Shamsia Hassani rivoluzionaria silente

“Voglio colorare sui muri i brutti ricordi della guerra. Se nascondo questi brutti ricordi, cancellerò la guerra dalla mente delle persone. Voglio rendere famoso l’Afghanistan attraverso la mia arte, non la guerra”. Shamsia Hassani, afghana di 32 anni, docente di scultura all’università di Kabul, nata in Iran da genitori rifugiati, nel 2005 rientra nel suo paese. Si iscrive all’università per studiare ciò che l’appassionava. Studiare arte a Kabul. Poi diventare docente. Shamsia, la prima donna street artist che racconta il dolore delle donne afghane. La prima donna che rischia di essere lapidata per poter dipingere, sui muri bombardati, la drammatica condizione delle donne afghane.

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Le arti, la pittura e la scultura, sono un mezzo attraverso il quale alcune donne hanno cercato di far sentire la loro voce. Solo apprendere le tecniche dell’arte urbana e avere la possibilità, in questi ultimi anni, prima della disastrosa ritirata americana, di poter esprimere la sua arte, è stata una vittoria, non solo di Shamsia, ma soprattutto delle donne afghane. Shamsia è nata nel 1988 in Iran, da genitori di origini del Kandahar, racconta il dramma dell’Afghanistan, in particolare l’oppressione delle donne, attaccando frontalmente i talebani. Rischiando la vita. Ogni giorno. Ogni volta che esce per fare un graffito. Rischia di essere lapidata, violentata, stuprata, malmenata e uccisa. Ma Shamsia continua a dipingere sui muri. Ha paura. Piange. Ma continua a dipingere la sofferenza e il dolore delle donne. Ha iniziato a fare graffiti nel 2010, grazie ad un laboratorio organizzato da Combat Communications, “in cui uno street artist inglese di nome Chu, è venuto qui dal Regno Unito per insegnarci le tecniche dei graffiti”. Racconta Shamsia, una ragazza dal viso ovale, dolce, occhi profondi e carnagione ambrata, il sorriso racchiuso nel dolore e nella sofferenza della guerra, capelli neri e occhi neri, il volto pulito ma segnato dalle ferite del sangue e della distruzione. Shamsia una rivoluzionaria silente, dipinge, colora, rappresenta, racconta. Shamsia sogna. Sogna l’amore e la sorellanza nel suo mondo distrutto fatto solo di macerie. Ma non si arrende. Dipinge. Giorno e notte. Dipinge. Anche quando non riesce a trattenere le lacrime per la sofferenza cui è sottoposta, lei e le donne afghane. Le sue donne, le donne dipinte da Shamsia, sono rappresentate come leggiadre silhouette, immerse nei loro pensieri, con gli occhi bassi, chiusi, senza labbra, senza bocca. Sono donne eleganti e gentili circondate da macerie e dal terrore, espressione di un mondo senza voce.

Le donne di Shamsia non sono mute, sono silenti. Non parlano ma rappresentano un sogno senza voce, tra la distruzione e la sofferenza. Dei suoi graffiti ne è piena Kabul, perché attraverso le sue opere Shamsia ha cercato di ricostruire una coscienza femminile in una società patriarcale come, appunto, quella Afghana. In questi giorni di inferno a Kabul, ripiombato nella oscurità totale talebana, le opere di Shamsia sono l’unica speranza, l’unica “voce” silente delle donne afghane. La sua arte è accessibile alle persone che mai andrebbero in un museo o ad una mostra. Shamsia condivide la sua arte con le donne afghane a cui viene negata qualsiasi movimento.

In Afghanistan le donne sono di proprietà degli uomini. Servono per procreare, a soddisfare i loro impulsi sessuali, a tenere in ordine la casa, a badare ai bambini, a farli mangiare e a tacere. Si, le donne servono a tacere. Tacere per far in modo che i loro uomini si sentano potenti e strafottenti. Tacere. Le donne devono tacere per confermare ulteriormente chi detiene il potere, senza neppure badare al fatto che le donne assoggettate e fatte tacere, sono in verità quelle stesse donne che li hanno generati, perché ogni uomo ha abitato il grembo di una donna ed è vivo grazie ad essa. Eppure lo strapotere esiste ed è cruento. Shamsia dipinge questo tacere. Shamsia dipinge questo strapotere. Shamsia Hassani è una rivoluzionaria silente che cambia il mondo giorno dopo giorno. La bellezza delle donne germina nel momento in cui è libero di esprimersi. Questo il compito di Shamsia con i sui graffiti.

 Dipingere, per Shamsia, in pubblico, è sempre stato pericoloso a causa delle continue violenze e delle molestie che ha dovuto affrontare come artista e come donna. Shamsia ha sviluppato quelli che ha chiamato “graffiti sognanti”, una serie di opere che che l’artista immagina per le strade della città distrutta o in luoghi inaccessibili. I suoi graffiti sono audaci, colorati, dove bellezza è atrocità si fondono in un unico mix che chiude gli occhi e fa scomparire la bocca e le labbra delle donne. Il suo ultimo lavoro si intitola “Death to darkness”, un vasetto nero con un Dente di Leone cade a terra mentre incombe la figura scura di un uomo armato di fucile. Il fiore si spezza in alcune parti ma il vaso rimane intatto, anche se la ragazza si dispera portando le mani al volto. Gli ultimi lavori di Shamsia restituiscono al mondo tutta l’angoscia delle giovani donne afghane. L’oscurità che avanza alle loro spalle. Il senso di solitudine ma al tempo stesso anche la forza di resistere, di non voler tornare indietro. Uno dei simboli più presenti è il Dente di Leone, il fiore che simboleggia la forza, la speranza e  la fiducia delle donne. La drammaticità delle donne afghane, si coglie in “Nightmare” dove è evidente la paura per il ritorno dei Talebani, una donna in burqa, con in mano una tastiera di pianoforte, dietro un folto gruppo di soldati teologi che si avvicinano. I graffiti di Shamsia, donne ad occhi bassi, senza labbra, senza bocca, ci fanno sentire direttamente sulla nostra pelle l’ansia, il dolore, la sofferenza delle donne afghane. Shamsia rappresenta tutto questo è molto altro ancora, il desiderio di lottare, per l’uguaglianza, per la sorellanza, per la libertà, per la dignità e il rispetto. Il desiderio di lottare per sentirsi donna senza nessuna contrizione, restrizione, prevaricazione e limitazione. Il desiderio di cambiare le cose attraverso una rivoluzione creativa. Una rivoluzione che si serva dell’arte per parlare al popolo, perché, dice Shamsia, “l’arte è sempre stata questo: comunicazione e rivoluzione. A volere questa rivoluzione è una donna, è Shamsia che è tutte le donne afghane. Shamsia significa “Sole”.

di Claudio Caldarelli e Eligio Scatolini

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