Roma Golpe Cinema Capitale

Non è solo una faccenda di cinema, ossia non è una delle tante passeggiate romane. Riguarda tutto il sistema di mani sulla città, per richiamare un altro celebre titolo, di speculazione immobiliarista commerciale, tradizionalmente nazional-canagliesca, e in particolare palazzinaro-romanesca. Anche perché a riattualizzarla in maniera acutamente devastante sono fenomeni quali la rapacità dei grandi fondi internazionali, l’over turism, la gentrificazione, una mutazione abitativa, da pasoliniano sterminio sociale e antropologico.

La scintilla esplosiva, però, la innesca Dagospia, la web agenzia di retroscena e gossip diretta da Roberto D’Agostini, attivamente effervescente da un quarto di secolo abbondante. La notizia è a pallettoni incatenati. Non tanto che il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, di Fd’I, e il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, del Pd, abbiano stipulato l’anno scorso un accordo sulla sistemazione definitiva del vecchio prestigioso cinema Metropolitan, alla fine di Via del Corso, verso lo sbocco con Piazza del Popolo, chiuso da ormai quindici anni. No, questo era noto. Ma Dagospia ci torna sopra in questi giorni per un altro fattore. Un elemento che gli fa bollare il patto con la caustica dicitura di Fascio e Martello.

A rendere concretamente possibile la stipula, infatti, sarebbe stato un altro atto parallelo: l’affidamento diretto, ossia senza bando e gara, di 550 mila euro alla società Fondazione Piccolo America, per le sue rassegne cinematografiche estive. Dietro tale realtà c’è il collettivo militante-cinematografico del Cinema Troisi, al centro di Trastevere, a pochi passi da quello di Nanni Moretti, il Nuovo Sacher. Leader indiscusso del collettivo è Valerio Giuseppe Carocci, bollente ideatore, freddo ragionatore, infallibile esecutore. L’origine dell’intero collettivo è quella della lunga,  vittoriosa occupazione dell’ex Cinema America, sempre a Trastevere, a ridosso di Piazza San Cosimato, per sottrarlo alla speculazione turistico-edilizia. Una storia che si riallaccia a tutta la tradizione di lotte sociali della sinistra romana di movimento, alternativa ai partiti istituzionali della capitale, dal Partito Comunista Italiano di allora, al Pd di oggi. L’ex Cinema Induno, oggi Troisi, viene ristrutturato e assegnato al Collettivo, proprio in ragione di quella lotta. Non solo una grande, elegante monosala, con circa 300 poltrone, ma anche uno spazio di libera connessione web, nel quale – dalla apertura mattutina alla chiusura notturna – schiere di ragazze e ragazzi si avvicendano per scrivere, studiare, progettare, facendo mensa e aperitivo nell’ottimo bar del cinema. Una realtà, ormai consolidata, anche per la qualità della proposta, che ha ricevuto consistenti finanziamenti sia pubblici, sia privati.

A garantire lo scellerato patto spekulativo Fascio e Martello, dunque, avrebbe dovuto essere proprio il silenzio-assenso di Valerio Giuseppe Carocci per il doppio lauto compenso diretto, ricevuto sia da Regione Lazio, sia da Comune di Roma, assommante alla cifra complessiva di 550 mila €. L’accordo Rocca-Gualtieri prevede la consegna non solo della multisala sul piano stradale, ma di tutto l’immobile di tre piani, più uno interrato, a una società privata per la realizzazione di un centro commerciale di prestigio. Solo la vecchia sala 4 del cinema verrebbe conservata come spazio multimediale e multifunzionale, con 99 posti disponibili. La società è la DM Europa, la quale s’impegna a versare 7 milioni € al Comune di Roma per oneri di urbanizzazione e ad assumere 60 addetti a tempo indeterminato per la conduzione del nuovo spazio commerciale.

È evidente che né il Collettivo Troisi, né Carocci potevano accettare una simile velenosa insinuazione di Dagospia. Ne andava di mezzo tutto il loro prestigio di onestà, rigore politico e cinematografico militante. Carocci non può che risponde esplosivamente. Non solo Fondazione Piccolo America, già il 27 dicembre 2025, aveva presentato un ricorso al Tar del Lazio contro quell’accordo, ma rivendica il pieno diritto di manifestare liberamente il proprio dissenso dalle istituzioni, nonostante i fondi ricevuti e spesi per portare gratuitamente il cinema a larghe fasce di popolazione anche in periferia. Di più, Carocci denuncia pesanti pressioni ricevute da importanti figure comunali, di cui chiede le immediate dimissioni, e – soprattutto – annuncia il lancio di una lista elettorale da presentare alle prossime elezioni del 2027. Anche se precisa che lui non si candiderà, lancia però un appello pubblico ad aderirvi e a sottoscriverla fin da subito. Appello che raccolgono immediatamente diverse firme del cinema.

La nebulosa tempestosa e densa di polemiche pubbliche e social che tutto questo sta sollevando non è possibile qui riassumerla. Anche lo scrittore Christian Raimo, che ha ricoperto in passato cariche istituzionali a Roma, interviene, criticando Carocci per le diverse contraddizioni di tipo privatistico della sua azione militante e imprenditoriale. Per quello che ci riguarda, però, vorremmo soffermarci proprio sulla proposta di una lista elettorale alternativa. Essa, così come annunciata, sembra per ora soltanto la costituzione di una sponda istituzionale diretta, non più di mera rappresentazione esterna, ma di interna, non più mediata voce in capitolo. I caroccini, invece dei grillini, a svuotare le mitiche scatolette di tonno in Campidoglio, invece che in Parlamento. Di una lista non meramente elettorale, non meramente elettorale, non meramente romano-cinematografara, ci sarebbe invece maledettamente bisogno.

C’è ormai un comune sentire, indefinito e infinito insieme, perché galattico, nel senso della galassia sulla cui lunga scia spazio-politico-temporale è originata e sedimentata anche la vicenda di Fondazione Piccolo America, del suo attuale prolungamento nel Cinema Troisi, e di quello in altri progetti in avanti. Perché è una galassia che di fatto, già si estende da tempo in avanti, senza trovarne ancora, però, un’autentica, inedita lingua comune. Lo dimostra proprio il polverone linguistico-mentale gonfiatosi sui social da sinistra alternativa anni ’70. Polverone nel quale, tra l’altro, ne esce completamente intatta, intonsa la destra, ossia la vera protagonista politica, istituzionale ed economica dell’atto di rapina urbana. Una nebulosa impazzita che offusca e parcellizza, contrapponendo e disgregando insieme. Mentre l’assetto reticolare di quella galassia è cross cognitivo, multi sapienziale, scientifico, quanto artistico; universalista, ambientalista, anti nichilista, antirazzista, antispecista. Lo informa, ossia lo attraversa per dargli forma, un struttura di giustizia, non meramente di superficie, ma alla radice stessa dell’esistenza. Chiamiamola pure Lista Ufo, ma di questa formazione galattico-comunale abbiamo bisogno.

Foto: Roberto Gualtieri, Valerio Giuseppe Carocci, 
      Collettivo Cinema Troisi

Riccardo Tavani

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