Afghanistan, il buio di essere donna

Afghanistan, Kabul e stanza. Una stanza semplice, con le pareti di terra battuta e una finestra bassa che dà su una strada polverosa.

In quella stanza c’è una sedia e su quella sedia c’è una ragazza di quattordici anni. Si chiama Fatima, ma potrebbe chiamarsi Mariam, Aisha, Zainab. Ha un quaderno aperto sulle ginocchia e una matita consumata tra le dita. Un anno fa, due anni fa, a quest’ora Fatima era in classe. Ascoltava la maestra, faceva i compiti, sognava di diventare un medico o magari un’ingegnera.

Oggi no. Oggi Fatima sta seduta lì, in silenzio, a guardare fuori. Perché fuori, lungo la strada, i suoi fratelli e i suoi cugini maschi stanno andando a scuola. Con le cartelle in spalla, ridendo tra loro. Lei invece deve rimanere dentro. La porta è chiusa e la finestra di quella stanza è l’unico punto da cui guardare il mondo.

Che cos’è che fa diventare una storia normale una storia da incubo?

Di crimini l’umanità ne è piena , ma questo è tra i più cattivi e che accade alla luce del sole, davanti agli occhi di tutti ed è quello di una porta scolastica che si chiude e non si riapre più per le donne.

Agosto 2026. L’UNESCO pubblica un rapporto. Un documento pieno di cifre, di tabelle, di stime fredde e dietro quelle righe c’è un’incredibile, enorme voragine umana.

I numeri dicono questo: due milioni e quattrocentomila.

Provate a pensarci, due milioni e quattrocentomila ragazze non è solo una cifra statisticamente rilevante, sono due milioni e quattrocentomila storie personali ferite a metà. Due milioni e quattrocentomila sogni fermati con un timbro e una firma da un gruppo di uomini con le barbe e i fucili che hanno deciso che una donna, dopo i dodici anni, non deve più imparare nulla.

Guardiamo bene come funziona questa macchina del tempo che viaggia all’indietro.

Dall’estate del 2021, quando i talebani sono rientrati a Kabul, l’Afghanistan è diventato un posto unico al mondo, unico nel senso più cupo del termine. L’unico Paese del pianeta Terra in cui è illegale, per legge, permettere a una ragazza di andare alla scuola media, al liceo o all’università.

La cosa incredibile è che ogni anno che passa questo numero cresce. Rispetto allo scorso anno, altre duecentomila bambine hanno compiuto dodici anni e compiere dodici anni, in quel posto, significa ricevere una condanna al buio. Entro il 2030, dicono i tecnici dell’ONU, saranno quattro milioni.

Ma la matematica, quando parla di esseri umani, racconti sempre solo una parte della verità. Parliamo di quello che succede dentro le case. C’è una ricerca che mostra come nove bambini su dieci, a dieci anni, non riescano più a leggere una frase semplice. Il tasso di alfabetizzazione del Paese sta crollando. E non potrebbe essere altrimenti. Se impedisci alle donne di studiare, chi formerà le maestre di domani? Chi curerà le donne negli ospedali, in una società dove a un medico uomo è proibito persino visitare una paziente donna? L’UNESCO calcola che mancheranno più di undicimila insegnanti qualificate. È un sistema che si sgretola da solo, pezzo dopo pezzo.

E poi c’è il costo economico, miliardi di dollari persi, centinaia di migliaia di lavoratrici cancellate dalla mappa produttiva. Ma il prezzo più alto non si calcola in dollari si calcola nel silenzio di quelle stanze. Nei matrimoni combinati per disperazione a quindici anni, nelle ansie, nelle depressioni, nella sensazione costante di essere state cancellate dal futuro.

Torniamo per un attimo a Fatima, seduta su quella sedia vicino alla finestra.

Sulle ginocchia ha ancora la sua matita. A volte, quando nessuno la vede, apre il quaderno e scrive. Ripassa la geografia, scrive parole in inglese che ha imparato a memoria, risolve operazioni matematiche per non dimenticare. Scrivere diventa un atto di resistenza, piccolo, invisibile, rischioso.

Perché la vera domanda, quella che dovremmo farci tutti quanti mentre guardiamo queste notizie scorrere sui nostri telefoni, non è solo come sia possibile che tutto questo accada nel nostro tempo.

La vera domanda è un’altra, quanto a lungo un popolo, e con esso il mondo intero, può permettersi di spegnere la mente di metà della sua gente prima che il buio inghiotta tutto il resto?

Eligio Scatolini e Giuliana Sforza

Please follow and like us:
fb-share-icon
Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial
WhatsApp
YouTube
Copy link
URL has been copied successfully!