Premio di maggioranza e sfida all’O.K. corral
La discussione della nuova legge elettorale e la revisione della legittima difesa sembrano temi lontani ed estranei l’uno all’altro, solo per caso emergenti nello stesso periodo di tempo. E invece hanno in comune l’elemento fondante: sono entrambi basati sull’inganno, sulla propaganda e sul tradimento dei più elementari principi di civiltà. Entrambi sono figli dell’equivoco e mirano a generare equivoci.
Qualunque legge elettorale dovrebbe innanzitutto garantire la rappresentanza politica dei cittadini. Il solo fatto di dichiarare che serva a garantire la stabilità dei governi è fuorviante e ingannevole. Infatti, lo ricordo ancora una volta, il primo esempio di premio di maggioranza fu quello della legge Acerbo nel 1923, che aprì le porte alla dittatura fascista, marginalizzando, se non vanificando, la rappresentanza dei cittadini. D’altronde a questo servono i premi di maggioranza. E invece la rappresentanza è importante e irrinunciabile: senza adeguata rappresentanza non c’è democrazia. Le ultime leggi elettorali, che hanno sacrificato la rappresentanza al mito della governabilità, hanno già ottenuto una crescita spropositata dell’astensionismo, proprio perché i cittadini non si ritengono – e non sono più – adeguatamente rappresentanti in Parlamento.
Dovremmo chiederci perché la politica non si ponga il tema del rapporto tra eletti ed elettori, tra politica e cittadinanza, ma chieda ancora una volta a un corpo elettorale sempre più demotivato una licenza a fare i propri interessi senza doversi confrontare con l’opposizione e, possibilmente, senza meccanismi di controllo del potere. Forse la risposta è anche troppo ovvia: si vuole che la “casta” abbia un mandato in bianco, oltretutto sproporzionato alla sua rappresentatività reale. È proprio ciò che Mussolini ottenne con la legge Acerbo.
Ma se nel corpo elettorale non c’è un partito o una coalizione davvero maggioritaria, perché dovrebbe essercene una in Parlamento? E se il mio voto viene mortificato dalle dubbie alchimie elaborate dalla “casta”, perché dovrei andare a votare?
Non viene mai detto, ma la governabilità dipende soprattutto dalla serietà della classe politica, dalla sua capacità di ottenere un compromesso onesto quando serve: è ciò che dovrebbe qualificare una politica seria. Ma perché a nessuno viene in mente che a garantire la governabilità basterebbe una legge di due righe, che potrebbe essere bipartisan senza scomodare la costituzione, come la “sfiducia costruttiva” che vige in Germania? Perché a nessuno viene in mente che il sistema maggioritario (con o senza doppio turno) garantisce maggioranze nette senza dover ricorrere a “premi” che puzzano di truffa lontano un miglio? E oltretutto consente al cittadino di sapere con certezza chi lo rappresenta?
Ma poi, ormai è evidente, questo subdolo progetto di legge elettorale è anche il cavallo di Troia per introdurre il “premierato” senza dover affrontare una riforma costituzionale che, si è visto, non sarebbe gradita agli italiani. E pensateci un attimo: premierato forte più premio di maggioranza non sarebbe il sogno di ogni aspirante dittatore?
Come dicevo all’inizio, anche il “caso Roggero” è strumentalizzato in modo ingannevole e, consentitemi, anche molto stupido.
Sui mezzi di informazione illustri giuristi hanno spiegato che la pena inflitta a Roggero era la minima possibile per un duplice omicidio più un tentato omicidio, e che ogni possibile attenuante gli era stata riconosciuta, nonostante che lo stesso fosse pregiudicato: aveva già patteggiato una condanna per aver minacciato con la pistola il fidanzato della figlia. Che per legittima difesa si possa uccidere, sono d’accordo tutti, da destra a sinistra, dai giuristi alla “casalinga di Voghera”. Ogni Stato ha una legge che lo riconosce. Anche noi ne avevamo una, ovviamente, ma Salvini ha voluto ridefinirne i confini, intestandosi la legge attualmente in vigore. Ebbene, Roggero è stato condannato in base alla legge Salvini, che non ha consentito – giustamente – di riconoscergli la legittima difesa; ed è stato condannato al minimo possibile della pena. Ma per Salvini la condanna è stata ingiusta e per Meloni la pena è stata eccessiva. Boh!
