La folle vita

Richiama The Father, con Antony Hopkins, ma è al femminile questo nuovo film appena uscito questi in Italia e intitolato La Folle Vita. E ha un tocco più delicato nel riprendere il tema sempre attuale della demenza senile. Sul filo iniziale della tipica commedia francese, Ann Sirot e Raphaël Balboni staccano un loro originale e avvincente stile cinematografico per avviarci man mano dentro lo sfondo serio del contesto. Rappresentando in parte la vicenda realmente vissuta dalla coppia registica belga, i due personaggi Alex e Noémi vorrebbero concepire un figlio, ma la crescente demenza di Suzanne, la madre di lui, li costringe alla dura necessità di dedicarsi principalmente a lei. Tornano così a mettere da parte un desiderio che già da tempo stavano procrastinando. Le loro propensioni e i loro atteggiamenti verso Suzanne, però, sono diversi, gradatamente divergenti, e alla fine del tutto opposti. Noémi si mostra più comprensiva, elastica, con una sensibilità di comprensione, intuizione femminile maggiormente assecondante. Alex, invece, non riesce a sottrarsi – nei discorsi e nei gesti – alla rigidità di una risposta esteriormente razionale, nei confronti dei sempre più conclamati scarti materni dalla normalità. Tensioni e incomprensioni crescono nella coppia schiacciata contro il muro di un dilemma che si prospetta irrisolvibile. Scriviamo muro, perché davanti una parete fisica si trovano realmente Noémi ed Alex nei loro incontri psicoterapici, da soli o insieme a Suzanne. Il colore del muro e dei vistiti indossati dai personaggi intessono al contempo anche il tocco aggraziato del racconto, fino a costituirne il tono stilistico ed emotivo davvero originale, innovativo. Questo anziché togliere sostanza a un dramma molto vissuto nella nostra contemporaneità, gliela restituisce per contrasto, in un insolito taglio di luce tanto reale, quanto cinematografico che sorprende e commuove. Fino all’ultima scena – ariosamente luminosa.

Riccardo Tavani

 

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