Felicità interna lorda

claudio FabrizioNella città del Noi, siamo tutti uguali, siamo tutti fratelli e viviamo in sorellanza. Nella città del Noi, non esiste la povertà, perché non esiste la ricchezza: l’impresa è sociale. Tutti hanno ciò che serve per vivere in armonia con la natura. Nella città del Noi, il benessere non si misura con il Pil, prodotto interno lordo, ma con il Fil, cioè, Felicità interna lorda. Questo significa che la ripresa post-coronavirus deve essere trainata da una consapevolezza sociale e non da una consapevolezza dei mercati che preferiscono la borsa e il profitto al bene comune.

I governi devono garantire la felicità di un popolo, Fil (felicità interna lorda) con ottimi servizi pubblici, ospedali, scuole, trasporti e lavoro senza essere sfruttati. Basta rincorrere il niente, fatto di stress e ansie da prestazione, da desideri irrealizzabili che ci condizionano la vita. Pil, prodotto interno lordo, una regola superata dalla infelicita della condizione umana che ha determinato guerre, fame, disuguaglianza senza pensare alla persona. Ci vogliono regole che insegnino come amare, cosa è l’amore, come studiare e cosa è lo studio. Ci vuole il Fil, Felicità interna lorda, che insegni la convivenza, l’amicizia, la fratellanza, che ci renda felici della felicità altrui. Basta con l’economia del profitto che crea infelicita e distrugge l’amore, basando tutto agli averi e non sulle emozioni. L’economia dei desideri che distrugge le passioni e gli attimi.

Noi siamo tempo, non quelli che abbiamo tempo. Noi siamo tempo di amore donato, non tempo di amore ricevuto. Noi siamo tempo del sociale condiviso, non tempo del profitto. Una nuova concezione di vita fondata sul tutto è di tutti secondo le proprie necessità. Chi può metta, chi non può prenda. In questa logica nuova la felicità sarà per tutti, condivisa da tutti. E quando si condivide l’amore perché si ama il “lebbroso”, gli si apre le porte o lo si aspetta alla fermata e non si lascia a piedi, allora l’amore vince e dona meraviglia non solo a noi che lo pratichiamo, ma anche alle persone intorno a noi che si illuminano.

Si illuminano di nuova luce perché accogliere il “lebbroso” è amore e nel “lebbroso” riconoscono il fratello e la sorella, cioè il Cristo che dalla croce sorride e la Madonna che tutto perdona, anche le porte chiuse in faccia. E ci sorride perché ci ama così come noi dovremmo imparare ad amarla. Ed allora saremo tutti innamorati di um amore profondo fatto di verità e di condivisione nel rispetto delle diversità di ognuno. Questa felicità è il Fil che cambia il modo di vivere perché riconosce all’altro il nostro stesso diritto di esistere e di sorridere con gioia.

di Claudio Caldarelli e Fabrizio Lilli

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