In Sud Sudan vive una tredicenne che studia da Presidente

Una ragazza. Una giovane che nonostante viva nel campo sfollati di Rubkona, dove il conflitto interno al Paese e quello con il vicino Sudan, insieme alla crisi climatica, hanno ammassato quasi 130mila persone che sopravvivono in baracche di lamiera e teli di plastica, ancora sa sognare. Ebbene si. Ha perso tutto, ma non i suoi sogni, che coltiva nella scuola delle Suore di Loreto a Rumbek.

Sembra difficile da credere che quando si possiede materialmente il “nulla”, quando la vita ha giocato a carte con te sapendo di bluffare, quando per chiunque sarebbe impossibile vedere un barlume di speranza e futuro, una ragazzina di appena 13 anni ti dica, candidamente ma mai ingenuamente:

«Io da grande voglio fare il Presidente!».

Tra le baracche, pochissimi aiuti e la minaccia costante di terribili inondazioni, c’è lei. E lei che si chiama Rebecca, con sguardo fiero e altero, con la grinta che farebbe invidia a molti, ribadisce: «Io da grande voglio fare il Presidente e lo voglio fare perché i nostri leader non si rendono conto di quanto siamo stanchi di tutto questo. Noi vogliamo solo poter studiare. Noi vogliamo solo studiare».

In questo luogo dove tutte le prospettive di futuro sembrano bloccate, Rebecca – e come lei tanti ragazzi e ragazze costretti a vivere qui – hanno perso tutto ma non i loro sogni. Che non hanno nulla di ingenuo. Questi ragazzi mostrano una maturità e una lucidità sorprendenti. Giovanissimi, hanno visto e vissuto le atrocità della guerra civile, hanno dovuto lasciare case e villaggi, sono sopravvissuti alle violenze, ma anche alla fame e alle malattie. Hanno visto la morte e anche la morte ha giocato con loro pensando che fosse una partita facile da vincere.

A volte si sottovalutano le potenzialità di chi non ha più nulla da perdere, si sottostima il valore di chi ha ancora una dignità, si sottovaluta la forza che cresce nella paura e nella stessa si rafforza, si minimizza il coraggio e la voglia di lottare di chi ha coltivato valori e ideali.

Come sanno essere piccoli gli uomini che si credono grandi!

Oggi, paradossalmente, il campo sfollati è uno dei pochi posti in cui è possibile studiare. Fuori, infatti, mancano drasticamente infrastrutture, insegnanti e materiali didattici.

Il sistema scolastico in tutto il Sud Sudan è a dir poco precario. E il tasso di analfabetismo tra gli adulti è tra i più alti al mondo: circa il 65%. Per le donne la percentuale sale a oltre il 70%. Parliamo della nazione in cui le bambine hanno le maggiori difficoltà a ricevere un’istruzione: solo il 7% conclude la scuola primaria e meno del 2% frequenta quella secondaria. Una ragazza ha più probabilità di morire di parto che di iniziare le superiori.

Eppure sono proprio loro quelle che sembrano più consapevoli dell’importanza dell’istruzione per il loro futuro e per quello di un Paese che continua ad essere scosso e ferito da conflitti interni e instabilità politica.

A Rumbek, grazie alle Suore di Loreto, è nata nel 2008 la prima – e per lungo tempo unica – scuola secondaria femminile del Paese. «Moltissime nostre studentesse – fa notare la direttrice suor Orla Treacy – sono le prime della loro famiglia a ricevere un’istruzione. I loro genitori non hanno avuto questa possibilità, ma ora sono proprio queste ragazze ad assicurarsi che la prossima generazione possa studiare. E questa è la più grande rivoluzione che possiamo immaginare». Alcune di loro, che sono riuscite addirittura a laurearsi, hanno chiesto di aprire un’analoga scuola nella loro città di Aweil, in una delle contee in cui i livelli di istruzione sono ancora più bassi che nel resto del Paese. «A febbraio, abbiamo iniziato le lezioni sotto gli alberi e nel frattempo abbiamo avviato i lavori per la costruzione del nuovo edificio scolastico. Sarà una grande sfida!».

Suor Orla, che in questa nuova “avventura” è affiancata da Fondazione Cesar (l’organizzazione bresciana che porta avanti i progetti del vescovo di Rumbek Cesare Mazzolari, missionario comboniano deceduto nel 2011), non è certo una che si scoraggia. L’esperienza di Rumbek – dice la missionaria irlandese – «mostra come, attraverso l’istruzione, si possa invertire pure la tendenza ai matrimoni forzati e all’abbandono scolastico, ma anche educare alla pace e al rispetto reciproco». 

Forse Rebecca è ancora troppo piccola per rendersi conto di tutto questo. Ma è già ben cosciente che «l’istruzione è la chiave dello sviluppo». Sarebbe un ottimo Presidente! Anzi io ne sono sicura, così sicura da poter dire che Rebecca sarà un ottimo Presidente.

di Stefania Lastoria

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