Recuperare cibo è coltivare umanità. Il progetto di ReFoodgees- Roma Salvacibo

Lo spreco alimentare non è soltanto uno dei grandi paradossi dell’economia globale con il quale misurare le disuguaglianze sociali, ma è anche uno degli strumenti di presidio della vita umana e dell’ambiente.  

“Il cibo è di tutti” dice Viola De Andrade Piroli, Presidente dell’Associazione ReFoodgees e ideatrice del progetto Roma Salva cibo.  Partendo da questo assunto, l’associazione, nei suoi tre anni di attività, è riuscita a rimettere in circolo quasi 1000kg di cibo al giorno, destinato a finire nel ciclo dei rifiuti.

Ogni sabato i volontari di ReFoodgees, in uno degli spazi più affascinanti e multietnici di Roma, il Mercato Esquilino, recupera e distribuisce le eccedenze alimentari, creando anche spazi di aggregazione sociale.

Abbiamo quindi partecipato ad una giornata di distribuzione, vi raccontiamo com’è andata.

L’appuntamento era all’entrata del mercato in via Principe Amedeo, a poca distanza dalla stazione Termini.

Raggiungiamo Viola e il Presidente del Mercato Salvatore Perrotta nel cortile, passando davanti al grande murale dell’artista Mauro Sgarbi su cui risalta la scritta: Diversità Elemento di vita. 

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Alcuni volontari sono già sul posto per allestire il gazebo e i tavoli.  Il mercato è ancora aperto mentre il numero di volontari continua a crescere: circa venti persone, di diversa età e provenienza, tra cui alcuni ragazzi richiedenti asilo. Il progetto infatti ha anche una valenza sociale e inclusiva.

Il nome ReFoodgees, ci spiega Viola mentre distribuisce guanti, disinfettante e pettorine, viene dall’incontro delle parole cibo e rifugiati in lingua inglese e ci istruisce:

Alle ore 17,00, quando il mercato chiude, un gruppo, diviso a coppie, entra nella struttura a recuperare la frutta e verdura che i banchi vorranno donarci.  Gli altri volontari rimangono fuori e insieme pesiamo il cibo, lo smistiamo e iniziamo la distribuzione. Una parte andrà anche alle associazioni che ne hanno fatto richiesta, come Sant’Egidio e le suore paoline della Balduina. Non abbiamo sacchetti di plastica perché cerchiamo di disincentivare il monouso e non c’è una quantità precisa di cibo da assegnare a chi ne fa richiesta, utilizziamo il criterio della ragionevolezza in base al numero delle persone in fila e alla disponibilità”.

Con Francesco, uno dei volontari esperti, entriamo nel mercato. E’ un’esperienza unica, che rapisce con i suoi colori, voci, odori e prodotti esposti. In poco tempo riempiamo il carrello con l’invenduto donato e torniamo all’esterno dove si è già costituita una fila ordinata e distanziata.

Una suora della Chiesa di S. Paola mi racconta:

Sono originaria del Benin, conosco le verdure che le donne africane preferiscono cucinare e poi sono la più giovane delle consorelle, per questo vengo io”.

 Due ore di intensa attività di recupero, smistamento e distribuzione, ma alla fine tutta la frutta e verdura sarà rimessa in circolo. La bilancia ci restituisce il dato dell’impegno: 971 kg di cibo salvato.

Secondo il Food Wast Index Report 2021 lo scorso anno sono stati sprecati 931 milioni di tonnellate di cibo, tra domestico e filiera industriale; un dato che corrisponde a circa il 17% di tutto il cibo disponibile. In Italia, l’Osservatorio Waste Watcher dell’Ipsos, ha registrato un calo dello spreco, come fenomeno legato alla pandemia, ma i numeri rimangono alti: 3.624.973 tonnellate.

Per rovesciare un paradosso occorre l’impegno di ognuno di noi, partendo dal semplice pensiero che “il cibo è di tutti”.

L’iniziativa si ripete ogni sabato dalle 16,30 alle 18,30.

di Nicoletta Iommi

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