La disinformazione contro l’ANPI

In vista del 25 Aprile si intensifica la polemica contro l’ANPI, rea di attenersi all’articolo 11 della Costituzione. Il sistema dei mezzi di informazione, in questo caso di “disinformazione”, mette in campo giornali, radio e televisioni, per dimostrare che la difesa dei valori antifascisti e cosa superata. Gli attacchi all’ANPI, sono qualcosa di più di una semplice “querelle” di inizio primavera. Sono la manifestazione di una crisi isterica profonda che mostra l’inadeguatezza dei mezzi di informazione italiani.

Di fronte alla guerra di aggressione scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, anziché sostenere un dibattito su come conquistare la Pace, da settimane si assiste ad uno sfogatoio pubblico contro l’ANPI, colpevole di aver espresso una posizione di condanna dell’aggressione, di contrarietà all’invio di armi ed a nuove spese militari, di sostegno all’apertura di un negoziato internazionale tra Mosca e i suoi alleati e la Nato che chiami in causa la diplomazia dell’ONU e quella dell’Europa. Posizioni condivise con il più grande sindacato italiano, la CGIL, con Papa Francesco, con le associazioni di volontariato, pacifiche e pacifiste, una ampia parte del mondo cattolico e soprattutto milioni e milioni di cittadine e cittadini.

Questo il punto. Nonostante mesi di martellante campagna di “disinformazione” e propaganda bellica, la maggioranza delle italiane e italiani è contraria alla politica di guerra e all’aumento delle spese militari. Non vogliono, essere considerati popolo belligerante, ma popolo pacifico che ripudia la guerra.

Da qui, la campagna contro l’ANPI. La ripetizione di quanto accaduto nel 2016 quando l’ANPI si schierò in difesa della Costituzione, contro il referendum voluto da Renzi, poi bocciato dagli italiani.

Viene contestato all’ANPI la legittimità di parlare in nome dei Partigiani. Ma le donne e gli uomini della Resistenza, nel Congresso del 2006, decisero di aprire l’Associazione a tutte le persone che si riconoscono nei valori dell’Antifascismo e della Costituzione. E sono tante le persone che hanno aderito all’ANPI riconoscendosi in questi valori. Quando poi strumentalizzano i Partigiani, domandandosi cosa avrebbero detto o fatto in questa guerra, la risposta è quello che hanno lasciato scritto nella Costituzione: il ripudio della guerra.

I Partigiani non avrebbero sostenuto il riarmo della Germania o l’aumento delle spese militari. I Partigiani, insieme a Pertini, avrebbero gridato forte: svuotare gli arsenali per riempire i granai.

Ma la disinformazione non si ferma, crea danni, ferite e lacerazioni difficilmente sanabili. Crea il rigetto delle notizie, causando una regressione percettiva che spinge a pensare che le notizie sono solo propaganda, non riconoscendo più ciò che è reale è disumano. Tutto accade con il preciso scopo di attaccare l’ANPI, di delegittimarla.

Molti, che usano oggi la Lotta di Liberazione per giustificare la guerra è attaccare l’ANPI, sono gli stessi che negli ultimi trent’anni hanno denigrato la Resistenza e insultato i Partigiani, accusandoli di essere assassini. Chi oggi attacca l’ANPI, sono gli stessi di ieri che sostenevano l’equivalenza fascisti-antifascisti, promosso le campagne in favore dei nazisti come Erich Priebke. Chi delegittima l’ANPI sono quelli che votano le leggi di rivincita contro la Resistenza, e votano la giornata degli alpini, contro la quale si è espressa anche Liliana Segre. Sono quelli che intitolano strade e piazze a fascisti di regime e di Salò.

Chi denigra l’ANPI, non vuole la Pace, ma cerca alibi per sostenere la “guerra”. Nel dopoguerra vennero fondati i “Partigiani della Pace” che non erano stati pacifisti, ma che lottavano per la Pace. Questo il miglior lascito della Resistenza difeso dall’ANPI. L’idea che la Pace si conquista con la lotta. Con la lotta alla guerra.

di Claudio Caldarelli

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