Olezzo neo-coloniale nelle profumate isole del Mediterraneo
Più nazionalisti, sovranisti sono i governi più svendono pezzi di territorio, bracci di mare, lagune da sogno ai Paperoni del pianeta. Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner vanno a farsi un bagnetto nello splendore incontaminato dell’ area marina protetta del delta di Vjosa-Narta, nell’isola albanese di Sazan, a nord di Valona, che appena di nuovo a bordo del loro “ferro da stiro” navale sono già in linea con The Papi. Questi guarda le foto inviategli, e chiama simultaneamente l’Immobiliare Affinity Parteners, e il presidente albanese Edi Rama. Quest’ultimo appena vede il nome sul display dello smartphone, bisbiglia tra sé: “Mo’ cazzo vuole questo?”. Risponde, ma non fa in tempo a dire una parola: “Edi, ti metto subito in call con un amico. Ascoltalo bene, e – soprattutto – seguilo ancora meglio, parola per parola, virgola e punto a capo!”. Rama ascolta e gli fa: “Ma era una vecchia base della nostra Marina Militare, piena di tunnel, gallerie, cunicoli, fortificazioni, rifugi antiatomici… Una vera e propria groviera. L’aveva già occupata Mussolini, che l’ha italianizzata in Saseno”. “Groviera, Mussolini? – taglia corto l’Immobiliare – Ottimo! Mandiamo subito a recintare”. Rama convoca di fretta il governo per modificare la legge sulle aree marine protette e quella sulle aree inviolabili per ragioni di sicurezza nazionale. L’isola di Sazan, infatti, è come la Madonna: sia ambientalmente piena di grazia, sia militarmente sacra.
Non solo forsennate squadriglie di recintori, ma anche squadracce di polizia privata a proteggere cancelli, paletti e divieti inventati là per là, ad hoc. Insorge immediata la protesta di massa, chiamata Rivoluzione dei Fenicotteri. Non solo dei fenicotteri, ma di altre specie di uccelli migratori è base, punto di approdo e smistamento stagionale l’isola di Sazan. Un vero e proprio incanto paradisiaco marino-terrestre, da sventrare da macchinari da guerra edile e colare con conglomerati di ferro-cemento-vetro-plastica-catrame-cavi-antenne, tanto paraboliche, quanto patibolari. L’iniziale, profumato romanzetto da sogno turistico di Ivanka, infatti, è stato subito fagocitato da un ben più maleodorante disegno geo-strategico. Riattivare, riammodernare, ampliare, digitalizzare la vecchia infrastruttura cunicolare e anti-atomica di Sazan ha molto più di imperialmente sacrale. Gli esperti del Pentagono hanno spiegato a The Donald che la parola ‘sacro’ deriva dal greco arcaico sakros, e dal latino sacer, ossia dalla radice indoeuropea sak, che esprime delimitazione, separazione, consacrazione dentro uno spazio, un recinto non valicabile dai profani. E ‘profano’ sta per pro, davanti, e fanum, tempio. Ossia, davanti, fuori dal tempio. Ok, etimologicamente tutto bene, ma imperialmente a quale scopo?
Sazan è a una cinquantina di miglia dalla costa pugliese dell’Italia. Una posizione proprio all’ingresso del canale di Otranto e del Mare Adriatico. Controllando questo nodo strategico si ha in mano tutto il traffico marittimo di cruciali porti industriali e petroliferi, quali Trieste Monfalcone, Venezia Porto Marghera, Ravenna, Ancona, Bari. È noto, inoltre, che il progetto di oleodotti israeliani EastMed, prevede un’estensione verso il Nord Europa che non può che passare per questo corridoio di mare tra l’Italia e l’Albania.
Così che la bandiera del sovranismo di Edi Rama e di Giorgia Meloni, già fatalmente uniti e unti nei recinti carcerari per immigrati, garrirà orgogliosamente stracciata sui rimorchiatori da servile ormeggio per i padroni del neo-geo-colonialismo da Far West mediterraneo, cui abbiamo svenduto le migliori pupille e stelle marine delle nostre sacre sponde, per un piatto di puzzolenti lenticchie. Tanto che l’invocazione nella poesia A Zacinto, di Ugo Foscolo “Né più mai toccherò le sacre sponde” rischia di diventare il doloroso lamento di tutti le nostre razziate anime mediterranee.
Riccardo Tavani
Foto: Isola Sazan e Golfo di Otranto
Edi Rama, presidente albanese.

