Magliari atomici
Un tempo nelle fiere di paese bisognava stare attenti al “magliaro”. Così il Vocabolario Treccani definisce questa tipica figura, oggi apparentemente in via di estinzione: “il venditore ambulante che, specialmente negli anni del dopoguerra, proponeva l’acquisto di abiti o tessuti (ma poi anche di altre merci) presentandolo come un affare vantaggioso, spesso alludendo, anche falsamente, a una provenienza illecita della merce che ne avrebbe giustificato il basso prezzo e la pretesa alta qualità”.
Ma il magliaro era un professionista molto abile! Ti ubriacava di parole, faceva leva un po’ sulla tua avidità (chi non vorrebbe fare un affarone?) un po’ sulla tua empatia verso quel venditore, sfortunato e bisognoso di aiuto (il vittimismo funziona sempre!) un po’ sulla fretta (decidere subito, se no l’affare sfuma).
Ai magliari mi hanno fatto pensare le ultime uscite del nostro governo; ma si tratta di magliari più moderni, anzi, magliari atomici.
Quelli tradizionali ti intortavano con le loro chiacchiere dal vivo; questi invece fanno dei video, chiaramente girati da professionisti, con un’attenta regia dei gesti e delle parole, con immagini patinate ed accattivanti. Sembra che vogliano pubblicizzare profumi e bagnoschiuma, invece stanno parlando delle cose da cui dipende il nostro futuro. Come per i magliari, è fondamentale che non ci sia alcun contraddittorio: le domande sono un veleno mortale per gli affari dei magliari, come per quelli del governo.
Il prodotto di oggi è il nucleare, quello nuovo, sicuro ed economico: un vero affare, non lasciartelo scappare! Facciamo presto, prima che ci ripensi!
Ma perché tanta fretta? I reattori modulari (SMR: small modular reactor) sono ancora in fase prototipale, con commercializzazione prevista, nella migliore delle ipotesi, oltre il 2030. Alcuni li considerano più sicuri di quelli tradizionali, ma anche su questo non c’è accordo. Se ho ben capito, un singolo reattore di questo tipo espone a minor rischio di incidenti; ma ce ne vogliono di più (un SMR produce da un quinto a un terzo rispetto a quelli tradizionali) e quindi il rischio, a conti fatti, sarebbe più alto. Inoltre, se sono di più, è più difficile (e costoso) proteggerli da attacchi terroristici o da eventi bellici, cosa pur sempre necessaria. Il loro principale difetto è di produrre fino a trenta volte più scorie per kWh rispetto ai reattori tradizionali. E per noi è un problema, visto che ancora non riusciamo a sistemare le scorie dei decenni passati.
Ci sono, poi, i reattori cosiddetti di 4° generazione, ancora più sicuri ed efficienti. Purtroppo sono ancora in studio, non ancora realizzati.
Last but not least, c’è da considerare il problema economico. Secondo i dati istituzionali, il costo dell’elettricità da fonti rinnovabili è di 50/60 euro per MWh, mentre il costo di quella da nucleare sarebbe tra i 170 e i 183 per MWh, cioè almeno il 200% in più. Ma sembra che la maggioranza di governo non lo sappia. Il Sen. Zanettin, per fare un esempio, ospite in “Coffee break” dell’11 giugno, ha candidamente affermato che in Italia la bolletta elettrica costa di più perché non abbiamo il nucleare. Anche questo è tipico dei magliari: negare sempre l’evidenza.
In sintesi, dobbiamo far presto, subito, primm’e mo… perché così avremo tra non meno di 10 anni un’energia non priva di rischi, che ci costerà tre volte di più, ma non ci renderà indipendenti, perché il vento e il sole li abbiamo, l’uranio no.
Tipico della strategia del magliaro: non deve darti il tempo per riflettere.
Ma bisogna proprio esser contro il nucleare? E, quanto a me, non mi pento per aver votato non una, ma due volte contro il nucleare?
In realtà il problema è un po’ più complesso di un sì o no secchi al nucleare.
Ormai è acclarato che produrre energia da fonti fossili ha fatto molti più danni del nucleare: la stima è di 7.000.000 (sette milioni, avete letto bene) di morti premature ogni anno nel mondo per malattie cardiocircolatorie e polmonari, compreso il cancro, grazie alle polveri sottili. Per non parlare dei gas serra, che hanno prodotto un danno ambientale gravissimo, forse non più reversibile, in termini di aumento della temperatura e frequenza di eventi climatici estremi, come siccità, alluvioni, uragani. Questo perché le scorie dei combustibili fossili non si possono stoccare da nessuna parte: vanno liberamente in giro per tutto il pianeta. Inoltre anche il fossile ha avuto i suoi gravi incidenti: incendi e sversamenti che hanno più volte intossicato i mari e l’atmosfera.
Sembra assurdo, ma purtroppo è così: i combustibili fossili sono molto più dannosi del nucleare. L’ho già detto (Stampacritica, numero 08/2026), scusate se mi ripeto: il nucleare non può essere considerato un’alternativa valida alle rinnovabili; se mai al fossile, per ben noti motivi ambientali e di salute; forse anche economici, a conti fatti, in considerazione di quanto ci costa e ci costeranno inquinamento e crisi climatica.
Ma dare la colpa alla mancanza di centrali nucleari per il costo della bolletta è un tipico discorso da magliari: non è vero – ed è assolutamente provato che non è vero. I Paesi leader in Europa nella transizione energetica hanno bollette basse perché hanno più rinnovabili: Austria 90%, Svezia 88%, Danimarca 80%, Portogallo 65-87%, Spagna 55-60%, Germania 54-56%. La quota di nucleare, dove presente, farebbe aumentare il prezzo: è l’ampia quota di rinnovabile che lo tiene giù.
Ha riflettuto di più e meglio la Commissione Europea, che ha accettato uno sforamento del debito pubblico, ma solo per incentivare le energie rinnovabili, cioè per attuare quelle politiche energetiche che il nostro governo ha finora definito come velleitarie, costose, inutili, frutto della fanatica ideologia ambientalista della sinistra.
Spero che il sogno di affidarsi al “piano Mattei”, cioè differenziare le fonti restando comunque nell’ambito del fossile, possa svanire grazie alla spinta economica in favore della transizione “verde”, fornita dall’Europa.
Puntare sul nucleare, visti i tempi di realizzazione, vorrebbe dire, in realtà, puntare sul fossile. Ma l’ostinazione a restare abbarbicati alle fonti fossili è una forma di suicidio, che nessuno aveva chiesto a questa maggioranza di governo: vogliamo morire di più? ammalarci di più? rovinare l’ambiente in generale e i nostri preziosi territori agricoli in particolare? essere più poveri?
Grazie, no.
Per favore, andate a vendere la vostra merce farlocca in un’altra fiera, se ci riuscite.
Cesare Pirozzi

