Rosso Pompeiano, l’attimo senza fine di un’era detta finita

Oreste Scalzone è conosciuto nella storia contemporanea italiana come uno dei fondatori e dirigenti del gruppo extra parlamentare Potere Operaio, e poi dell’Autonomia Operaia. Nell’operaismo c’è dunque il suo inizio e la sua destinazione, se non vogliamo dire proprio destino. Una mattina del marzo 1968, dall’ultimo piano della facoltà di Giurisprudenza a Roma, i fascisti gli lanciano un banco addosso che gli frattura gravemente la schiena. Testimone dell’episodio, proprio mentre faceva il servizio d’ordine, contro i fascisti, all’ingresso della prospicente facoltà di Fisica, un futuro Premio Nobel, Giorgio Parisi. E con lui molti altri/e che saranno docenti nelle facoltà sparpagliate intorno. Esule a Parigi dopo il 1977, e per diversi anni, Scalzone la elegge – più che a residenza – a portineria permanente, perché è solo in un vecchio locale di quel tipo che riesce a trovare alloggio con la sua compagna Lucia. E proprio qui, una dozzina di anni fa, viene a conoscerlo Prescillia Martin, una giovane attrice francese, che con il tempo matura il progetto di un film con lui come attore.

Il film è Rosso Pompeiano, ambientato a Napoli, in un centro sociale occupato da un gruppo di ragazze e ragazzi, che non solo vivono le difficoltà delle militanza politica di sinistra dei nostri giorni, ma sono in procinto di essere sgombrati dalla polizia, su pressante richiesta della famiglia proprietaria dell’immobile. È in questa situazione che fa rientro in città Emiliano, un vecchio militante napoletano degli anni ’70. E lui prende alloggio proprio in uno degli ambienti occupati. Non perché è là che decide di ospitarlo l’occupazione, ma per tutt’altra ragione. Emiliano ha un suo legame speciale con quel luogo: quasi un’eredità. Proprio un membro della famiglia occupante, ora scomparso, ma anche lui militante di quel tempo, glielo aveva lasciato come alloggio. Rosso Pompeiano, come noto, è una sfumatura di colore particolare, un’ocra rossa a base di ferro, che assume anche altri nomi: Rosso d’Ercolano, Terra di Pozzuoli, Rosso Inglese. In questo film, però, è il riverbero ancora vivo dentro la sfera intima e politica di Emiliano che, a dispetto del tempo passato, si proietta ancora sul luogo e sulle sue vicende presenti e future. Tutto lì è ancora quel Rosso Pompeiano, fatto di lotte, ideali, parole, pensieri, articoli su giornali allora stampati nel vermiglio delle battaglie. Ma quando la polizia arriverà in forze a intimare lo sgombro, tutto quel pur vivo passato saprà reggere l’urto brutale del presente? Un’epoca, quella dell’assalto al cielo, è definitivamente tramontata, sepolta sotto la lava eruttiva del mutamento d’epoca, o un barlume d’aurora balugina ancora proprio sulla soglia di un attimo cruciale e senza fine? L’attimo, nella dialettica hegeliana “servo-padrone”, della decisione: opporsi o sottomettersi?

Priscillia Martin, al suo primo lungometraggio, realizza un’opera perfettamente ambientata e in sintonia con quella realtà sociale e culturale partenopea, dirigendo un gruppo di giovani leve, con qualche piccola esperienza sullo schermo, che riescono a dare autenticità ai loro personaggi. Iaia Forte è l’unico volto veramente conosciuto dal grande pubblico, nel ruolo dell’antagonismo proprietario al protagonismo sociale giovanile e al deuteragonista interpretato da Oreste Scalzone. Il personaggio di quest’ultimo è certamente nelle sue corde umane e storico-politiche, ma questo non gli impedisce  di renderlo con un’asciuttezza interpretativa, non priva anche di qualche movenza e inflessione dialettale napoletana. Produttori Gilles Sandoz, Massimo Spano. Distribuzione Michelangelo Film. Durata 93 minuti.

Lunedì 11 maggio a Roma, Cinema Farnese, Campo de’ Fiori, alla presenza della regista e di Oreste Scalzone.

diRiccardo Tavani

 

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