L’utilità dei violenti, l’inutilità dei decreti sicurezza 

I recenti episodi di Bologna e Val di Susa, in cui frange estremiste hanno assalito la polizia e provocato consistenti danni a cose e persone, sembrano ricalcare il medesimo copione scritto 25 anni fa con i fatti del G8 di Genova. Allora i Black Blocs esercitarono indisturbati la loro violenza, mentre la polizia esercitò a sua volta una ingiustificata violenza contro gli altri manifestanti. Il messaggio dello Stato fu chiaro: chi manifesta rischia la vita, i violenti la fanno franca.

Oggi come allora, se i violenti non esistessero, bisognerebbe inventarli. Se questi non ci fossero, nulla si potrebbe dire contro coloro che manifestano pacificamente per le loro idee. Senza di loro non si potrebbe agitare lo spauracchio pre elettorale della sicurezza. Senza di loro non si potrebbe ostentare efficienza e determinazione con i reiterati decreti sicurezza; che, alla fine, servono solo a schedare e intimidire chi vuole manifestare, ma si rivelano del tutto inutili a bloccare poche centinaia di violenti. Questi non trovano ostacolo a svolgere la loro attività organizzata di guerriglia urbana. Ma il DASPO? Il fermo preventivo? Si direbbe proprio che a loro non si applichino.

Si vuole sputtanare l’iniziativa del sindaco Lepore? Ecco pronti i soliti noti (sono infatti convinto che le questure li conosciamo uno per uno) che cominciano a fare casino. Il problema si sposta dalla responsabilità della polizia nella morte di un povero malcapitato, alle responsabilità della sinistra che indice una manifestazione del tutto pacifica.

Oppure si sposta dall’imbroglio politico-economico della cosiddetta TAV alle responsabilità dei movimenti no-TAV, rei di connivenza con i violenti. Anche se le “autorità preposte” non si sono accorte di niente mentre loro entravano in Italia carichi di bottiglie molotov, bombe carta, fumogeni, bastoni e altre armi improprie, pronti a dispiegare una ben organizzata violenza.

Così nessuno può parlare dei costi, dei ritardi e della dubbia utilità di quest’opera faraonica quanto indesiderata. Un’opera ideata più di 30 anni fa e che non sarà completata prima di almeno altri due decenni; i cui costi sono quasi raddoppiati rispetto alle previsioni; e la cui utilità è scarsa, o per lo meno minimale rispetto al costo esorbitante e al danno ambientale.

Per fortuna del governo, le violenze di piazza (o di cantiere) intervengono con puntualità ad oscurare i problemi e a favorire inutili campagne pseudo securitarie.

Cesare Pirozzi 

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