L’ottobrata cinematografica romana
C’è un patto non scritto tra la città eterna e il mutevole tempo in divenire. Un patto che notoriamente prende il nome di Ottobrate romane. Anche per questa 20ntesima edizione della Festa del Cinema di Roma, dal 15 al 26 ottobre 2025, esso è stato rispettato. Almeno nella sua prima settimana, a parte un non convinto stormir di gocce la sera del primo giorno, e qualche nuvola mattutina presto diradata col salire del sole. L’ottobrata, però, non la decreta soltanto il clima, ma anche il pubblico. Che almeno qualche volta debba venire a respirare l’atmosfera dell’Auditorium, la gente di Roma lo sente. Anche questo è un patto non scritto, ma gentilmente profondo. Negli spettacoli serali di punta, con i film per il grande pubblico, le due sale, Petrassi e Sinopoli, sono sempre sold out. Ai cast presenti in sala dei film proiettati vengono sempre tripudiate ovazioni e affetto. All’esterno, il bordo del tappeto rosso è sempre assiepato da gente, pronta con il telefonino in mano per un selfie con dive e divi di turno. Ma è già dalle prime ore del pomeriggio che sono gremiti i banchi e i tavolini dei bar, dei numerosi punti di ristoro, e gli stands commerciali circostanti. Già al mattino, a partire dalle 8.30, ci sono le proiezioni per gli accreditati della stampa e di altro tipo. A queste prime proiezioni, seguono quelle delle 11-11.30, anche al Teatro Studio Borgna. Nel pomeriggio, dopo l’interruzione pranzo, si riparte subito già dalle 14.30 anche alla sala cinema del Museo Maxxi, al Teatro Olimpico, al Cinema Giulio Cesare, e a Villa Borghese, alla Casa del Cinema. Gli ultimi film iniziano alle 21.30, per finire verso la mezzanotte. La fabbrica ‘Festa Cinema Roma’ non si ferma mai, è sempre in piena, pulsante attività. 163 sono i titoli in programma, provenienti da 38 paesi, più numerosi altri eventi come anteprime, episodi di nuove serie tv, incontri, masterclass, conferenze stampa, retrospettive e mostre. Film, documentari del presente, ma anche del passato. Tre i concorsi: Progressive Cinema, Migliore Opera Prima, Miglior Documentario. Poi il Premio del Pubblico, e quelli assegnati a personalità e autori di prestigio: Lord David Puttnam, Edgar Rice, Nia DaCosta, Richard Linklater, e Jafar Panahi.
Seguire tutta questa cornucopia di offerte è umanamente impossibile. Si dovrebbero vedere 16 film al giorno. Dunque, anche un critico cinematografico, che per dovere d’ufficio ne deve seguire quante più possibile, non può che rassegnarsi alla parzialità del limite.
Di seguito i titoli che sono riuscito a vedere fin qui.
Hen, Breve storia d’amore, Cinque secondi, L’enigma Velázquez, The Librarians, Put Your Soul on Your Hand and Walk, L’accident de piano, Stardust: A Story of Love and Architecture, La vita va così, Palestine 36, California Shemin’, Nino, Le Chant des Forêts, Vie privée, Leibniz – Looking for Nivola, Chronicle of Lost Painting. Ora ci limitiamo a stringatissimi commenti su ognuno di questi film, proponendoci di riparlane meglio in altra sede.
Hen. Non è un film d’animazione. Geniale viaggio e tentativi di fuga di una gallina e intreccio con la losca storia di rapaci umani. Da non perdere assolutamente quando esce. Breve storia d’amore.Commedia di corna, vendetta e psicanalisi, acclamata dal pubblico. Niente di nuovo sotto il solo, ma l’intrigo è originale, ben congegnato, con Pilar Fogliati che si distingue nel quadrilatero amoroso. Cinque secondi. Una morte iniziale seguita da una nascita un po’ telefonata nel finale. Sulle colline toscane il titolare di un prestigioso studio legale, affitta un casale per rinserrarvisi dentro. Ma dei giovani agricoltori alternativi, e un macigno interiore che non può fare a meno di affrontare lo risospingono sulla scena del mondo. Insomma, un po’ così… L’Enigma Velázquez. Enigma non della persona, ma della pittura di questo genio spagnolo. Eccellente documentario francese, che sarà distribuito anche in Italia, e dunque da non perdere per chi vuole capire il suo pensiero, il suo mestiere, la sua arte sublime. L’accident de piano. Acido puro nelle tonalità narrative e nello spirito cinematografico. Proprio per questo è piaciuto. Una influencer congenitamente refrattaria a qualsiasi tipo di dolore fisico, posta dei brevi video in cui si fa male nei modi più raccapriccianti, senza conseguirne danni letali, e comunque auto guarendo presto. Ma qualcuno conosce il segreto del suo incidente del pianoforte, e l’indifferente acido puro comincia chimicamente a reagire, ribollire. Stardust: A Story of Love and Architecture. Il ritratto profondo, ma allo stesso tempo frizzante e in sintonia con la propensione ironica dei coniugi Robert Venturi e Denis Scott Brown. Pur avendo studiato a fondo i modelli classici dell’architettura e dell’arte, a metà del ’900 sconvolgono teoria e prassi della loro disciplina, partendo dalla città di Las Vegas, e facendo leva sul concetto