La politica agisca per la pace
La lettera aperta del presidente di Pax Christi, arcivescovo Ricchiuti, indirizzata a Elly Schlein: “Una coalizione progressista dovrebbe prendere le distanze dal riarmo”. Ma monsignor Ricchiuti chiede molte altre cose alla leader del Partito Democratico, ricordando la lettera che monsignor Bettazzi inviò ad Enrico Berlinguer. Era un gesto coraggioso, che apriva al dibattito del mondo cattolico con il mondo comunista, incentrato sui grandi temi della giustizia sociale, del lavoro, del rispetto umano.
Con la Schlein, monsignor Ricchiuti intende porre nuove questioni per il futuro dell’Italia e dell’Europa, come la costruzione della Pace. “Questa lettera si rivolge idealmente anche a quanti, nelle diverse forze politiche, vogliono contribuire alla riflessione. L’articolo 11 della Costituzione non esprime una generica aspirazione: afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per risolvere le controversie internazionali, impegnandoci a promuovere un ordinamento capace di assicurare pace e giustizia tra le nazioni. È un mandato che incontra il magistero degli ultimi pontificati: da Giovanni XXIII a Francesco e Leone XIV, la pace è stata indicata non solo ai credenti, ma a tutte le persone di buona volontà, come responsabilità politica e umana. È alla luce di questo mandato che Le chiedo di contribuire, con la coalizione di cui è parte, a un ripensamento profondo delle politiche di difesa e sicurezza dell’Italia e della Unione Europea”.
Ogni Stato, scrive monsignor Ricchiuti, giustifica il proprio riarmo con quello degli altri e ogni aumento delle spese militari come risposta a una minaccia. Si genera così una spirale nella quale nessuno è davvero più sicuro. La deterrenza non elimina la paura: la organizza e la trasforma nel fondamento delle relazioni internazionali. Ritengo necessario, sottolinea il presidente di Pax Christi, che una coalizione democratica e progressista prenda le distanze dalle politiche di riarmo. Il riarmo dissemina sfiducia tra le nazioni e paura nella società: sottrae risorse alla scuola, alla sanità, al lavoro, alla lotta alla povertà, all’ambiente e alla coesione sociale. Sono queste le fondamenta della vera sicurezza di un popolo. Una società segnata da disuguaglianze e servizi pubblici indeboliti non diventa più sicura acquistando nuove armi…la legge del più forte non genera ordine: prepara nuove guerre. La politica della pace richiede anche educazione alla nonviolenza, riconversione dell’industria militare, controllo del commercio delle armi, sostegno all’obiezione di coscienza, tutela dei difensori dei diritti umani e partecipazione delle società civili ai processi negoziali. Richiede soprattutto di sottrarsi alla falsa alternativa tra riarmo e resa. La nonviolenza non è passività. È organizzazione della Resistenza, protezione delle popolazioni, costruzione di alleanze, pressione diplomatica e capacità di interrompere le catene dell’odio senza riprodurne la violenza…se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace: con la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza.
Claudio Caldarelli

