IL COSTO DELL’INCOMPETENZA

Dai numerosi studi condotti su differenti campioni di lavoratori negli ultimi anni, é emerso che solo il 26% di loro ha valutato positivamente il proprio capo. La mancanza di entusiasmo generata da leaders intrattabili, incapaci e pieni di sé si traduce «in una perdita di produttività annua di circa 500 miliardi di dollari».

Il 75% delle persone che abbandonano la propria occupazione lo fa proprio a seguito della frustrazione generata da superiori mediocri, arroganti e che creano problemi invece di trovare soluzioni.

Tutto ció é il frutto, evidentemente erroneo, dei nostri sistemi di selezione che esaltano «le caratteristiche del maschio alfa e cioè il protagonismo rispetto all’umiltà, l’estroversione rispetto alla sobrietà, la voce grossa rispetto all’understatement, l’azzardo rispetto alla saggezza».

I capi che ostentano maggiore sicurezza (e incompetenza) sono preferiti a quelli più competenti e laboriosi che, proprio a causa di questi attributi, appaiono più cauti e indeguati agli occhi dei selezionatori.

E’ arrivato il momento di rivedere completamente i processi di selezione e i managers di Risorse Umane: questo quanto emerso dalla diversa prospettiva evidenziata nella sua recente pubblicazione da Denis Murano. Un libro dedicato interamente alla “denuncia” delle conseguenze di una sbagliata scelta dei capi…

Sulla stessa scia di valorizzazione delle competenze troviamo anche Sergio Marchionne che, in una lettera indirizzata ai suoi colleghi di Fiat Chrysler, sosteneva: “esiste un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano, le fanno accadere… Chi sceglie di abitare lá é perché crede che assumersi delle responsabilitá dia un significato piú profondo al proprio lavoro e alla propria vita.”

Ció che fa riconoscere il vero leader é la passione che ci mette nel fare le cose, in ogni singolo gesto e soprattutto nel raccontarle. Alle persone che affrontano un colloquio di lavoro bisognerebbe chiedere sempre “come pensi di poter fare la differenza?”, perchè per essere costruttivo in un’impresa ed apportare un quid, il proprio unico e apprezzabile quid, bisogna prima di tutto essere la differenza e focalizzarla come vero scopo nella propria  vita.

Le parole chiave da non perdere mai di vista io credo che siano: passione, ambizione, appartenenza, curiositá e sogni. Racchiudono in sé tutto ció di cui si ha bisogno per riconoscere un “competente” che non potrá mai diventare parassita di questa societá che ci vuole invece standardizzati e impotenti vittime… 

Vorrei concludere con una delle piú significative citazioni di A. Einstein che puó  riassumere le caratteristiche di chi come lui é un vero competente: “Non ho talenti speciali. Sono solo appassionatamente curioso.” 

di Tommasina Guadagnuolo

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