La destra e l’ambiente, un’ideologia distruttiva

Ma come mai per i politici di destra il riscaldamento globale è un inevitabile fatto naturale ed è impossibile, o inutile, porvi rimedio?

È paradigmatico, a questo riguardo, l’atteggiamento di Trump: già in campagna elettorale incitava “drill, baby, drill”, riferendosi al cavar più petrolio possibile per produrre energia; e, non appena eletto, è uscito da tutti gli accordi internazionali di riduzione delle emissioni. E difatti in USA un kilowattora produce 442 grammi di CO2, mentre in Spagna ne produce 86. Nonostante abbiano le centrali nucleari, sia detto per inciso e con buona pace dei filo nucleari nostrani.

E come mai sui media di destra si minimizza l’impatto dei gas serra, o si mette in dubbio che l’aumento della temperatura globale sia dovuta alle attività umane?

Ma forse la domanda dovrebbe essere: ma qual è l’interesse delle destre nella grave crisi ambientale che stiamo vivendo? Perché non posso credere che tutti i politici di destra siano così stupidi da non rendersi conto di quello che è sotto gli occhi di tutti, o da non comprenderne l’origine “antropica” che la scienza ha ampiamente dimostrato.

A queste domande non saprei bene come rispondere. Non credo, infatti, che tutti siano al soldo dei produttori di petrolio e gas e delle industrie correlate. Né posso credere che siano posseduti da un demonio apocalittico, da una sorta di anticristo che stia organizzando la fine dell’umanità.

Si è poi creata una sorta di alleanza di fatto: USA e Russia, entrambi esportatori di combustibili fossili e governati da negazionisti climatici, hanno deciso di peggiorare la situazione con le guerre. Infatti queste contribuiscono all’inquinamento ambientale in modo incisivo, scaricando nell’atmosfera migliaia di  tonnellate di gas serra e polveri più o meno sottili con i mezzi militari, le esplosioni, gli incendi e gli attacchi mirati a raffinerie, pozzi petroliferi, depositi di carburante e petroliere. Questi anni di guerra hanno peggiorato la crisi climatica, vanificando i tentativi di contrastarla, che alcuni governi stanno mettendo in atto.

Oggi pacifismo e ambientalismo hanno un compito convergente: senza la pace non si riuscirà a contrastare il danno ambientale che questi decenni di inciviltà hanno causato, o sarà molto più difficile.

Oggi dovremmo avere tutti la chiara percezione di questa brutta, innegabile situazione: siamo vicinissimo al punto di non ritorno, perché il riscaldamento globale tende ad autoalimentarsi; siamo comunque già a un livello tale da incidere negativamente sull’economia e sulla produzione agroalimentare, e da rendere inevitabili e frequenti gli eventi climatici estremi. Bisogna far presto nell’attuare ogni misura possibile: risparmio energetico, uso di fonti rinnovabili, sottrazione della CO2 atmosferica con tutti i mezzi disponibili. Ma questi obiettivi, che dovrebbero essere assolutamente bipartisan, trovano la resistenza di una rilevante parte della politica. Alcuni appaiono incerti e dubbiosi, altri sono francamente contrari, con la scusa, davvero ingiustificata, che quelle misure possano danneggiare l’economia o siano inattuabili se non inutili. Ancora mi chiedo come si possa essere così ciechi e stupidi da voler impedire o rallentare le poche misure efficaci, ormai ben note, o addirittura da voler aggravare la situazione provocando, mantenendo o favorendo le guerre.

In attesa di una risposta, che forse sarà ovvia e banale (cioè un interesse economico occulto), sta a noi esigere il cambiamento.

Cesare Pirozzi

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