di assembramenti, i ragazzi fanno lezione online. Anche la laurea ai tempi del coronavirus è diventata un evento particolare,  unico. Alcuni hanno già conseguito la laurea discutendo via Skype la tesi, nel pieno delle disposizioni attuative, comodamente seduti nel salotto di casa propria, in un vortice di emozioni inedite, a coronare “a distanza“ il successo sudato. Il traguardo sarà ufficializzato con conferimento del titolo a mezzo mail o pec e, una volta finita l’emergenza, probabilmente questi giovani talentuosi otterranno la cerimonia canonica in Ateneo. L’importante è aver raggiunto il traguardo, in un modo o in un altro.  E’ ciò che più conta. Intanto dovranno puntare al futuro.

In questo le giovani generazioni potrebbero trovare esperienze utili nella generazione degli avi. Chi ha vissuto la guerra e le pestilenze ha conosciuto la lunga convivenza con scarsità di ogni mezzo di sostentamento ed ha dovuto affinare strategie di sopravvivenza fisica e morale. Inoltre potrebbero sperimentare, in una logica positiva, la scoperta del proprio essere limitati. Il limite umano rimane infatti elemento costante che abita le diverse generazioni e che ricorda la naturale condizione di povertà ed impossibilità a superare da soli particolari momenti di difficoltà. Momenti in cui impellente e spontanea domina la necessità di solidarietà che ridimensiona ogni presuntuosa onnipotenza.

Mentre appaiono dominanti le richieste alle scienze di un antidoto alla malattia, la condizione di isolamento restituisce una lotta con il senso di precarietà e futilità dell’esistere e una richiesta di “salvezza” e liberazione dalle nostre prigioni. Carcerieri di noi stessi nelle nostre “celle”, nei nostri “manicomi”.  Oggi più che mai deve venire con forza fuori il senso di comunità e dobbiamo cominciare a immaginare il futuro che ci aspetta, liberandoci da tutto ciò che è spurio. Ricordando a noi stessi che “Solo gli uomini liberi possono negoziare. I prigionieri non possono fare contratti”.

Ora più che mai servono idee valide per guidarci in questo passaggio epocale in cui molti, economisti compresi, prevedono che la nostra società non sarà più come prima.

Nell’attesa di una soluzione, la fiducia accordata allo Stato s’intreccia ad una intrinseca quanto condizionata e reclamante fiducia nelle pratiche mediche e sanitarie tradizionali e nel lume della ricerca.

Si continuano a disegnare arcobaleni.

Nel frattempo la luna piena si staglia…e un bimbo nasce….

di Antonella Virgilio

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