Danno tra musica e politica: il rap romano che invita al dubbio e prende posizione sul presente
“Ponetevi sempre il dubbio. Quando qualcuno vi offre una soluzione, quando vi dice in cosa credere, fatevi sempre venire il dubbio. Fatelo anche con me”. Parla così Danno dal palco di Testaccio Estate, alla Città dell’Altra Economia a Roma, dove ha portato il suo primo album solista, AKA Danno, prodotto insieme a DJ Craim.
Un album politico, impegnato, in cui il rapper prende posizione. “Viviamo in un periodo buio, ho l’esigenza di dire qualcosa – aveva spiegato in un’intervista a Emanuela Del Frate per Domani – Mi tocca quello che succede nel mondo e cerco di metterlo in rima. Non sono un militante né un attivista, ma alcune canzoni che ho scritto sono degli allarmi che, però, la gente può anche ignorare. Forse è proprio questo il problema: fregarsene”. Difficile girarsi dall’altra parte quando soffiano venti di odio, di razzismo, di paura. Così nelle rime del rapper c’è spazio per tutti: per Trump, per la Chiesa, per il governo. Per il patriarcato (“Sognano il ratto delle sabine, ma sono dei ratti di fogna. La famiglia perfetta delle figurine mette la sposa alla gogna”), per la violenza sulle donne (“Schiumano rabbia, strillano in faccia ‘Questa famiglia tradizionale’ / Col marito che ammazza la moglie di botte prima del telegiornale”), per Vannacci (“Ma il generale della minchia dura, parla a rotella e poi spara a razzo / Cazzate sulla razza italica e tratti somatici di ‘sto cazzo”).
Un attivismo nuovo, sopra e sotto il palco, che passa per la condivisione del video di Elio Germano per il No al referendum sulla giustizia e l’appoggio all’iniziativa della Global Sumud Flotilla in Palestina. Un impegno forse inedito per l’hip hop italiano e condiviso con un altro capostipite del rap romano, Noyz Narcos, insieme a lui sul palco nel concerto dello scorso 1 luglio. “Dico che questo governo ha rovinato il Paese e che ha vinto – ha raccontato a L’Espresso in occasione dell’uscita del suo ultimo disco, Funny Games – Per me è assurdo sentire la presidente del Consiglio parlare in quella maniera e vedere che la gente ci si identifica. Io però non mi chiamo fuori, non ho mai votato in vita mia e me ne vergogno. Siamo cresciuti pensando che la politica non servisse. Ora il conto è arrivato”.
Vederli sul palco insieme è un’emozione unica: due pezzi di storia del rap romano, tra Colle der Fomento e TruceKlan. Due artisti che, alla soglia dei 50 anni (46 Noyz, 52 Danno), hanno deciso di cambiare ancora una volta la loro scrittura e la loro musica, parlando dei problemi di oggi ma anche delle fragilità personali. Il disco di Danno, infatti, tocca corde intime e nascoste, che diventano però un modo per raccontare fragilità di tutti. Come quando affronta il tema della salute mentale e della depressione. “È un tema che mi tocca. Il mio stare o non stare bene è un continuo andare su e giù che mi porta a non avere una visione unica di quello che faccio, riempie di dubbi e paranoie. La musica cura, soprattutto se la fai, ma anche solo se la ascolti. Poi però bisogna anche essere realistici e capire che per certi problemi servono gli specialisti”.
Mostrarsi fragili, per essere ancora più forti. Scegliere da che parte stare, prendere posizione, per non farsi confondere e non lasciarsi trascinare dal vento di odio e paura che soffia. Danno ha la sua ricetta: “È inutile che stamo qui a fa’ gli MC / Se poi non dimo un cazzo”.
Lamberto Rinaldi