di complessità e contraddizioni nell’architettura, che diventa il titolo di un celebre libro. Palestine 36. L’afflusso in Palestina di ebrei da tutto il mondo, secondo il disegno sionista, appoggiato dai militari inglesi occupanti, durante il periodo del cosiddetto Mandato Britannico. È il 1936. La ferocia dei militari inglesi e dei coloni è il segno a fuoco di un inizio che non è mai finito. California Shemin’. Tratto dalla storia vera di due rapper scozzesi che per sfondare si fingono californiani, con l’intento poi smascherare il razzismo dell’industria musicale mondiale. Riescono a ingannare tutti, bruciando in modo travolgente le tappe, arrivando alla soglia del grande successo internazionale, ma qualcosa irrompe e si mette di traverso. La vita va così. Ispirato alle diverse storie vere di solitari ma tenaci, incorruttibili oppositori all’invasione militare di ruspe e bulldozer della speculazione edilizia. Il regista Riccardo Milani dopo l’Abbruzzo approda in Sardegna, dove la piaga è particolarmente virulenta. Stavolta vicino a Virginia Raffaele ci sono Aldo Baglio e Diego Abbatantuono. Commedia, dunque, ma a sfondo serio. The Librarians. Sconvolgente documentario sul pesante, minaccioso – anche fisicamente – attacco, assalto alla cultura sotto Trump. Davvero impressionanti le testimonianze soprattutto di libraie e bibliotecarie sulle massicce campagne d’odio, aggressioni, minacce via social e dal vivo di cui sono oggetto da suprematisti, razzisti, invasati religiosi per mettere al bando moltissimi libri e farle licenziare dalle scuole e dalle istituzioni culturali pubbliche. Ma la loro resistenza, al momento, sembra non farsi piegare del tutto, segnando anche qualche punto a loro favore. Da non mancare. Vie privée. Una psicanalista, un paio di suoi singolari pazienti, una delle quali muore improvvisamente. Ed è subito thriller. Giocato anche in chiave di commedia, mantiene però efficacemente tensione, suspense e mistero fino alla fine. Cast di prestigio: Jodie Foster, Daniel Auteuil, Mathieu Amalric, Vincente Lacoste. Le Chant des Forêts. Nonno, padre, figlio nelle brume notturne e aurorali dentro le foreste del nord della Francia alla ricerca di animali scomparsi dalla vista umana. Documentario raffinatissimo, in sospensione continua tra lunghe attese e apparizioni improvvise, scatti fotografici e riprese da paradiso perduto. Nella mimetizzazione tra rami e fogliami silenti animali e uomini si riconoscono. Put Your Soul on Your Hand and Walk. Una regista iraniana esule in Europa in video chiamata per due anni con una ragazza palestinese che oppone sempre il suo sorriso stupendo al racconto interiore ed esteriore della prolungata tragedia quotidiana di Gaza. Ben oltre la testimonianza, lo spirito di un intero popolo fatto ogni giorno a pezzi, ma che rifiuta di lasciarsi dichiarare morto. Nino. Scabra odissea cittadina alla ricerca del vero affetto, della vera amicizia tra diversi imprendibili affetti e amici. Dopo una visita per un leggero mal di gola, a Nino viene consegnato un referto di papilloma virus. Gli dicono di tornare dopo tre giorni accompagnato da una persona vicina per iniziare la chemioterapia. L’intensità della situazione e dei sentimenti interiori scaturisce proprio dalla scarnezza, a tratti desolazione degli ambienti e delle relazioni. Looking for Nivola. La poco conosciuta vicenda di Costantino Nivola tra la comunità artistica di New York e la Sardegna abbandonata e ritrovata. Un bel documentario che restituisce al grande pubblico la storia, il volto, la voce, le opere di Nivola, costretto a fuggire dall’Italia fascista e che diventa in America uno degli scultori più apprezzati, soprattutto per i suoi grandi bassorilievi collocati in spazi e strutture pubbliche, direttamente a contatto anche fisico con le persone. Leibniz – Chronicle of Lost Painting. Formidabile film del novantaduenne Edgar Reitz sul ritratto del genio matematico e filosofico di Leibniz, commissionato da una regina che da ragazza ha studiato con lui. Pittura e filosofia in un confronto serrato e a tutto campo che squarcia significati imprevisti sull’intera esistenza e vicenda umana. Un pre/testo per restituirci in drammatica, dinamica e ironica sintesi la bellezza del pensiero multidisciplinare di una delle più sorprendenti menti umane. Premiato nella gremitissima Sala Petrassi da Nanni Moretti quale Maestro di Cinema, ha detto che quasi certamente questo è il suo ultimo film. Al che il regista italiano gli ha chiesto se non se la sentirebbe di battere il record di Manuel De Oliveira, che ha girato anche dopo i cento anni, morendo a 104. Reitz ha risposto che il regista portoghese è un caso a parte: premiato a Cannes a 96 anni, è salito sul palco aggrappandosi con le mani e un balzo, senza usare la scaletta.
Riccardo Tavani
Foto. Immagine ufficiale del Roma Cine Fest 2025: Federico Fellini in una ripresa di Giulietta degli Spiriti.

