Pandora Papers

Il 2021 è l’anno che ha assegnato il premio Nobel per la Pace ad una giornalista e a un giornalista che si sono battuti, rischiando la vita, contro la censura e i poteri forti. Un premio meritato che sottolinea l’importanza di una informazione libera e indipendente. Fuori dagli schemi e fuori dal controllo politico-economico-finanziario. Il giornalismo indipendente rafforza le democrazie, la partecipazione e la capacità di analizzare gli eventi per poter poi, scegliere come agire. La corruzione, in ogni angolo del globo, affama i popoli, toglie risorse al bene comune, arricchisce pochi e impoverisce tanti. Il giornalismo indipendente combatte, con l’informazione obiettiva, tutti i mali della corruzione e della criminalità. Un Nobel che farà storia e darà nuova energia a tutte le giornaliste, che sul campo, scrivono, cercano notizia, fanno inchiesta.

Il 3 ottobre, il Consorzio di Giornalismo Investigativo Internazionale ( ICIJ) ha reso note i Pandora Papers, una immensa inchiesta basata su 11,9 milioni di documenti sui beni registrati offshore, cioè in paesi dove le leggi sono molto permissive per il fisco. Vuol dire che in quei paesi non si pagano le tasse, o si eludono, o si pagano pochissimo. Centinaia di persone, tra le più ricche del mondo, sono in questi elenchi pubblicati dal ICIJ. Il Consorzio Internazionale con sede a Washington è nato nel 1977 promosso dal Centro di Integrità Pubblica. Ne fanno parte 165 giornaliste/i sparsi in ogni angolo del mondo e lavorano insieme su temi transnazionali, la corruzione, l’evasione, e l’obbligo dei governanti di rispondere delle loro azioni.

Nei Pandora Papers sono coinvolti 35 leader mondiali, centinaia di personalità, imprenditori, politici, direttori, funzionari, attrici, calciatori, e tantissimi altri, al solo scopo di eludere o non pagare le tasse. L’inchiesta dell’Icij coinvolge oltre 90 paesi negli ultimi 25 anni, dal 1996 al 2020. Il Comsorzio ha definito i Pandora Papers “la più grande inchiesta di giornalismo”. Più di 600 giornaliste/i hanno analizzato il contenuto di 2,9 tetrabyte di dati contenuti in milioni di documenti.

I dati sono stati fatti trapelare da 14 aziende di servizi finanziari basate nei paradisi fiscali come le Isole Vergini Britanniche, Monaco, Panama, Singapore e Svizzera. In questi paesi, le imposte sono basse o inesistenti, che rendono facile aprire sedi di comodo, al solo scopo di evasione o elusione. Miliardi di dollari. Miliardi di euro. Miliardi e miliardi di ricchezza nelle mani di pochi. Miliardi “rubati” all’umanita, ai poveri, ai bambini, agli ospedali, alle scuole. Miliardi sottratti al pane.

Nei  Pandora Papers ci sono molte informazioni sulla economia offshore. L’economia nascosta. L’economia dell’evasione. L’economia della sottrazione ai poveri per dare ai ricchi. L’economia che permette a miliardari, politici, imprenditori e criminali, di riciclare denaro, nascondere lenita della loro ricchezza e pagare poco o nulla di tasse. Il Fondo Monetario Internazionale stima, che il ricorso ai paradisi fiscali, cioè all’economia offshore, sottrae alle tasse circa 600 miliardi di dollari all’anno. Una cifra enorme che curerebbe tutti i mali del mondo se impiegata a fin di bene. Una cifra enorme per guarire il pianeta, il clima, la fame, il lavoro, gli ospedali, le scuole, il pane. Una cifra enorme sufficiente per eliminare guerre, migrazioni, violenze, sottomissioni, stupri, schiavitù, una cifra che se ripartita con le basi della economia di Francesco (papa Francesco) porterebbe il sorriso sulle labbra dei bambini, delle donne, degli anziani, una cifra, che ripartita con l’economia di Francesco ci farebbe sentire fratelli tutti e sorelle tutti.

In molti casi, non si parla di evasione, ma di elusione fiscale. Tony Blair ad esempio, ha sfruttato delle lacune legali per non pagare 312 mila sterline di imposte su un palazzo comprato nel 2017. Il Guardian scrive che la mossa non è illegale, ma “evidenzia una scappatoia che permette ai ricchi proprietari di non pagare una tassa che un cittadino qualunque deve invece pagare”. Nelle rivelazioni c’è il re Giordano Abdullah II che governa un paese con enormi difficoltà economiche.

Ci sono molti italiani coinvolti, tra celebrità, politici e mafiosi. C’è un ministro ceco, c’è un attore è un attrice, ci sono riciclaggi mafiosi e elusioni d’impresa.

La più grande inchiesta di tutti i tempi, del Consorzio Internazionale di Giornalisti Investigativi, prosegue. I documenti da analizzare sono ancora tanti, ma saranno divulgati, la trasparenza prima di tutto. Molti governi hanno annunciato che indagheranno sui contenuti della incensata. Aspettiamo di vedere cosa faranno. Intanto il giornalismo indipendente continua a scavare per rendere noti segreti altrimenti occultati. I premi Nobel per la Pace consegnati quest’anno alla giornalista Maria Ressa e al giornalista Dmitry Muratov “per il loro sforzo di salvaguardare la libertà di espressione, che è una condizione preliminare per la democrazia è una pace duratura”, sono un riconoscimento al giornalismo investigativo e d’inchiesta che ci aiuta a capire meglio i mali del secolo, i mali causati dal capitalismo egoistico e famelico che continua ad arricchire pochi e affamarne tanti, ma tanti tanti.

di Claudio Caldarelli e Eligio Scatolini

 

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