Le lacrime di Iakovidis e l’altra faccia dello sport greco

Theodoris Iakovidis piange, davanti alle telecamere. Si scusa se gli trema un po’ la voce. Non si è qualificato alle finali della sua disciplina, sollevamento pesi, ma non è questo il motivo. “Non piango perché non ho fatto bene, piango perché è tutto finito. Purtroppo non posso gareggiare al 100% e avere la testa calma, allenarmi ed essere in grado di onorare la bandiera che indosso”.

La voce spezzata di Iakovidis è come un faro sull’altra faccia delle medaglie vinte dalla Grecia in questa Olimpiade. Dietro le vittorie di Douskos, Petrounias e Tentoglou infatti c’è una realtà difficile, scomoda e per questo meno nota. Gli atleti ellenici sono costretti ad andare avanti con appena 250€ di sussidi da parte dello stato. Una cifra che non permette in alcun modo di praticare uno sport a livelli agonistici. “Sono molto stanco, non sopporto più questa situazione. È triste vergognarsi di andare dal proprio fisioterapista perché non prende i tuoi soldi, visto che conosce le tue condizioni. Non lo sopporto più. Mi dispiace se ad alcune persone sembra che io stia solo scappando da tutto. Ma non è così, sono stanco. Voglio calmarmi e tornare dalla mia famiglia, per abbracciarli e ringraziarli”.

Era stato sempre Iakovidis a raccontare di come molti sportivi greci fossero costretti a mangiare alla mensa per i poveri di una chiesa di Kallithea, periferia sud di Atene. Accuse raccolte dall’allenatore della medaglia d’oro nel salto in lungo, Tentoglu: “Dobbiamo essere grati a quelle tre taverne di Kalamata che forniscono il vitto al nostro campione. Lo stadio in cui si allena il nostro Miltos non ha fondi neppure per sostituire le luci notturne”.

Stando a quanto si legge su L’antidiplomatico, nella sola area metropolitana di Atene le mense sociali sono passate dallo sfamare 11mila senzatetto a 40mila. 1 greco su 7 è a rischio povertà, oltre il 60% dei lavoratori privati guadagna meno di 1.000 lordi, la tassazione sulla classe media è arrivata al 51%. E intanto si taglia ovunque: sulla sanità, ad esempio, alla quale la Grecia destina solo il 5% del PIL, rispetto a una media comunitaria del 7%.

Dalla sanità allo sport, ovviamente, il passo è breve. “Faccio parte del mondo dell’atletica greca e mi assumo la responsabilità della mia parte nelle lacrime di Theodoros Iakovidis a Tokyo – ha scritto sui suoi social Pyrros Dimas, segretario della Federazione ellenica di sollevamento pesi e tre volte medaglia d’oro olimpica per la Grecia – Credo che la storia di Iakovidis sia, in un certo senso, la stessa storia di tutte le difficoltà che abbiamo attraversato negli ultimi dieci anni. Ho fatto molti errori, ma anche chi prova a fare qualcosa commette errori. Le mie responsabilità sono grandi. Ora sono ancora più grandi”.

Intanto è già partita la corsa alla solidarietà. I tifosi del Panathinaikos, società per cui gareggia Iakovidis, hanno attivato il loro conto corrente di solidarietà per raccogliere fondi per le spese dell’atleta e hanno fatto partire un appello per seguire il sollevatore su Instagram, attirando così gli sponsor e permettendogli di continuare ad allenarsi. Ma la vera conquista è il fatto che si cominci a parlare di tutto questo. “Essere ai massimi livelli è difficile. Quando mi sono infortunato, a Milwaukee, ero solo. È una difficoltà che attraversi come atleta. Molte persone non ne parlano, perché tutti dicono: “Dai, guadagni così tanti milioni, stai zitto”. Invece è difficile. Sono felice che ne abbia parlato e che abbia pianto”. Così Giannis Antetokounmpo, cestista greco di origini nigeriane fresco campione di NBA con i Milwaukee Bucks.

Le lacrime Theodoros Iakovidis valgono quasi una medaglia. Perché lo sport può essere strada di rivalsa, di riscatto, di emancipazione, di salvezza. Ma serve uno Stato che quella strada la possa illuminare.

di Lamberto Rinaldi

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