La guerra aumenta la fame e la povertà

Crisi energetiche e climatiche piegano il paese: la fame aumenta e aumenta la povertà. Milioni di famiglie sono in sofferenza, sia alimentare che sanitaria. Non si arriva a fine mese. Non si possono comprare le medicine. Non si possono pagare le visite mediche. Le liste di attesa sono lunghissime.

A livello internazionale, il rapporto Sofi sottolinea che le persone che soffrono la fame sono circa 645 milioni. In Africa una persona su cinque non ha da mangiare, in Asia sono sei su cento. Anche se la fame nel mondo cala lievemente, mangiare in modo sano e sufficiente è ancora lontano da venire. La radiografia del rapporto delle Nazioni Unite, il rapporto Sofi, mette in luce tutti i limiti delle politiche mondiali rispetto alla fame, si allontana l’obiettivo fame zero o gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. Con l’attuale situazione, nel 2030 le persone che avranno fame saranno circa 520 milioni, e quasi sei su dieci vivranno in un paese africano.

Per la prima volta l’Africa è il continente con il maggior numero assoluto di persone che soffrono la fame, e, la maggior parte sono bambini e donne. La guerra, anzi le guerre che si espandono e fanno migliaia di morti e distruzione, alzano il prezzo delle materie prime e del grano, con conseguente impoverimento alimentare della popolazione mondiale. La distruzione in atto si ripercuote sui continenti più fragili, dove milioni di persone non hanno né acqua né pane.

La guerra nel golfo blocca la circolazione del petrolio con conseguente innalzamento  dei prezzi delle derrate alimentari, che diminuiscono come quantità fruibile dalle popolazioni povere che attendono invano gli aiuti internazionali. Tutto è bloccato a causa della guerra. Ciò che non è bloccato aumenta di prezzo ogni giorno, impedendo qualsiasi acquisto destinato agli aiuti. Una situazione drammatica alla quale nessuno fa più caso. La guerra prima di tutto. Le bombe prima del pane. Mentre 645 milioni di persone non hanno da mangiare.

In Italia, la povertà economica si salda con la povertà sanitaria. Immaginate di dover scegliere se arrivare a fine mese, se fare la spesa o andare in farmacia a ritirare l’antibiotico per vostro figlio. O dover rinunciare alla visita cardiologica che aspettate da mesi perché la sanità pubblica ha una lista d’attesa di un anno e quella privata costa quanto mezza bolletta della luce.

Questa drammatica scelta, tra il pane o le medicine, è ormai una quotidianità per quasi sei milioni di italiani che vivono in povertà assoluta secondo i dati ISTAT. Con un trend in costante aumento nell’ultimo decennio, come sottolinea la Caritas, ai bisogni primari legati al lavoro, casa e bollette, si affianca un’autentica emergenza sanitaria e psicologica, le cui richieste di aiuto registrano una forte impennata. La quotidianità degli italiani si avvicina ai popoli della Africa con un aumento enorme di famiglie in sofferenza alimentare e sanitaria.

Claudio Caldarelli

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