Ma per essere più sicuri di fomentare un’ondata di sdegno popolare, si sono poi scagliati contro l’indennizzo che è stato riconosciuto alle parti civili, cioè ai familiari delle vittime. Ma l’omicidio volontario comporta per forza il risarcimento. La legittima difesa ovviamente no, ma questa non era legittima difesa, in base alla legge Salvini. D’altronde i familiari delle vittime non avevano commesso alcun crimine.
Anche qui, gli argomenti delle destre sono troppo deboli e incoerenti per essere presi sul serio. Perciò mi viene il sospetto che mirino ad altro. Mirano a cavalcare il solito tema della “sicurezza”, dimenticando che la sicurezza non può essere disgiunta dalla legalità. Anzi, che la legalità è l’unica, vera forma di sicurezza. Se passa il principio, espresso con molta leggerezza da rappresentanti di spicco dei partiti di destra, che anche l’esasperazione autorizza l’uso delle armi e che l’aver subito un grave torto autorizza a sparare, chi più potrà sentirsi sicuro in Italia? Sembra di tornare alle nostre vecchie tradizioni delle faide familiari, da cui finalmente c’eravamo liberati. O forse è una sorta di “sogno americano”, con tanto di pistoleri e sfide all’O.K. corral. Forse è per questo che Elon Musk si è sentito in obbligo di intervenire, sostenendo che Roggero meritava l’assoluzione e i magistrati una condanna. Peccato che non si fosse accorto che il gioielliere sarebbe stato condannato anche in America, perché anche lì non sono ammesse né la legittima difesa “differita” né la vendetta privata. Anche negli USA qualche progresso c’è stato, dai tempi del far west.
Comunque, è un brutto modo di fare campagna elettorale, basato sugli istinti più beceri, sull’incultura, sull’irrazionalità. Con l’effetto secondario, ma non indesiderato, di gettare un po’ di fango sul Presidente Mattarella: se ha dato la grazia alla Minetti e a uno scafista (senza aggiungere: vittima di un clamoroso errore giudiziario e dopo dieci anni di ingiusta carcerazione) non può negarla a Roggero. Lo ha detto lo stesso gioielliere, già con il piglio del politico in carriera. Peccato che Salvini e Meloni non si siano accorti che forse, in certa misura, è stata la loro retorica ad armargli la mano.
Mentre scrivevo queste righe, il governo ha presentato un altro disegno di legge, che rende punibili i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. La cosa mi suonava strana: in questa fascia d’età, i minori sono già punibili. Anzi, con i 50 e passa nuovi reati le carceri minorili sono strapiene e sono improvvisamente diventate insufficienti.
E allora? Pur di buttare fumo negli occhi, la legge sarà modificata nel senso che il tribunale minorile non dovrà più accertare d’ufficio la capacità di intendere del minore; lo farà, ovviamente, ogni volta che il problema sarà sollevato dal difensore; o dal procuratore, che ha comunque l’obbligo di perseguire la giustizia e non la condanna, visto che la separazione delle carriere è stata bocciata dal referendum. Persino il codice Rocco si poneva il problema di verificare se, data l’età, un determinato ragazzino fosse in grado di capire bene le conseguenze del suo gesto. Per i minori non cambierebbe niente, o quasi, ma è stata l’occasione di un altro bell’intervento della Meloni. “Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre”, ha dichiarato con il solito piglio, dimenticando che queste azioni erano già reato, e i minori erano già perseguibili. Ma avrei voluto che aggiungesse una postilla: “chi commette un duplice omicidio, no. Chi fa affari con i camorristi nemmeno. Anche se è maggiorenne”.
Che volete farci: è il nuovo concetto di tolleranza zero.
Cesare Pirozzi

