Camminando dentro le nuvole

Dal pensiero alla parola, dalla parola al silenzio, così, camminando dentro le nuvole sul sentiero del Brancastello, ci siamo avvolti nella nebbia. La ricerca della tranquillità dell’anima, inizia dal Vado di Corno, alle pendici di monte Aquila, sul massiccio del Gran Sasso d’Italia. Una nuvola densa, bagnata, fredda. Una nuvola di nebbia che ci mette alla prova. Ma noi sappiamo che lì, dentro quel banco di nebbia, c’è il respiro della meditazione, ci sono le anime: le nostre. Il pensiero fluttua nell’aria e nell’aria trova vita. Un’aria umida, che odora di roccia muschiata, timo, genziana e sterco di cavalli, di pecore, di mucche, di caprioli e camosci. Un profumo intenso, che si espande dall’altopiano fino al le creste. Profumi veri che ti infondono energia per continuare a salire lungo i crinali, ormai invisibili, tanto è densa la nebbia che ci avvolge. Siamo bagnati, ma felici di condividere una sensazione di benessere che ci nasce dentro lo stomaco per salire, dal cuore fino alla testa.

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Camminando dentro le nuvole, sentiamo l’incorporeità dell’aria, molto più vicina alla nostra parte riflessiva e meditativa, di quanto lo sia ogni altro elemento terrestre. Anche  la montagna sente ciò che noi sentiamo. Se dobbiamo riferirci ai nostri pensieri, a ciò che la nostra anima o la nostra mente produce costantemente, possiamo immaginare onde di energia che si espandono da noi è intorno a noi, amplificate dal riverbero della montagna che in questo caso funge da amplificatore.

Camminiamo dentro le nuvole da più di un’ora, il Brancastello è ancora lontano, come lontano e l’eco dello scampanare delle mucche nei pascoli sottostanti. Un suono molto simile alle onde vibrazionali della campana tibetana. Un suono dolce e intenso, armonico e melodioso, un suono che risveglia in noi l’amore per il creato, per dirla come la dice Omero,  “l’amore per la femmina mia” che non ha nulla di irrispettoso, ma di tanto amore e di tanto amare. Mi piace questo modo di amare la “femmina mia” perché non è mia, così come non lo è la montagna che stiamo camminando dentro una nuvola, ma è “mia” nella condivisione di un amore che ci spinge dalla quotidianità della casa fin sulle vette più alte dell’Appennino italiano.

Così, questo amore, per la “femmina mia” è l’aria. Aria è ciò che inspiriamo. Aria è ciò che espiriamo: il contatto principale tra noi è il cosmo. Aria che entra ed esce dal nostro essere apportando amore in ciò che facciamo. Apportando amore dentro questa nuvola dov’è le nostre anime vivono in armonia con l’aria che inspiriamo. Il Brancastello è ancora lontano, nascosto ai nostri occhi, la nuvola di anime e di amore è un susseguirsi di rocce smosse, canali scoscesi, sassi alla deriva, ma poi d’improvviso una leggera schiarita, ed ecco che appaiono, tra le rocce sconnesse, le stelle alpine. Un manto erboso di stelle alpine. Eccoci dunque nel cuore di un luogo incantato, in cima ad un crestone.

La montagna di quassù ostenta una imponenza insospettata, anche se coperta, trasmette la sua onnipotenza. Ci sentiamo piccoli. Piccoli, fino a divenire noi stessi stelle alpine. Nel silenzio profondo, il disco luminoso del sole, un leggero chiarore che buca la nebbia incessante, e diffonde i suoi raggi sulle bianche masse di roccia, rendendo immateriale quel grandioso paesaggio di cristallo. Abbiamo l’impressione che un corpo celeste sia penetrato nella nostra atmosfera e fosse sul punto di fondersi con noi. Stelle alpine di energia cosmica brillano tra la nebbia, dentro una nuvola di anime, palpiti di vita attraversano l’atmosfera cristallina.

Continuiamo a salire, il Brancastello non spunta, l’orizzonte è nube, dal versante nord è tutto nuvole e nebbia. San Gabriele è coperto. San Nicola è coperto. Fano è coperto. Cerchiara è coperta. Anche l’autostrada non si vede. Noi proseguiamo l’ascesa verso la vetta. Siamo anime. Siamo stelle alpine. Siamo due fratelli che amano la “femmina mia” con lo stesso amore del primo incontro e dentro questa nube il sentimento si nutre delle nostre anime per ritornare puro amore. Inizia una impettita, l’ultima prima di arrivare al Brancastello. Ci sentiamo percorrere da vibrazioni, raggi solari e bellezza di contemplazione. Ciò che è qui è qui. E noi camminando dentro le nuvole siamo sul Brancastello. L’aria  ci ammonisce a guardare l’attimo da cogliere. L’aria vive nel presente è sempre si rinnova.

Così l’amore, come il pensiero deve essere lasciato libero di fluttuare nell’aria, questa è la sua forza originaria che ci riporta al pensiero e alla parola che altro non è che il silenzio. Nel silenzio ritroviamo la parola, la più semplice da pronunciare guardando negli occhi la “femmina mia”: Amore.

di Claudio Caldarelli e Omero Di Marco

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