Amare sempre, per sempre

“Amare sempre, per sempre. Lottare per la giustizia con tutto l’amore che c’è. Di due uno. Terra e cielo. Non c’è altro da fare”. Sulla quarta di copertina del bellissimo libro di Matteo Nucci, finalista allo Strega, dal titolo “Platone. Una storia d’amore.

Non voglio recensire o raccontare il libro, ma quel “amare sempre, per sempre. Lottare per la giustizia con tutto l’amore che c’è…” mi sembra un ottimo incipit sul quale riflettere per capire oltre il nostro infinito, cioè l’infinito di ognuno, chi siamo “davvero”. Un davvero che deve accompagnarci nella quotidianità per oltrepassarla pur rimanendo dentro i limiti di ognuno al fine di trasformarli in illimitati.

Con la stessa capacità riflessiva si deve aprire quel “davvero” non per fuoriuscirne, ma, per esplorare la nostra unicità del molteplice. Così come ce la trasmette il sorello Luca al chiaro di luna: la luna del cervo. Così grande, da oltrepassare il limite proprio delle forme, nella sua immensità. Siamo molteplici, ma siamo anche uno, così che il dieci che diventa nove, non necessita, ma ha bisogno dell’uno, per essere davvero qualcosa di più di un semplice numero.

Davanti ad una tavola imbandita da fili d’erba, canne di fosso, fieno, zolle di terra, roccia e piume, con due bottiglie di vino rosso, cantina Donnafugata, la prima Bell’Assai, un frappato doc. annata 2024, con affinamento di circa 7 mesi in vasca e almeno 7 mesi in bottiglia. Dal colore rosso rubino brillante, all’olfatto Bell’Assai 2024 presenta fragranti note di fragola e e lampone seguite da sentori floreali di violetta. Al palato è caratterizzato da un ritorno delle note fruttate e dall’equilibrio tra l’acidità e il morbido tannino.

Equilibrio, una altro grande tema su cui abbiamo riflettuto per percepire la capacità di adattare il movimento del corpo rispetto alla forza di gravità che per noi, seguaci quantici del don Chisciotte, è la capacità di percepire la contro spinta verso l’alto per utilizzare la forza di gravità per ascendere a qualcosa che rompe il limite per condurci verso l’infinito di cui siamo parte. E l’amore ne è parte illimitata nel suo limite oltre il quale la sorellanza raccoglie i sentori aromatici di una luna di fuoco stesa sulla coperta di prato.

La seconda bottiglia, un Donnafugata doc. annata 2024 “Rimani” intesa come rimanenza nel luogo dove l’amore è una storia d’amore non filtrata, ma per “amare sempre, per sempre” ed allora mettere tre calici anche quando si è in due, per sentire la presenza della assenza dentro un flusso infinito dove ognuno nella sua molteplicità torna all’uno. Felicemente all’uno, con l’amore che sente di dover manifestare accogliendo la zolla come sorella, la piuma come pegno d’amore che supera oltre tempo ogni tempo. Così Donnafugata doc. Rimani non è solo un invito a rimanere ma più propriamente un condividere la presenza ogni qualvolta si voglia andare via. Rimani per dire con l’amore di tutto l’amore che c’è “io rimango” in questo limite illimitato che ci fa sentire infiniti per accendere la luna per imparare a vedere tutto ciò che normalmente non viene visto. Rimani, per riconoscere l’esistenza di chi si sente trasparente. In questo accorgersi c’è l’amore sempre, per sempre.

Ed è sempre, amore, quando è una offerta. L’offerta dell’amore, che percepisce la vocazione. Non è mai un dono, l’amore. L’amore è offerta. Offerta intesa come ostensorio della comunione e per essere tale nasce dalla vocazione di ognuno ad amare, perché importante è amare non essere amati.

Claudio Caldarelli e Fabrizio Lilli

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