Asma Mhalla: questo secolo non ci governa ma ci programma

E se la Cina non fosse l’anti-modello ma il modello?

Domanda paradossale ovviamente, dato che si tratta di un’autocrazia che non lascia spazio ad alcun tipo di opposizione e non concede libertà di opinione e di pensiero, tantomeno religiosa. La questione è posta senza mezzi termini da Asma Mhalla nel suo pamphlet Resistere ai tempi oscuri. Il nuovo sistema totalitario, volume in cui la politologa franco-tunisina, che insegna a Sciences Po a Parigi e alla Columbia University a New York ed è specialista di geopolitica della tecnologia, mette a fuoco il nuovo regime che avanza anche in Occidente. In America, come è evidente, l’intreccio fra potere politico e BigTech stanno progressivamente dando vita a un Super Stato con analogie culturali vicine al fascismo novecentesco.

«Stiamo risprofondando nell’incubo degli anni Trenta?», si chiede in avvio l’autrice in questo libro efficace, condivisibile dalla prima all’ultima riga e che dovrebbe essere oggetto di una profonda lettura e meditazione.

«Guardatevi attorno – aggiunge Mhalla -. Non avete la vaga impressione di vivere un momento di dissociazione collettiva? Vediamo che tutto sta crollando, eppure andiamo avanti come se niente fosse. Questa non è una crisi della democrazia ma lo smottamento verso un nuovo regime. Quando dubiterete di voi stessi, ricordatelo. Questo secolo non vi impedisce di pensare, vi tiene occupati finché non saprete più come fare. Il XXI secolo non vi governerà, vi programmerà».

Un vero e proprio grido d’allarme spiegato con dovizia di particolari.

Ma torniamo alla Cina, che assurge incredibilmente a prototipo con la sua economia che funziona e garantisce sempre più il benessere sociale ed economico ai suoi cittadini. I due imperi, quello cinese e quello americano, dimostrano oggi di avere simili leve di potere, fondate su un approccio culturale imperialista e nazionalista. Parliamo di due capitalismi molto forti, con industrie strategiche ben definite e la stessa ambizione: la potenza tecnologica come potenza militare, cristallizzata attorno all’Intelligenza artificiale.

Entrambi gli imperi dispongono di BigTech potentissime, le megacorporation ribelli dell’America e quelle disciplinate della Cina, al punto che non è affatto sbagliato pensare che pure il trumpismo tenda a una forma domestica di autoritarismo tecnonazionalista, che sposa alcune logiche del modello cinese senza rivendicarle mai.

Il progressivo distacco degli Usa dall’Europa è sotto gli occhi di tutti, tanto che ormai viene da chiedersi se possiamo ancora considerare gli Stati Uniti facenti parte dell’Occidente o se non stiano diventando un corpo estraneo, con una cultura che esprime un fascismo di fondo che ha assai poco a che fare con la civiltà che nel corso dei secoli è sorta in Europa a partire dalla fusione fra Atene e Gerusalemme sublimata dal cristianesimo.

Basata fondamentalmente sulla libertà, quella libertà di coscienza e di pensiero che ha generato la democrazia, l’Europa di fronte alla disgregazione di una civiltà di cui è stata la linfa, sarà un’appendice o una voce dissidente?

Un modello certamente in crisi e che manifesta a volte inceppamenti e difficoltà nel far funzionare l’economia e la società. Ma siamo davvero disposti a rinunciarvi perché preferiamo che le cose materiali funzionino meglio?

Asma Mhalla, aggiunge nel suo libro: «Il post-Occidente cyberpunk è un mondo dove gli ingegneri hanno sostituito i pensatori, dove l’impero si rimette in salute a colpi di algoritmi, armi supersoniche e miniere di terre rare». È forse un caso che Vance abbia più volte dichiarato che «i professori sono il nostro nemico»?

L’odio per gli intellettuali, confusione fra partito e Stato, fascino per la tecnica e virilismo sono le caratteristiche che accomunano il fascismo del ‘900 con il tecnocapitalismo di oggi in versione americana. È possibile reagire? Innanzitutto prendendo coscienza di quanto sta avvenendo. L’autrice affonda i colpi ma vuole chiarire le chance di una ribellione: «Un nuovo potere si è delineato chiaramente. Dopo il legislativo, il giudiziario e il mediatico s’impone ormai un quinto potere: il potere cognitivo».

Per evitare che le nostre menti siano colonizzate dobbiamo opporvi la nostra libertà cognitiva, il nostro diritto a pensare da sé preservando l’integrità della nostra mente ed esercitando il nostro pensiero critico. Ad esempio informandoci su fonti serie e accreditate, il giornalismo va recuperato quale fondamento della democrazia, nonostante le operazioni di imbavagliamento da parte della politica. Poi c’è il ruolo essenziale della solidarietà, il Noi che ci deve muovere a dispetto di ogni isolamento con la partecipazione e la mobilitazione della società civile, che in Usa è scesa in piazza contro le azioni violente dell’Ice.

Che sia dunque l’amore per la libertà e per la cultura a costituire la lotta del secolo, il diritto di pensare e di esprimerci liberamente, che non dobbiamo mai dare per scontato. Leggere buoni libri serve ad evitare l’indottrinamento da una parte e l’ignoranza che porta all’indifferenza dall’altra perché il vero pericolo non è nella moltiplicazione delle macchine, quanto nel numero crescente d’uomini abituati a non desiderare altro di ciò che le macchine possono dare.

E allora nutriamoci di bellezza, di arte, di libri affinché la nostra mente sia sempre affamata e ghiotta di verità e dubbi, curiamo e alimentiamo il nostro spirito critico, alleniamoci a pensare con una sana capacità di giudizio, osserviamo il mondo analizzando la realtà in modo autonomo e obiettivo per non diventare burattini nelle mani dei “potenti”.

Stefania Lastoria

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