“TUTTO È CONNESSO” CONFUCIANESIMO ED ECOLOGIA INTEGRALE

silviaAnche il confucianesimo, come il buddhismo, è considerato una religione anche se in effetti è più una tradizione millenaria, una dottrina umanistica, una scuola di pensiero e una filosofia di vita, che una religione vera e propria. Questa dottrina filosofico-religiosa, grazie ai suoi insegnamenti che contemplano la pratica delle virtù in campo familiare, sociale e politico, ben presto divenne la dottrina ufficiale dell’Impero Han, per il suo obiettivo etico-politico che analizza una dimensione importante della vita, ovvero il “come vivere” attraverso l’applicazione di alcune sagge regole e alcune virtù proprie degli uomini. Nella Dinastia Zhou all’incirca intorno agli anni 551-479 a.C. visse il Maestro Kong (Kong Fuzi) il quale fondò la sua scuola di pensiero attraverso formule da praticare per il successo sociale e politico, ovvero i Rén(insegnamenti di Confucio) basati su valori importanti come l’umanità, la benevolenza, l’affetto. Il carattere cinese Rénracchiude il simbolo di «persona» insieme al numero «due» e rappresenta la connessione tra le persone: il Rén è lo studio della relazione che ogni uomo intrattiene con gli altri e con il mondo che lo circonda. In parole povere il confucianesimo indirizza l’individuo alla comprensione dell’importanza di alcune norme basilari molto pratiche che si adattano in maniera naturale alla vita quotidiana e alle relazioni fra individui, prima fra tutti la relazione all’interno della famiglia. La scala dei valori che il confucianesimo trasmette come esempio di una cultura di saggezza, è fondata sull’agire in modo appropriato nel rispetto dei ruoli. Attraverso saggi consigli e detti che indirizzano gli uomini verso la pratica di tutte quelle virtù che si possono applicare alla vita quotidiana, negli insegnamenti di Confucio si riflette la somma di tutte le virtù e l’importanza delle relazioni tra individui a cominciare dalla famiglia, l’amicizia, la scuola e il campo lavorativo, per passare infine alla società  e allo stato, ovvero a quelle relazioni che legano tra di loro gli appartenenti ad una comunità con legami di vario genere (familiari, amicali, lavorativi, statali, ecc.). Viene sottolineato il valore della correttezza, delle manifestazioni di affetto, della saggezza, della benevolenza: Confucio associa i Rén alle montagne, in quanto solide, ferme, ma anche spirituali e durature che possono essere viste da molto lontano e possono essere utili come guida nel cammino. Nel confucianesimo l’obiettivo della vita è quello di raggiungere l’armonia con il tutto attraverso un agire composto ed equilibrato che si integri con l’universo, in tuta la cultura orientale abbiamo visto quanto sia importante curare le relazioni tra il singolo e tutto ciò che lo circonda. Si comincia con il coltivare sé stessi, per passare alla cura della famiglia, dell’ambiente circostante ed infine coltivare il rapporto con lo stato (la polis degli antichi greci) per curare il paese. L’esempio calzante è quello dei vari strumentisti di una orchestra, che nonostante mantengano la loro individualità suonando il loro singolo strumento, sono magicamente in armonia con tutti gli altri strumenti, ognuno suona il suo ma è impegnato nell’ascolto degli altri e allo stesso tempo è impegnato a mantenere il giusto rapporto con tutta l’orchestra, in quanto l’obiettivo comune è quello di riuscire a suonare bene insieme e questo permette l’esecuzione ben armonizzata di una fantastica sinfonia naturale. Nel TIAN REN HE YI troviamo il nucleo della dottrina: cielo e terra e uomini uniti in un unico insieme, questa triade rende inseparabili uomini e natura. Da questa idea, possiamo trovare diverse analogie con l’ecologia integrale e la “Laudato Sì” di Papa Francesco quando dice “tutto è connesso” si riferisce alla interrelazione che intercorre fra uomo e uomo ed anche fra uomo e universo: «Quando parliamo di ambiente facciamo riferimento anche ad una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita, Questo ci impedisce di considerare la natura come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati» (LS139). Papa Francesco ci fa notare anche come il rispetto per gli ecosistemi, sia alla base del nostro status di “creature del creato” ovvero essere parte del tutto, un insieme armonico di organismi viventi in un determinato spazio comune che condividiamo, ovvero l’universo intero.  Parlando di relazione fra le persone e l’ambiente nella LS 119 ci dice: «Se la crisi ecologica è un emergere o una manifestazione esterna della crisi etica, culturale e spirituale della modernità, non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali. Quando il pensiero cristiano rivendica per l’essere umano un peculiare valore al di sopra delle altre creature, dà spazio alla valorizzazione di ogni persona umana, e così stimola il riconoscimento dell’altro. L’apertura ad un “tu” in grado di conoscere, amare e dialogare continua ad essere la grande nobiltà della persona umana». Nel confucianesimo, troviamo alcune similitudini che ci permettono di fare delle associazioni (a grandi linee) sul comune intento di rispetto di sé stessi e dell’altro, sul rispetto dell’ambiente e della natura. Nelle Relazioni appropriate tra le persone del confucianesimo, viene messo in evidenza come l’affetto e l’interdipendenza costituiscono di fatto, il nucleo dell’umanità: «L’allievo Tse Kung chiese a Confucio: Esiste una parola che possa esser la norma di tutta una vita? Il maestro rispose: Questa parola è ‘reciprocità’. E cioè, non comportarti con gli altri come non vuoi che gli altri si comportino con te» e questo più o meno, è lo stesso insegnamento del Cristo nei Vangeli. L’interconnessione sensibile tra il proprio sé interiore e gli altri, costituisce i rapporti basilari per condurre una vita armoniosa e sana. A proposito del confucianesimo e delle “manifestazioni d’amore” osserviamo che i punti focali sono molto simili con quelli del cristianesimo: la pietà filiale, l’amicizia, l’amore fraterno, la lealtà, la correttezza e l’onestà. A tal proposito dice una Réndi Confucio: «Amare gli altri ed avere cura di loro, è agire con umanità. Comprenderli, è agire con virtù». Allo stesso modo ecco un passo della LS 64 che ci riporta all’idea di cura «Se il solo fatto di essere umani muove le persone a prendersi cura dell’ambiente del quale sono parte, i cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede». Amore per gli altri e per la natura, rispetto per il creato e tutte le sue creature, urgenza di modificare il nostro stile di vita per restituire alla Madre Terra ciò che le abbiamo tolto fino ad oggi con le nostre scelte scriteriate ed il nostro stile di vita mettendo a repentaglio interi ecosistemi, devastati dalla nostra visione antropocentrica. Questi sono i punti che ritroviamo nella LS 105 «Il fatto è che l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza, perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza. Ogni epoca tende a sviluppare una scarsa autocoscienza dei propri limiti. Per tale motivo è possibile che oggi l’umanità non avverta la serietà delle sfide che le si presentano, e la possibilità dell’uomo di usare male la sua potenza è in continuo aumento». Ecco, quindi, che possiamo ricorrere a un detto di Confucio perfettamente adeguato a questa ottica di Ecologia Integrale, quella che ci spinge a considerare le nostre responsabilità, il giusto stile di vita, le azioni che ognuno di noi può fare per mettere in pratica gli insegnamenti saggi e anche per rispettare la natura e contribuire al suo corretto e armonico sviluppo, dice il Rén: “Il miglior momento per piantare un albero è vent’anni fa, il secondo miglior momento è adesso”.

Silvia Amadio

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