Nino Cordio – Misteriosamente inventato

Un film documentario di appena quaranta minuti. Francesco Cordio, il suo autore, ti fa entrare con discrezione in esso attraverso i versi di Pasolini Le ceneri di Gramsci, letti da un attore lungo i vialetti sterrati del raccolto Cimitero Acattolico di Testaccio a Roma. “Sarà una passeggiata visiva breve”, dici tra te e te, “solo poche file di lapidi e steli della memoria di Nino Cordio, il padre del regista”. In effetti è così, ma proprio quando arrivi alla fine del film e fai per uscire, non ci riesci. Perché pur sapendone poco o niente di quel pittore, scultore, incisore, acquafortista siciliano, le sue opere ti dicono invece che voi due vi conoscevate, e da molto tempo. Così che tu vuoi riandare a lui, riscoprire nei tuoi ricordi i segni grafici, scultorei che ha inciso in te, con la voce dei suoi pennelli, dei suoi scalpelli, quasi fossero cadenze metriche di poesie per gli occhi, che risuonano in perfetta sinestesia, però, anche nelle orecchie. E vai alla ricerca di altre immagini, parole, testimonianze, dette o scritte, e sulla rete ne trovi molte. Per questo non riesci a uscire più da quel giardino di memorie tue. Una volta ritrovato un amico che è riaffiorato, misteriosamente, da tali profondità in te, non vi potete più abbandonare. O l’hai solo inventata, immaginata, tu questa amicizia?

Sepolto non lontano dalla tomba cinerea di Antonio Gramsci, a fare compagnia a Nino Cordio tra quei vialetti c’è anche Niní Suriano, magistrato e letterato, padre dello sceneggiatore di questo film Francesco Suriano. Ma quando la macchina da presa arriva alla lapide di Andrea Camilleri è come se sentissi Nino bisbigliare il verso di Dante Alighieri: “Che, come vedi, ancor non m’abbandona”. A Camilleri è successa più meno la stessa cosa. Incaricato da un editore di redigere una collana su artisti siciliani, va a trovare Nino Cordio e sprofonda misteriosamente anche lui nell’obliata loro amicizia ab origine. Eppure quando lo incontra quella prima volta gli sembra di non conoscerlo affatto, di non ricordarlo proprio. E poi, anche se si vedono o si sentono a distanza di tempo, non si sono mai più abbandonati per tutta la vita. E, dobbiamo dire – anche dopo essa. Non a caso, perciò, Camilleri è uno dei protagonisti di questo film, volto e voce generosamente loquace nel restituirci il mistero Nino Cordio. L’altro protagonista è Leonardo Sciascia, a cui si deve il titolo stesso del film. “C’è qualcosa di misterioso, di misteriosamente inventato, nelle acque forti di Cordio, un genere nuovo e suo” scrive Sciascia nella prefazione al catalogo di una mostra dell’artista.

Il pregevole film di Francesco Cordio dà voce ad altre importanti testimonianze, da quella di Enzo Siciliano, a quella del mitico Ruggero Orlando, che gli dedica un servizio del telegiornale per la sua mostra a New York, in cui tutte le opre esposte sono immediatamente vendute. Dalla scultura, alla pittura, agli affreschi su muri, alle acqueforti, acquetinte, manufatti di grandi, piccole e piccolissime dimensioni, l’artista opera con una sua singolare materica leggerezza gravitazionale. Ma cos’è dunque questo suo mistero dell’invenzione, che ti trascina e ti trattiene dentro l’ineffabile spiritualità della sua materia artistica? E se è un mistero, è davvero possibile rispondere, staccare una verità? Nell’atto istantaneo dell’amicizia insita in sé, l’opera di Nino Cordio convoca personalmente proprio e soltanto te, a dialogare epidermicamente, esteticamente con essa attraverso una sintesi simultanea di tutti i sensi. Ti senti posto di fronte a un faccia a faccia, a un confronto stringente con il senso stesso dell’esistenza. Quelle opere abitano e sono abitate, infatti, da qualcosa che dalla  superfice al loro sottosuolo sprofonda intimamente anche in te: la Natura. Nel senso che la Natura che anche individualmente noi siamo si trasferisce dall’interiorità, dai pori della pelle, dalle sinapsi cerebrali alle mani, alle dita di Cordio, per poi travasarsi atomicamente in noi. Inoltre, non solo nelle forme atavico-contemporanee, ma anche in ogni suo gesto più altamente e squisitamente artistico c’è qualcosa di originariamente fuori del tempo: la sua sapienza artigianale, ossia qualcosa che noi non possiamo fare a meno di riconoscere immediatamente.

Questo è solo il tentativo di capire il mistero Nino Cordio, da parte di qualcuno che– come me – non lo conosceva affatto, né personalmente, né attraverso le sue opere. Opere che gli sono risalite da dentro, solo attraverso la loro visione attraverso le immagini contenute nel documentario Misteriosamente inventato, che il figlio Francesco si portava anche lui dentro, apparendo costantemente in esso fin da bambino. Documentario, inoltre, anche molto recitato, avendo il regista fatto interpretare il padre dal bravo attore siciliano Ivan Giambirtone, che richiama la figura paterna nei suoi tratti somatici e linguistico-dialettali. A chi scrive non resta che un prossimo inevitabile appuntamento a Santa Ninfa, in provincia di Trapani, città natale dell’artista dove ha sede anche un museo a lui dedicato. Produzione Cinemario. Durata 41 minuti.

Foto: L’artista accanto a una sua opera; Nino Cordio, il figlio Francesco e Leonardo Sciascia.

di Riccardo Tavani

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