Lontani, nel deserto cileno, o in sé stessi, sempre nella Nueva Ola cine-spagnola

Roma, 7 maggio 2026, Cinema Barberini. Seconda giornata del Festival del Cine español y latinoamericano La Nueva Ola. Il primo film alle 14.30 è Muy Lejos, una coproduzione ispanico-olandese. Ed è proprio nella città di Utrecht che il protagonista si smarrisce, incapace di tornare a Barcellona. Esordio alla regia di Gerard Orns, Premio Speciale della Giuria di Malaga, Migliore Attore a Mario Casas. In replica sabato 9 maggio, ore 19,15.

Alle 16.30 non si può fare a meno di accorrere a Tangos, El exilio de Gardel, il capolavoro di Fernando ‘Pino’ Solanas del 1985, e a cinquant’anni dal golpe in Argentina nel 1976. Un gruppo di esuli argentini a Parigi tenta di mettere in scena uno spettacolo dedicato a Carlos Gardel, il grande cantante e attore, figura mitica ed emblema del Paese. Per i suoi contenuti non solo musicali, ma anche politici, i finanziatori francesi si ritirano dall’impresa, facendola fallire. Il film è un alternarsi di  numeri di tango e canto, con la voce di Gardel,  musiche originali composte da Astor Piazzolla, ed  eseguite dalla gloriosa orchestra di Osvaldo Pugliese. A rivederlo oggi non ha perso niente 2025 dello smalto di allora, e anzi, sembra averne guadagnato. Per Millennial e Generazione Z, questa è un opera che va recuperata alla memoria di domani. In replica domenica 10 maggio, ore 11.

Alle 19.15 Cuerpo Celeste, una originale coproduzione italo-cilena guidata da Alessandro Amato per l’Italia. Il deserto di Atacama si estende dal Perù meridionale al Cile settentrionale. È a ridosso dell’Oceano Pacifico che prima lo ricopriva. Per questo sotto la sua sabbia e tra i suoi costoni rocciosi si trovano ancora molti resti fossili animali, tra cui quelli delle balene. Ed è proprio davanti all’Oceano che si accampa una famiglia, padre, madre, figlia ed altri loro amici alla ricerca di resti. Ma davvero stanno ricercando solo fossili? O ossa più recenti? Come accade molte volte nel cinema, i personaggi femminili vengono a rappresentare la stessa coscienza della nazione in cui si svolge la vicenda. Non fa eccezione Celeste, la ragazza del titolo, che è tutto il corpo del Cile ancora smarrito nei traumi della propria storia recente, ancora vivi appena sotto la sabbia che li occulta. In replica sabato 9 maggio alle 11.30.

Tra la fine di questo film e l’inizio di quello successivo viene offerta una prima cerveza, una birra fresca, agli spettatori entranti e/o uscenti. Alle 21.30 Las Corrientes, storia di Catalina, detta Lina, o Cata, affermata stilista di moda, con un marito perfetto e una bambina adorabile. Tornata a Buenos Aires dopo un periodo di lavoro trascorso a Ginevra, si trova inspiegabilmente mutata. È assente, smarrita a sé stessa, in preda a visioni e vertigini sull’orlo della follia. L’acqua è l’elemento che l’attrae e la respinge insieme. Il suo è molto più che il freudiano disagio della civiltà. È più vicino all’impossibilità di essere autenticamente sé stessa, perché non c’è verità fuori e al proprio interno. Un film che, per le sensazioni e gli stati emotivi astratti, complicati su cui si muove, avrebbe potuto facilmente slittare senza una sensibilissima interpretazione della protagonista, l’attrice argentina di origine mapuche, Isabel Aimé González Soia. Nell’incontro con lei dopo il film, a una mia domanda su quale fosse stato il suo riferimento interiore per mostrare sullo schermo fisicamente, nel viso, nelle mani, in tutto il corpo il passare tra tutte queste indefinibili sensazioni, ha risposto: “Sentire sempre il mio personaggio come una neonata originariamente innocente, incontaminata”. È vero: siamo sospesi sulla voragine della follia, senza speranza di autenticità, eppure innocenti come neonati.

L’ulteriore birra offerta alla fine della proiezione è servita a tenere ancora a lungo i capannelli di persone a discutere di quest’ultimo e di tutti gli altri film della seconda giornata. Non sono neanche mancati i frizzanti squarci di animazioni grafiche della peruviana quechua, residente a Barcellona, Rocio Quillahuaman, dette Anatomia dell’ansia.

Riccardo Tavani

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