fiorfiore 2020…l’amore

La semina del grano, a mano, come si faceva una volta, la conosciamo, ma non abbiamo fatto in tempo ad impararla. Era praticata soltanto nei piccoli appezzamenti, non in piano, difficili da lavorare con il trattore. Ci si metteva il sacco di juta a tracolla, (quello che indossiamo mentre camminiamo scalzi nel Terzo Paradiso) con l’apertura verso la mano destra, la mano sinistra per i contadini e la mano del demonio, e poi si partiva. Il grano per essere buono e profumato deve essere seminato con la mano destra. Al primo passo si infilava la mano nel sacco cercando di prendere sempre la stessa quantità di grano, al secondo si faceva un largo gesto con il braccio e si apriva il pugno in modo da spargere il grano in maniera uniforme, davanti e a lato del proprio corpo in movimento. Così Gian Maria Testa descrive la semina. Così, noi, (Claudio, Fabrizio e l’amore) abbiamo camminato scalzi, dentro il solco scavato con i buoi, da Michelangelo Pistoletto, nel bosco sacro di Assisi: il Terzo Paradiso.

Era martedì 8 novembre, una splendida giornata di autunno, scaldati da un tiepido sole, lasciamo la macchina e ci incamminiamo lungo il sentiero che dalla strada mediavale conduce al bosco. Attraversiamo il ponte di pietra, sotto, il fiume è in secca. Intorno a noi l’autunno chiama le foglie che lentamente cadono. Ci frullano intorno, delicatamente ci accarezzano il viso. I colori sono meravigliosi, giallo scuro, chiaro, rosso acceso e ruggine, verde tenue e marrone. Una gioia della natura, tutt’intorno a noi, Claudio, Fabrizio e l’amore. Siamo in tre, per la prima volta. Sono anni che veniamo al Terzo Paradiso portando l’amore nel cuore, ma questa volta, l’amore c’era, in tutto il suo splendore, in tutta la sua grazia. C’era. Anche se lo vedevamo soltanto noi. Ma c’era. Questo ci rendeva felici.

Prima di scendere nel bosco siamo andati ad acquistare una bottiglia di vino. Ne abbiamo scelta una, pensando all’amore che era con noi, l’abbiamo scelta per lei: fiorfiore 2020. Un grechetto bianco, come i riflessi della sua anima immacolata e pura. Un vino garbato, onesto, in purezza, come l’amore che cammina con noi, sui nostri stessi passi, scalza. Scalzo. Scalzi.

Volevamo tenere per lei, la luna del pomeriggio. Volevamo tenerla per lei perché è sola com’è solo il suo coraggio. Volevamo tenerle per lei, la luce di questo autunno, il colore delle foglie. Volevamo tenerla per lei, anche l’attesa che diventa ritorno. Volevamo tenere per lei la più vera di tutte le stagioni, con i suoi sogni, i suoi dolori, le sue gioie e i suoi battiti del cuore. Volevamo tenere per lei questo giorno, così magico, così bello, così incantato, che abbiamo voluto tenerlo anche per noi, per condividerlo in “sorellanza”.

Siamo entrati nel cerchio più grande, quello centrale, ci siamo avvicinati al palo di acciaio che unisce cielo e terra. Ci siamo guardati. Timidamente. Forse non eravamo ancora pronti. Gli occhi hanno parlato per noi. Ci siamo tolti le scarpe. Ci siamo tolti le giacche. Ci siamo tolti  i calzini. Abbiamo indossato il saio. Tutti e tre. Claudio, Fabrizio e l’amore. Senza parlare. Abbiamo guardato il cielo. Ci siamo abbracciati al palo. Abbiamo respirato. Anzi abbiamo sospirato, felici di tanta felicità. Poi, lentamente abbiamo iniziato a camminare, scalzi, compiendo un giro, poi due, poi, non c’è l’abbiamo fatta a fare il terzo giro, i piedi facevano male, quasi sanguinavano. Ma eravamo felici. Gioiosamente felici. Eravamo, lì nel Terzo Paradiso, soli, avvolti dal cielo, tra le foglie che danzavano intorno a noi, quasi a rallegrarci per essere lì. Ci salutavano. Ci facevano ciao, posandosi dolcemente sull’erba.

Poi la panchina, di legno stagionato. Vicino alla torre del mulino ad acqua. Una tovaglia con dei cuori disegnati. Tre bicchieri. L’amore conta tre bicchieri. Poi la bottiglia, il grechetto 2020, dal nome che è un abbraccio d’accoglienza: fiorfiore.

L’amore da oggi, per noi, sarà:fiorfiore.

Claudio Caldarelli – Fabrizio Lilli

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