L’incanto fonico del silenzio delle parole

L’incanto fonico, attraverso il suono delle parole, ti fa nuotare dentro. Una specie di marea che ti accoglie e ti fa entrare in empatia in maniera immediata, densa e lieve. Sonia Bergamasco in “Resurrexit Cassandra” al Vascello di Roma, ascolta il silenzio del pubblico per trasformarlo, attraverso la sua voce in incanto fonico. La sua interpretazione è una chiamata alla comunità che non ascolta, una comunità che si autodistrugge con la guerra, la pandemia, lo predo di vite, energie e bellezza.

Profezie vicine al tempo inquieto in cui viviamo, il cambiamento climatico, il consumo di natura, l’egoismo e l’avidità. Tutto talmente fuori da ogni ordine naturale da essere naturale e immediato nei disastri ambientali che abbiamo prodotto nel corso degli anni.

La natura è innocente, segue il suo corso, è più potente di noi. Noi siamo di passaggio, ma pensiamo di essere padroni di un pianeta che abbiamo devastato. Se non prendiamo coscienza di questa condizione, saremo destinati a scomparire. Cassandra vorrebbe fuggire dal suo corpo e desidera la morte, ma per lei, condannata a rinascere, inascoltata, reincarnarsi è una condanna che si ripete in un tempo fuori ogni tempo. La sua morte è l’inizio del nostro ascolto che non accade dai tempi della mitologia e non accade nei tempi contemporanei.

La mia amica Vera, mi sottolinea che un ascolto di quella portata può nascere solo dalla solitudine. Una solitudine dalla quale fuggiamo con l’utilizzo di ogni tipo di condizionamento, televisivo, elettronico, pubblicitario. Cassandra vuole essere liberata da questo ruolo di premonitrice e chiede semplicemente di essere ascoltata, solo così la sua voce non sarà più necessaria. “Liberatevi di io” “liberatevi di mio” è il suo grido che si perde nel vento e nella lotta disperata contro la nebbia, fendendo un’ascia. Io sono la puttana del mio tempo, grida, la sacerdotessa, nel silenzio di una platea muta, che cerca di trasformare il silenzio nell’incanto fonico che può rompere l’incantesimo. Ma non è facile guardarsi dentro, chi non lo fa o lo fa superficialmente, è attratto da ciò che accade intorno o da una idea diversa del tempo. Tempo che non abbiamo, scandito da un continuo cambiare pelle che non cambia, però, lo stato delle cose. La lotta a colpi di ascia, contro la nebbia è vana anche se l’abito con cui avviene è cambiato.

La voce di Sonia Bergamasco, un incanto fonico fatto di melodie e silenzi, risuona sul palcoscenico per poi insidiarsi, sibilando, tra le fila del pubblico, rapito dai movimenti, lenti e sinuosi, di una artista che dona se stessa ad ogni respiro.

Le musiche che accompagnano i movimenti, formano  un dialogo fondamentale per aprirsi all’ascolto di ciò che nessuno vuole ascoltare. In scena c’è la musica, il corpo e la voce. La voce che è tutto, soprattutto quando è una voce inascoltata che avverte di liberarsi dell’io, di liberarsi del mio.

La voce, lo strumento musicale di Sonia-Cassandra che in scena ascolta. L’ascolto che chiede è un punto essenziale della nostra vita perché bisogna mettersi sempre in ascolto. Nella musica il rilevo è del suono, ma il silenzio che viene prima e dopo è sempre musica, è ancora musica. È incanto fonico.

di Claudio Caldarelli

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